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Infrastrutture e trasporti

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Ponte sul Po a Occhiobello: formalizzata una Interrogazione per fare chiarezza sulla situazione dei lavori

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Il ponte sul Po a Santa Maria Maddalena di Occhiobello finisce sul tavolo della Giunta regionale: ho formalizzato, infatti, una Interrogazione per fare chiarezza sulla situazione legata ai lavori sul ponte.

Il 21 di maggio prenderanno il via lungo la SS16 i lavori di ristrutturazione del ponte sul Po che collega Santa Maria Maddalena di Occhiobello a Pontelagoscuro. Si tratta di un punto di comunicazione importantissimo fra Veneto ed Emilia Romagna, che necessita di urgente manutenzione e di interventi di risanamento strutturale: si dovrà procedere alla demolizione e al rifacimento totale della soletta, mentre lo stato dei travi di sostegno dell’infrastruttura costituisce a oggi un’incognita. I lavori, che pure sono indispensabili, destano notevole preoccupazione e ora tanto i cittadini quanto gli amministratori locali sono in ansia. Tutte le volte che il ponte è stato oggetto di manutenzioni straordinarie, i disagi che ne sono conseguiti sono stati fortissimi.

Il ponte è un passaggio obbligato per chi deve attraversare il grande fiume, una tratta percorsa ogni giorno da migliaia di pendolari. Per i tantissimi cittadini che tutti i giorni e si spostano per motivi di lavoro, di studio o altro utilizzando il ponte sul Po le difficoltà saranno pesantissime, con conseguenze su viabilità e salute e con importanti ripercussioni per il tessuto commerciale dovute alla prolungata presenza del maxicantiere. Il cronoprogramma proposto da Anas prevede tempi piuttosto rapidi e ritmi serrati di cantiere, ma i cantieri pubblici in Italia tendono ad accumulare notevoli ritardi, come ampiamente rilevato da uno studio di qualche anno fa condotto su dati del Ministero dell’Economia e del Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione Economica.

La nostra regione, pur non collocandosi agli ultimi posti nella classifica di ritardo nelle opere pubbliche riportata nel succitato studio nemmeno guadagna le prime posizioni. Basti pensare al Mose e alla Superstrada Pedemontana Veneta, e ai gravi disagi che ha causato il protrarsi sine die dei lavori di tali opere, a tutt’oggi ben lontane dall’essere ultimate. Per questo motivo voglio conoscere quali iniziative la Giunta regionale intenda intraprendere al fine di sorvegliare lo svolgimento dei lavori sul ponte e il rispetto del cronoprogramma per garantire il minor disagio possibile ai cittadini.

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Comunicati stampaInfrastrutture e trasporti

Silenzio assordante di Regione e Anas sulla Romea, la strada più pericolosa d’Italia

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Sono passati due anni dagli incontri fra il Comune di Chioggia, l’Anas e la Regione, ma nessuno si degna di dire alla città quale sarà il futuro della strada più pericolosa d’Italia.

La Romea da anni è al centro delle richieste,  sempre più pressanti, da parte dell’Amministrazione comunale di Chioggia. Io stessa porto avanti questa battaglia dal giorno in cui ho messo piede in consiglio regionale e da tre anni sento sempre le stesse frottole e le medesime promesse da chi dovrebbe aver già risolto la situazione da molto tempo.

Anas aveva promesso di fornire entro il settembre scorso uno studio sulle soluzioni presentate dal Comune e sulle altre ipotesi, compresa la variante dell’Arzerone. Invece al Municipio di Chioggia non sono arrivate più risposte o informazioni di alcun tipo. Non rispondono nemmeno più ai solleciti che partono puntualmente dal Comune. E la Regione non è certo da meno, dato che l’assessore De Berti non mette in pratica neppure una virgola di quanto annuncia tramite  social. Regione e Anas hanno abbandonato Chioggia e tutti sono stufi delle loro promesse ormai ci siamo solo noi a combattere a fianco dei cittadini per questa battaglia. Porteremo per l’ennesima volta questa vicenda in consiglio regionale, all’attenzione della giunta e pure a Roma. Non si può più andare avanti in questo modo.

