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CORONAVIRUS. BALDIN (M5S): MARCIA INDIETRO DI ZAIA ACCOGLIE NOSTRA LINEA SU RISCHIO SANITARIO, NON LASCIAMO FILTRARE MESSAGGI ERRONEI

baldin crv 5 – ridotta

«Ieri avevamo chiesto di non spostare l’attenzione dall’emergenza sanitaria, di non lasciar filtrare il messaggio che il guaio è passato e di non mettere da parte il parere degli scienziati. Oggi, a quanto pare, Zaia ci ha ascoltato e ha innestato la marcia indietro». Così Erika Baldin, consigliera regionale veneta del Movimento 5 Stelle, sulla linea del presidente della Regione che, dopo aver chiesto di aprire di più, adesso invita alla prudenza: “Non pensate che sia finita. – ha detto Zaia – Il pericolo della reinfezione è reale, siamo sempre a rischio di nuovi focolai e non crediamo che il virus se ne sia andato”.

«I cittadini veneti lo prendono in parola, si fidano di lui – osserva Baldin – e infatti alcune manifestazioni di piazza sopra le righe sono la diretta conseguenza del messaggio erroneo che è trapelato, nonostante la proverbiale perizia di Zaia nella comunicazione. Un “quasi-liberi tutti” che mal si accompagna con i consigli tecnico-scientifici che ha sempre dichiarato di voler considerare, e con i troppi morti da Covid-19 che affollano i nostri obitori».

«Apprezziamo la sua presa di consapevolezza, ma perché non evitare prima certe uscite che mettono in confusione i veneti? Adesso – conclude la politica veneziana – si mantenga la linea della prudenza e si eviti il muro contro muro con il governo perché, per rimettere in piedi il nostro turismo, serve davvero l’aiuto di tutti. Lo ripetiamo: il Veneto non può permettersi un lockdown di ritorno. Oggi lo ha indirettamente riconosciuto anche Zaia».

Mercoledì 29 aprile 2020

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CORONAVIRUS. BALDIN (M5S): NON SPOSTIAMO ATTENZIONE DA EMERGENZA SANITARIA, VENETO NON PUÒ PERMETTERSI UN NUOVO LOCKDOWN

Coronavirus. Baldin (M5S): non spostiamo attenzione da emergenza sanitaria, Veneto non può permettersi un nuovo lockdown

«Non spostiamo l’attenzione dall’emergenza sanitaria. Lo chiedono i 64 morti di oggi, una cifra terribile che non vedevamo da tempo. Lo dichiarano gli scienziati, tra cui il professor Crisanti, che merita di essere ascoltato sempre, non solo a giorni alterni. Lo suggeriscono anche le cifre della Germania, con l’indice di contagio R0 che risale verso quota 1 dopo la loro riapertura. E se, con questo “quasi-liberi tutti” che vediamo nelle nostre strade, anche il Veneto corresse lo stesso rischio?». Lo dice, in una nota, Erika Baldin, consigliera regionale veneta del Movimento 5 Stelle

«Nel computo dei decessi odierni, ben 42 arrivano dalle case di riposo di Verona. È quella – osserva Baldin – la situazione che merita i riflettori, non la diatriba se corra più in avanti l’ordinanza di Zaia o il decreto di Conte. Il governo deve certamente migliorare l’efficacia dei suoi interventi, come è urgente e innegabile sul versante del turismo, ma alla Regione chiediamo coesione e unità di intenti. Si prepari la ripartenza in sicurezza, ma non lasciamo filtrare il messaggio che il guaio è passato. Il Veneto, con alcuni settori economici appesi a un filo e lo tsunami sanitario che ha subito, non può permettersi un lockdown di ritorno».

martedì 28 aprile 2020


Immagine tratta dai canali web della Cnn International

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CORONAVIRUS/VENEZIA. BALDIN (M5S): BRUGNARO NON DEVE FARE FOLKLORE, MA IL SINDACO

Coronavirus/Venezia. Baldin (M5S): Brugnaro non deve fare folklore, ma il sindaco

«Venezia e i suoi cittadini hanno bisogno di un sindaco che mantenga la calma e il sangue freddo, non che si cimenti sulla via del folklore e divenga una star dei social per un video in cui perde le staffe». Lo dice in una nota Erika Baldin, consigliera regionale veneta del Movimento 5 Stelle, che aggiunge: «La performance in dialetto in cui si inveisce contro la piroetta di ordinanze regionali ha diritto di farla il negoziante o l’artigiano con il bilancio in rosso, non il sindaco della città più bella e delicata del mondo».