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Comunicati stampaInfrastrutture e trasportiInquinamento

Il Consiglio regionale chiede tutti gli atti dell’autorità portuale e ogni relazione disponibile sulle analisi delle alternative per le Grandi Navi a Venezia

CROCIERE: COSTA RIPARTE DA ‘FASCINOSA’, NAVE TRANSITA LUNGO CANALE A VENEZIA

La Regione riconsideri il suo Sì al comitatone e tuteli davvero la Laguna. La mozione, presentata ancora nel novembre 2017, come è emerso nel dibattito in aula, è stata per alcuni aspetti superata dai provvedimenti governativi che sono seguiti a quella data che hanno modificato profondamente lo scenario. Per questo motivo ho accettato che venisse tolta dal dispositivo finale, in cui si impegna la Giunta, quella parte che aveva una sua logica al momento della stesura della mozione. Ciò non toglie che il Consiglio con un solo astenuto e ben 40 voti a favore abbia approvato la mia richiesta in cui si impegna la Giunta a rendere disponibili gli atti trasmessi dall’Autorità portuale sulle analisi delle alternative per la crocieristica di Venezia e le altre relazioni prese in esame nonché a tutti gli atti su cui si basò il documento finale del comitatone, al fine di assicurare la più ampia trasparenza e conoscibilità in merito alla scelta della Regione di votare favorevolmente quel documento.

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Comunicati stampaInfrastrutture e trasporti

Una mozione per salvare le tratte Chioggia-Rovigo e Verona-Rovigo

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La Regione non abbandoni i “forzati” delle tratte Chioggia-Rovigo e Verona-Rovigo. Lo chiede la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Erika Baldin, che ha messo nero su bianco le istanze di un gran numero di pendolari tramite una mozione protocollata in questi giorni.

Il provvedimento della consigliera parte dalle numerose e gravi magagne denotate dalle due tratte, gestite da Sistemi Territoriali. “Sono innumerevoli le segnalazioni dei pendolari – si rammarica l’esponente del Movimento 5 Stelle – che spesso si rivolgono agli organi di stampa per denunciare condizioni di viaggio improponibili, corse soppresse sistematicamente per mancanza di treni e per continui problemi meccanici, sostituite con corse via strada con autobus e neanche sempre”.
Nei giorni scorsi sono addirittura “saltati” tanto la corsa ferroviaria quanto il bus sostitutivo e i pendolari sono stati costretti a prendere la corsa successiva, che però ha come capolinea Adria.

“La stessa Sistemi Territoriali ammette che le automotrici sono datate e mal funzionanti – rivela Baldin – con elevate criticità sia nell’impianto elettrico che nella meccanica della trazione a motore e che non c’è la possibilità di una sostituzione immediata. I ripetuti guasti comportano poi un aggravio sulle attività di officina e di conseguenza sui tempi di intervento”.
Nella lista dei problemi entrano anche i tempi di percorrenza aumentati a dismisura dalle corse sostitutive, i collegamenti impossibili con Ferrara e Rovigo, coincidenze che saltano, informazioni assenti e carrozze insufficienti negli orari di punta. Per non parlare del riscaldamento, che spesso non va.

Considerato che la Regione ha già ammesso di voler ripensare al servizio e che, d’altra parte, l’assessore regionale ai trasporti ha più volte annunciato il potenziamento della tratta, Baldinricorda che la dismissione non farebbe che aumentare il già congestionato traffico privato veicolare, con aumento esponenziale delle emissioni inquinanti.
La consigliera ha quindi formalizzato una mozione che impegna la giunta a fare tutto il possibile per mantenere attive le tratte ferroviarie Chioggia – Rovigo e Verona – Rovigo, per rinnovare la flotta con treni nuovi ed evitare i ripetuti guasti che da anni perseguitano i pendolari, così da consentire agli utenti un servizio nel vero senso del termine e garantire la mobilità di centinaia di migliaia di persone che gravitano a ridosso dei centri attraversati dalla ferrovia, anche valutando di revocare la concessione a Sistemi territoriali prima della scadenza.

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Comunicati stampaInfrastrutture e trasportiInquinamentoTerritorio

Si subiscono i contratti-capestro, ma non si rispettano i patti con i cittadini!

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I 200 ettari di parchi urbani dell’accordo Moranzani sottoscritti con i cittadini rimangono un miraggio. Venti milioni di euro dell’accordo vengono stornati per opere portuali; oltre cinquanta milioni dalla legge speciale per Venezia sono utilizzati per compensare la mancata piena attivazione del project financing di Sifa (Mantovani/Veritas/Veneto Acque).

 

Leggiamo sulla stampa locale[1] di come, senza alcun preavviso e senza consultare tutte le parti interessate coinvolte, sia stato “congelato” (almeno!) fino al 2041 l’accordo di programma “Moranzani”, faticosamente costruito e concordato tra enti locali e cittadini sulla base di un modello partecipato strutturato in chiave Agenda 21 e quindi sottoscritto nel 2008.

 

L’accordo, partendo dall’esigenza di trovare una collocazione ai fanghi inquinati scavati nei canali industriali, aveva previsto diverse compensazioni per l’area locale (Marghera/Malcontenta/Fusina), consistenti in ben 200 ettari di parchi urbani, diverse opere di viabilità, lo spostamento di alcuni depositi petroliferi troppo vicini ai centri abitati (San Marco Petroli) e l’interramento degli elettrodotti di Terna. Le progettualità, con allegato un piano di investimenti di ben 800 milioni di euro ed un equilibrio finanziario garantito dagli introiti per i processamento dei fanghi, avevano anche accolto le indicazioni della cittadinanza che si era quindi espressa tramite un referendum per la convalida finale.

 

Ora, dopo ben otto anni passati senza che l’accordo fosse mai entrato in fase esecutiva, la Regione interviene con una serie di storni finanziari e di “atti aggiuntivi” all’accordo che di fatto lo bloccano, rimandando di quindici anni la sua (potenziale) attuazione. Nel frattempo, assistiamo allo spostamento di ben 56 milioni di euro dalla legge speciale di Venezia a vantaggio di una società mista pubblico/privata (Sifa: i soci sono Mantovani, Veritas, Veneto Acque)[2] ed allo storno di ingenti risorse (venti milioni di euro) verso attività che non hanno a che fare con gli obiettivi iniziali del piano (le banchine del nuovo terminal per container).

Il tutto, di fatto, rende potenzialmente inutili gli ingenti investimenti (sono stati spesi attualmente oltre 750 milioni) per la “messa in sicurezza” delle aree inquinate di Porto Marghera che dovrebbe impedire che la laguna continui a ricevere il dilavamento dei rifiuti tossici contenuti. Non essendo rimossi, i sedimenti inquinati presenti nei canali inquinati continueranno infatti ad essere erosi e poi dispersi in tutta la laguna di Venezia. I due interventi – 1) messa in sicurezza dei suoli inquinati tramite palancolatura e 2) asportazione dei fanghi inquinati dai canali – sono infatti complementari. Uno non ha senso senza l’altro.

 

Quali conclusioni trarre da tutto ciò?

 

La Giunta Regionale:

  1. non è in grado di far convergere le progettualità necessarie per il risanamento di Porto Marghera;
  2. di conseguenza ha perso gli obiettivi in chiave di rinascita e di riconversione industriale dell’area, con aspetti che vanno oltre i confini comunali per allargarsi a prospettive metropolitane e, per alcuni aspetti, regionali;
  3. preferisce perseguire obiettivi a breve termine legati alla portualità e di infrastrutturazione logistica;
  4. subisce i project financing “garantiti al 95%” maldestramente stipulati alcuni anni fa da una giunta non così dissimile da quella attuale in termini di maggioranza e stipulati con società che fanno capo comunque in parte alla Mantovani scaricando sui cittadini i costi di risoluzione dei contratti-capestro per decine e decine di milioni di euro;
  5. non rispetta alcuno degli impegni presi con la cittadinanza nell’ambito dell’accordo di programma del 2008 e connesso percorso di Agenda 21.

 

 

ERIKA BALDIN, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle

[1] Cfr. “Cancellati 200 ettari di parchi urbani”, di G. Favarato, su “La Nuova Venezia”, pag.27, http://m.nuovavenezia.gelocal.it/venezia/cronaca/2017/01/05/news/cancellati-200-ettari-di-parchi-urbani-1.14664790.

[2] Cfr. “Bonifiche e Moranzani al palo per coprire il ‘buco’ della Sifa”, di G. Favarato, su “La Nuova Venezia”, pag. 28, http://nuovavenezia.gelocal.it/venezia/cronaca/2016/12/20/news/bonifiche-e-moranzani-al-palo-per-coprire-il-buco-della-sifa-1.14601745.

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AttualitàComunicati stampaInfrastrutture e trasportiTerritorio

Cona, M5S: “Ne hanno trasferiti 100? Ce ne sono ancora 1100 di troppo” e punta il dito contro la coop Ecofficina e i privati che gestiscono i centri

Immigrazione

“Chi specula con i nostri soldi sull’immigrazione va raso al suolo”

Un centinaio di migranti ospitati nella struttura di Cona è stato trasferito oggi dal centro di accoglienza dopo la rivolta dei giorni scorsi e le tensioni esplose in seguito alla morte di una giovane ivoriana.