«La nota più stonata però – ribadisce la consigliera M5S – è stata la domanda, buttata lì come al bar, se non sia tutto un bluff il Coronavirus, che bisognerà vedere alla fine la conta dei morti. Frasi non degne di un sindaco, che dovrebbe avere contezza della situazione drammatica di troppe case di riposo e dell’emergenza sanitaria che stiamo vivendo. Senza essere statistici, e senza ritornare con la memoria alla sfilata dei camion militari che hanno portato anche qui in Veneto le bare dei morti di Bergamo, lo invitiamo ad essere una guida efficiente per i cittadini veneziani, non il motivo di una risata condivisa in chat».

Domenica 26 aprile 2020


L’immagine che ritrae il sindaco Brugnaro è tratta dal video diffuso il 24 aprile 2020 sui canali social del Comune di Venezia

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CORONAVIRUS/CASE RIPOSO. BALDIN (M5S): BENE INCHIESTE, SITUAZIONE VENEZIANA PREOCCUPANTE, STRUTTURE DEVONO ESSERE PREPARATE A SECONDA ONDATA DEL CONTAGIO

Erika Baldin, consigliera regionale veneta del Movimento 5 Stelle

«Purtroppo in questi giorni abbiamo visto che quando il virus entra nelle case di riposo è una strage di anziani, infatti 4 morti su 10 in Veneto sono arrivate qui. È un dato abnorme e bene hanno fatto le procure venete a iniziare le indagini recuperando la documentazione». Così Erika Baldin, consigliera regionale veneta del Movimento 5 Stelle, che prosegue: «Anche in provincia di Venezia le case di riposo sono state l’anello debole del contagio, come dimostra il dato medio di ospiti positivi al Covid, il 9%, che nella Ulss 3 Veneziana è il più alto in tutta la regione. Alcuni casi eclatanti, come Mestre, Marghera, Mira, Fiesso e l’Ipab Casson di Chioggia, su cui mi sono già impegnata con diversi interventi nei giorni scorsi, sono allarmanti. Mentre fuori si parla di fase 2, là dentro si muore e la paura è ancora forte».

«Indispensabile che la Regione affronti di petto la situazione – ribadisce la consigliera M5S – con un impegno maggiore rispetto a quello che ha fatto finora, perché queste cifre lo impongono.».

«Bisogna capire – conclude la politica veneziana – che cosa non ha funzionato dove ci sono state queste stragi, e cosa è andato bene dove i contagi sono stati limitati. Bisogna creare precisi protocolli di azione che ogni struttura sia tenuta a seguire con rigore, e fare magazzino di dispositivi di protezione. Le nostre case di riposo devono essere messe nelle condizioni di poter sopravvivere alla seconda ondata del Coronavirus che, ci dicono gli scienziati, ci colpirà con certezza nei prossimi mesi. Perché i nostri anziani vanno protetti, non lasciati in preda a un virus che non dà loro scampo ».

sabato 18 aprile 2020

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EMERGENZA COVID. BALDIN (M5S): “QUALE FUTURO PER L’OSPEDALE DI DOLO?”

EMERGENZA COVID. BALDIN (M5S): “QUALE FUTURO PER L’OSPEDALE DI DOLO?”

Ospedale di Dolo diventato struttura Covid. Dopo l’emergenza verrà ripristinato?

Per fare fronte all’emergenza Covid l’Ospedale di Dolo è stato uno di quelli dedicati completamente al ricovero e cura degli infettati da Coronavirus.

Una scelta indispensabile e legittima, ma che ha comportato il trasferimento presso altre strutture di una serie di reparti perfettamente funzionanti e importanti per il territorio, come ostetricia e ginecologia, ortopedia, urologia e chirurgia.

A oggi non è stata data alcuna notizia certa in merito al ripristino della totale operatività a fine emergenza, tant’è che personale e dirigenza dell’Ospedale di Dolo hanno espresso pubblicamente il timore che in futuro la struttura possa rimanere esclusivamente a carattere ambulatoriale.

Si tratterebbe di una scelta preoccupante che lascerebbe scoperta dall’assistenza ospedaliera un’area vastamente popolata.

Ho presentato a questo proposito un’interrogazione affinchè la Regione dia notizie certe in tempi rapidi.

E’ vero che in questi giorni l’emergenza Covid monopolizza inevitabilmente la sanità e le sue strutture, ma è vero anche che incombe da tempo la minaccia di un depauperamento progressivo dell’assistenza medica diffusa.

Allego testo della mia interrogazione.

Erika Baldin, Consigliera regionale Movimento 5 Stelle Veneto

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INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA N.

“COVID HOSPITAL” DI DOLO: QUALE SARÀ LA SORTE DELLA STRUTTURA PASSATA L’EMERGENZA?

2presentata il 15 aprile 2020 dalla Consigliera Baldin

PREMESSO CHE:

– l’emergenza Covid-19, con continuo aumento anche nella nostra Regione dei casi di questa malattia virale altamente contagiosa e, nei casi più gravi, mortale, ha costretto il sistema sanitario regionale nelle scorse settimane a riorganizzare le strutture ospedaliere regionali al fine di destinare in ogni provincia parte delle stesse, tanto pubbliche quanto private accreditate, alla cura dei soli pazienti affetti da tale patologia, così come a riattivare strutture dismesse a tali fini;

– i “Centri Covid” che sono stati attivati in prima battuta sono i seguenti: l’ospedale di Dolo, Villa Salus e il nosocomio di Jesolo per la provincia di Venezia; un’ala dell’ospedale di Belluno per la relativa provincia; l’ospedale di Vittorio Veneto e il San Camillo per la provincia di Treviso; l’ospedale di Trecenta per quella di Rovigo; l’ospedale di Schiavonia per Padova (dove quello del capoluogo resta comunque di riferimento regionale); l’ospedale di Santorso per Vicenza; gli ospedali Borgo Roma in città e di Villafranca per Verona;

– quanto in particolare all’ospedale di Dolo, lo stesso è stato scelto per le seguenti caratteristiche: la presenza di un’importante area medica ben attrezzata, dei reparti di pneumologia, dialisi e della terapia intensiva, per un totale di circa 200 posti letto che in caso di necessità possono arrivare a 300;

CONSIDERATO CHE:

– la scelta di trasformare l’ospedale di Dolo in struttura dedicata al trattamento dei soli casi di Covid-19 ha comportato il dirottamento di tutte le normali attività programmate e in urgenza e dei relativi reparti, notoriamente riconosciuti come efficienti, verso gli ospedali di Mestre e di Mirano; la decisione ha coinvolto in particolare ostetricia, ginecologia, ortopedia, urologia e chirurgia;

– in un comunicato stampa diffuso in data 27 marzo 2020, l’Amministrazione comunale di Dolo esprimeva alcune perplessità circa le sorti dell’ospedale medesimo una volta superata l’emergenza, precisando quanto segue: “Non discutiamo la scelta della Regione Veneto di distinguere il nostro ospedale come polo COVID-19. Comprendiamo perfettamente, infatti, la necessità di individuare degli ospedali specialistici per ottimizzare gli sforzi, ma le prospettive future e la tensione attuale, ci preoccupano molto. (…) L’ospedale non è una ‘cittadella’ slegata dal contesto territoriale. Le tensioni che si vivono al suo interno, i dubbi per le scelte in atto e l’incertezza per il futuro diventano quelle di tutta la città e del territorio.”

– esiste infatti la preoccupazione, condivisa non solo tra i sindaci della Riviera del Brenta ma anche tra il personale sanitario, che l’ospedale di Dolo venga ridotto a mera struttura per visite ambulatoriali.

La sottoscritta Consigliera:

interroga la Giunta regionale

per sapere se, una volta superata la fase emergenziale, i reparti trasferiti verranno riattivati presso l’ospedale di Dolo o se lo stesso possa essere fatto oggetto di cambiamenti permanenti.

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EMERGENZA CORONAVIRUS – ORDINE DEL GIORNO DI PD, M5S, CPV E LEU: “NELLA VARIAZIONE DI BILANCIO SUBITO L’INDENNITÀ AGGIUNTIVA PER IL PERSONALE SANITARIO”

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“La Regione riconosca un’indennità aggiuntiva in favore del personale sanitario in prima linea contro l’emergenza coronavirus, a partire dalla prossima variazione di bilancio che approderà in Consiglio la prossima settimana”. A chiederlo, con un ordine del giorno illustrato oggi in conferenza stampa, tutte le forze di minoranza a Palazzo Ferro Fini (Partito Democratico, Movimento Cinque Stelle, Civica per il Veneto, Liberi e Uguali e Italia in Comune).

“La variazione è nata prima dell’emergenza, ma adesso il quadro è cambiato ed è quindi prioritario un intervento economico-finanziario sul fronte della sanità. Con l’ordine del giorno impegniamo la Giunta ad attribuire un’indennità aggiuntiva alle numerose persone, medici, infermieri, operatori sociosanitari, che in queste settimane stanno pagando un prezzo anche in termini di vite umane – afferma il capogruppo dem Stefano Fracasso intervenuto a nome dei colleghi Graziano Azzalin, Anna Maria Bigon Bruno Pigozzo, Claudio Sinigaglia, Andrea Zanoni e Francesca Zottis- Si tratta di misure già assunte da altre Regioni come Toscana, Emilia Romagna e Lazio. Fortunatamente in Veneto ci sono state difficoltà inferiori rispetto ad altre Regioni, vuol dire che negli ospedali e nelle strutture delle medicine territoriali c’è stato un grande sforzo. A maggior ragione è giusto dare un segnale”. Secondo le stime fatte dai gruppi di opposizione questa manovra dovrebbe valere circa 60 milioni.

“Sottoscriviamo l’Ordine del giorno – aggiunge Erika Baldin del Movimento Cinque Stelle – perché siamo convinti sia doveroso dare un riconoscimento concreto, non solo un’indennità di rischio a chi è in prima linea e ha un carico di lavoro così pesante e pressante, senza soste. Perciò auspichiamo che questa tutela aggiuntiva possa poi essere estesa a tutti i dipendenti delle case di riposo, che hanno contratti peggiori”.

Per Cristina Guarda e Orietta Salemi di Civica per il Veneto “è un’indennità dovuta ‘per causa di servizio’. Il 9 aprile Zaia ribadiva il suo essere d’accordo con questa proposta. Bene, allora si faccia in fretta. Il Veneto che rivendica la propria autonomia e vanta eccellenza della propria sanità non può arrivare ultimo. È un segnale importante di vicinanza anche per i rischi di tipo legale cui sono sottoposti. Sappiamo che sono già in atto operazioni speculative, ovvero azioni legali contro medici, tecnici e infermieri, approfittando del dolore delle famiglie”.

Infine Piero Ruzzante di LeU, intervenuto anche a nome della collega di IiC Patrizia Bartelle, ha sottolineato “l’importanza che il primo pensiero che ha aggregato tutte le forze di opposizione sia stato rivolto agli operatori più esposti, con un gesto concreto. È giusto sia indirizzato a loro, è un modo per ringraziare la sanità pubblica, rimessa al centro di molti ragionamenti e riflessioni. Abbiamo compreso quanto sia essenziale, dovremmo ricordarcelo 365 giorni l’anno”.

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CORONAVIRUS. BALDIN (M5S): ESPOSTO MEDICI, INTERROGAZIONE IN REGIONE SU MASCHERINE E TAMPONI

Coronavirus. Baldin (M5S): esposto medici, interrogazione in Regione su mascherine e tamponi

«Ho interrogato la Regione perché chiarisca, per quanto di sua competenza, le osservazioni contenute nell’esposto dei medici veneti. Dobbiamo sapere se, in questa guerra contro il Coronavirus, abbiamo mandato i nostri operatori sanitari in trincea con le armi adeguate oppure se, come e quando, le abbiano ritrovate spuntate.». Lo dice in una nota Erika Baldin, consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, che prosegue: «Dopo l’esposto dell’ ANAAO-ASSOMED ai Nas e l’intervento della FIMMG, ho ritenuto opportuno depositare un atto ufficiale in Regione, anche alla luce dei decessi del personale sanitario che stiamo piangendo in questi giorni».

«Sono rimasta molto colpita dalle 18 pagine dell’esposto dei medici – osserva la consigliera M5S – ne ho estrapolato alcuni punti su cui i cittadini veneti meritano assoluta chiarezza. Nello specifico ho toccato tre questioni. Ho chiesto quanti Dpi erano stoccati nei magazzini regionali quando è stata emessa l’allerta nazionale sul Coronavirus, visto che i protocolli contro le epidemie prescrivevano adeguate scorte e le mascherine con filtro (Dpi tipo FFP2 e FFP3) sono cruciali per la protezione di medici, infermieri e addetti.».

«La Regione – interroga Baldin – si è accontentata delle mascherine chirurgiche (quelle senza filtri che non proteggono l’operatore) quando le norme sono cambiate oppure, con che tempi e modalità, ha cercato comunque di procacciare i Dpi facciali filtranti? Inoltre mi ha colpito la discrasia, citata nell’esposto, tra la disposizione regionale che prescrive di effettuare il tampone ogni 2 giorni sugli operatori sanitari asintomatici e le differenti modalità di alcune aziende ospedaliere, come Padova e Verona, che li farebbero ogni 5 o 7 giorni. Far passare una settimana di lavoro a un medico in corsia senza controllarlo mi pare una scelta che dovrebbe essere coordinata dall’alto. È una questione di laboratori oberati, di reagenti mancanti o di cosa? Perché non c’è una regia unica sulla tempistica dei controlli al personale?».

10 aprile 2020

NB: ECCO TESTO INTERROGAZIONE DEPOSITATA

EMERGENZA CORONAVIRUS: LA REGIONE CHIARISCA ALCUNI PUNTI SULLA GESTIONE DEI DPI E SULLA SICUREZZA DEGLI OPERATORI SANITARI

presentata il 10 aprile 2020 dalla Consigliera Baldin

PREMESSO CHE:

– anche il Veneto, come il resto d’Italia e del mondo, è in questi mesi alle prese con gli effetti terribili dell’emergenza sanitaria globale legata alla pandemia da Coronavirus (COVID-19);

– i servizi sanitari sono in prima linea in questa battaglia. Medici, infermieri, OSS, e tutti gli operatori del settore sono particolarmente esposti al rischio del contagio, stante invece l’assoluta necessità di preservarne la salute e l’efficienza operativa per la cura delle migliaia di ammalati giornalieri;

– al momento in cui la scrivente deposita quest’interrogazione, i medici morti per Coronavirus in Italia ha già superato quota cento;

– in questi giorni, sulla delicata questione della sicurezza per gli operatori sanitari, sono stati di rilievo gli interventi delle sezione venete della FIMMG (Federazione italiana medici di medicina generale) e dell’ANAAO-ASSOMED (Associazione sindacale Medici Dirigenti);

– la FIMMG, sugli organi di informazione, ha evidenziato come “(…) le contaminazioni dei medici di medicina generale sono il risultato della scarsa attenzione che numerose aziende sanitarie, tra cui Venezia primeggia insieme a Vicenza e Verona, hanno dedicato ai medici di famiglia e di continuità assistenziale”;

– l’ANAAO-ASSOMED, in data di ieri, ha depositato ai Carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità di Padova un “Esposto – segnalazione in merito ai rischi connessi alla pandemia da SARS- CoV-2 per il personale sanitario che opera presso le strutture sanitarie della Regione Veneto”.

CONSIDERATO CHE:

– nelle 18 pagine dell’esposto si trovano molti dati e puntualizzazioni sulle carenze nelle disposizioni delle aziende sanitarie e nelle dotazioni di Dpi (Dispositivi di protezione individuale) che avrebbero dovuto essere messi a disposizione degli operatori sanitari ;

– dopo averlo esaminato, ho estrapolato alcune questioni cui ritengo sia necessario e doveroso trovare, da parte dei vertici della Regione Veneto, adeguata risposta;

– nello specifico:

a) Stoccaggio e approvvigionamento dei dispositivi di protezione individuali adeguati alla categoria di rischio biologico del SARS-CoV-2 (Dpi tipo fFFP2 e FFP3).

Alla data del 30 gennaio 2020 (allerta nazionale sul Coronavirus con delibera del Consiglio dei Ministri, con cui è stato dichiarato lo stato di emergenza sul territorio nazionale per sei mesi) quali erano i numeri dei Dpi a disposizione per gli ospedali veneti, stoccati nei magazzini regionali?

Dopo tale data, come si è mossa la Regione per approvvigionarsi di tali dispositivi, anche in relazione alla Dgr n. 323 del 2007 (citata a pg 8 dell’esposto ANAAO-ASSOMED) sul controllo dell’influenza pandemica in ambito ospedaliero, dove si “sottolineava la necessità di garantire stoccaggio e approvvigionamento dei Dpi per medici e personale sanitario”?;

b) Mascherine chirurgiche, cambio di programma.

Dopo la delibera del Consiglio dei Ministri con cui è stato dichiarato lo stato di emergenza per Coronavirus del 30 gennaio 2020, il Ministero della Salute raccomandava, per gli operatori sanitari, di usare solo dispositivi facciali FFP2 e FFP3 (cosiddette mascherine con il filtro), per trattare casi conclamati o sospetti di Coronavirus.

Invece con il D.L n. 18 del 17 marzo 2020 (forse anche vista la drammatica penuria di mascherine sul mercato internazionale e la loro assenza su quello nazionale), si sarebbe sancita la possibilità, per le Aziende sanitarie, di fare ricorso alle semplici mascherine chirurgiche in luogo delle FFP2 e FFP3 anche per curare pazienti Covid.

Essendo ormai risaputo che le mascherine chirurgiche (quelle senza filtri) non proteggono l’operatore, come si è comportata la Regione su questo punto specifico, per salvaguardare la salute di medici, infermieri e addetti sanitari? Si è anch’essa adeguata al “gioco terminologico” (come lo chiama l’esposto) battendo la via delle mascherine in tessuto oppure ha cercato (e come) di garantire comunque le facciali filtranti, e in che misura?

c) Sorveglianza del personale sanitario (punto 3.3 dell’esposto).

A tale riguardo, visto il gran numero di operatori sanitari contagiati dal virus, la Regione il 10 marzo 2020 ha stabilito l’obbligo di effettuare, ogni due giorni, il tampone naso-faringeo di controllo sui medici e sul personale sanitario asintomatico.

Ci si domanda se, come riportato nell’esposto, risponda al vero il fatto che alcune aziende sanitarie venete siano andate in ordine sparso, come l’Azienda ospedaliera di Padova, che lo dispone ogni cinque giorni, oppure quella di Verona, che lo dispone ogni sette giorni.

Perché su simili decisioni, determinanti per la salute degli operatori e per l’organizzazione del lavoro, non c’è stata un’unica regia regionale?

La sottoscritta Consigliera:

interroga la Giunta regionale perché chiarisca, per quanto di sua competenza, i punti sopracitati in ordine alle osservazioni dei medici veneti. Dobbiamo sapere se, in questa guerra contro il Coronavirus, abbiamo mandato i nostri operatori sanitari in trincea con le armi adeguate oppure se, come e quando, le abbiano ritrovate spuntate.

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CORONAVIRUS. BALDIN (M5S): REGIONE, MASCHERINE GRATIS E CASE DI RIPOSO SONO LE BATTAGLIE DA VINCERE. PER IPAB SERVE UNA TASK FORCE CENTRALIZZATA.

Coronavirus. Baldin (M5S): Regione, mascherine gratis e case di riposo sono le battaglie da vincere. Per Ipab serve una task force centralizzata.

«Nella battaglia per vincere il Covid-19 ci sono dei bug da chiarire e sistemare, due su tutti: mascherine e case di riposo». Così Erika Baldin, consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, che prosegue: «Il Veneto ha reagito bene alla pandemia, soprattutto nella gestione dell’emergenza sanitaria. La risposta per ospedali e terapie intensive è stata tra le migliori, di questo è giusto dare atto alla Regione, ma lo sforzo va intensificato soprattutto su due fronti».

«Chiediamo anzitutto un intervento massiccio sulla partita delle mascherine, che devono essere gratis per tutti. La Regione deve entrare con più potenza di fuoco, per integrare e aiutare quei comuni che (vuoi per mancanza di associazioni per la consegna, vuoi per altri problemi) stanno arrancando e non le distribuiscono. Se i veneti devono arrivare alla fase 2 in sicurezza – osserva la politica veneziana – ogni famiglia deve avere accesso alle mascherine gratis, soprattutto se ha degli anziani da accudire».

Veniamo all’altro punto dolente: la diffusione del Covid-19 nelle case di riposo che, anche in Veneto, è andato fuori controllo, causando drammi inimmaginabili, morti e contagi tra ospiti e operatori.

«Anche qui la mancanza di mascherine e di monitoraggi attenti e precoci ha causato disastri. Chiediamo alla Regione – propone Baldin – di mettere in piedi una task force centralizzata che si occupi esclusivamente delle case di riposo, con professionisti specializzati che seguono solo questa partita, fin quando la situazione si stabilizzerà. Una struttura snella che accorci la catena di comando, che possa spostare velocemente dispositivi di protezione, presidi e personale sanitario dove serve, affiancando le varie Ulss competenti, mettendo in campo risorse ancora maggiori rispetto ad ora. Perché, a guardare i numeri usciti dai primi test, finora quelle messe in campo, sia come mezzi che come protocolli decisionali, non sono bastate».

9 aprile 2020

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Comunicati stampaSanità

CORONAVIRUS/VENEZIA. BALDIN (M5S): BENE RIAPERTURA TAVOLO ULSS 3 – SINDACATI, SU IPAB SERVE MASSIMA TRASPARENZA

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«La riapertura del tavolo di confronto tra Ulss 3 e sindacati è un ottimo segnale. Significa che c’è comunque spirito di collaborazione, che in questo momento è la cosa che serve di più». Così Erika Baldin, consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, sulla decisione di riprendere il confronto tra associazioni sindacali e l’Ulss 3 Serenissima, dopo la sospensione dei giorni scorsi.

«Sulla gestione dell’emergenza Covid-19 – afferma Baldin – anche per imparare dagli errori commessi e non farsi trovare impreparati in futuro, serve la massima trasparenza e va seguita con la massima attenzione la situazione degli istituti di ricovero per anziani. Strutture su cui grava un vero e proprio dramma fatto di contagi e morti, con possibili punti interrogativi sulle diverse gestioni della crisi e sulla catena decisionale. Auspico che il tavolo, su questo punto, resti aperto, sia costruttivo e fornisca le risposte che troppe famiglie aspettano».

8 aprile 2020


L’immagine è tratta dal sito web Udine Today, che ringraziamo

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CORONAVIRUS. BALDIN (M5S): CASA RIPOSO CHIOGGIA, EVITIAMO CHE DIVENGA UNA TRINCEA DEL CORONAVIRUS A VENEZIA

ipab chioggia

«A Chioggia la situazione non è affatto sotto controllo, come sostenevano Regione e Asl pochi giorni fa. La strada per garantire sicurezza e salute ai cittadini, in modo particolare agli ospiti e agli addetti dell’Ipab Casson, è ancora lunga. Per evitare che divenga una delle trincee di prima linea del coronavirus a Venezia serve un massiccio e rapido aiuto regionale, fatto di dispositivi e personale, non di parole». Così Erika Baldin, consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, sui controlli in corso alla casa di riposo che, se sarà confermato il 25% dei positivi ai primi tamponi, potrebbe portare il numero dei malati di Covid-19 nella struttura vicino a quota 50.

«Spiace dover ricordare – osserva la consigliera M5S – le prese di posizione di chi, al sorgere del primo focolaio di Valli, aveva incolpato la gente di non stare alle regole e derubricato la circostanza come ordinaria. Parole che fanno arrabbiare visto che qui, come purtroppo in troppe case di riposo venete e italiane, non possiamo tirare nessun sospiro di sollievo. Eravamo in ritardo in molte misure, dalle protezioni per gli operatori alla separazione degli ospiti per evitare facili contagi».

«Raccogliamo quindi l’allarme del sindaco Alessandro Ferro – conclude la politica di Chioggia – sperando che per stabilizzare la situazione al Casson basti la collaborazione degli enti coinvolti, della Regione e dei dirigenti sanitari che si è scelta. ».

6 aprile 2020


Immagine tratta da La Nuova Venezia, che ringraziamo

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