“Hanno trasferito 100 immigrati da Cona presso altre strutture? Ne mancano ancora 1100 da spostare – avverte la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Erika Baldin – Il centro di Cona dovrebbe accogliere 200 migranti ma ne ospita ospitava 1400 fino a ieri. Speriamo questo non sia solo un atto simbolico dopo le gravi vicende di queste ore”.

“La cooperativa Ecofficina, che gestisce il centro di Cona ha gravi responsabilità – le fa eco Jacopo Berti, capogruppo M5S in consiglio regionale veneto – gli operatori sono in pochi e sono costretti ad un lavoro immane per tentare di mantenere sotto controllo una situazione che vede 1400 persone provenienti da Paesi diversi, stipati in stanze con anche otto letti a castello”.

“La cooperativa che opera a Cona deve dare molte spiegazioni – continua Berti – si sta arricchendo, avendo aumentato di dieci volte il proprio fatturato in pochi anni. Prima coi rifiuti, ora con gli immigrati. I vertici sono indagati col sospetto che qualcuno abbia contraffatto carte ufficiali di un bando di accoglienza profughi. Ecofficina è accusata di sfruttare gli operatori ed è stata espulsa da Confcooperative secondo la quale, per essere una onlus, bada «un po’ poco al sociale è un po’ troppo al business»”.

Il Movimento 5 Stelle del Veneto intende andare a fondo sulla questione: “Andremo avanti per fare luce su questa cooperativa e in generale per contrastare il business dei migranti che crea disagi a tutti – annuncia Baldin – tranne che alle tasche dei privati che gestiscono le strutture”.

“Chi specula con i nostri soldi sull’immigrazione va raso al suolo – conclude Berti – chi non ha il diritto d’asilo va rimpatriato e vanno intensificati i controlli alle frontiere. O si agisce in maniera forte e rapida, oppure criminalità, immigrazione clandestina e malaffare continueranno a ringraziare”.

 

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AttualitàComunicati stampaInfrastrutture e trasportiTerritorio

Baldin sul caso di Cona

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Una giovane richiedente asilo di 25 anni della Costa d’Avorio è morta lunedì dopo un malore avvertito nell’ex base di Conetta, dov’era ospitata. I migranti del centro hanno dato vita ad una rivolta, con tanto di sequestro degli operatori per alcune ore.

La consigliera regionale del M5S Erika Baldin interviene: “Ero stata a visitare la base di Conetta nei primi giorni di apertura. La situazione da allora è gradualmente andata peggiorando. Il problema del centro è il sovraffollamento, era solo questione di tempo prima che accedesse una cosa del genere. Come M5S siamo sempre stati contrari ai grandi centri di accoglienza”.

“Mentre contesti piccoli sono più facilmente gestibili, i centri sovraffollati causano queste ed altre problematiche. Purtroppo la tendenza a sovraffollare i centri in tutta Italia deriva dal business che gira attorno alla gestione dei migranti. Il business dell’accoglienza: questo è il vero problema – accusa la consigliere – a Cona abbiamo assistito nei mesi scorsi a diverse risse e disordini da parte degli ospiti. È gravissimo il sequestro ad opera dei migranti di cui sono stati vittime gli operatori del centro, liberati alle due di notte dalle forze dell’ordine. In centri così sovraffollati tutto è sbagliato, il caos regna da una parte e dall’altra. La nostra condanna è totale”.

“Non possono trasformare il Veneto nel campo profughi d’Europa – le fa eco il capogruppo M5S in consiglio regionale, Jacopo Berti – stiamo assistendo a una situazione indecente e inaccettabile, che degenera ogni giorno. Questi centri sono solo un business per chi li gestisce, un lager per chi ci vive e una bomba a orologeria per chi è costretto a viverci accanto”.

“I centri come quello di Cona – continua l’esponente del M5S – ormai sono fuori controllo, fuori da ogni decoro e pure estranei a ogni legge. Un pericolo micidiale per chi ci vive, per chi ci lavora e per chi se li trova accanto a casa, e la pressione non può che aumentare”.

“Chi non ha i requisiti deve essere immediatamente rimpatriato – sottolinea Berti – questo è il momento di azioni forti e decise, non possiamo più aspettare un giorno di più”.

Ecco le proposte del Movimento in quattro punti, applicabili già da ora:

1) Chi ha diritto di asilo resta in Italia, tutti gli irregolari devono essere rimpatriati subito a partire da oggi.

2) Schengen deve essere rivisto: qualora si verifichi un attentato in Europa le istituzioni devono provvedere a sospenderlo immediatamente e ripristinare i controlli alle frontiere almeno finchè il livello di allerta non sia calato e tutti i sospetti catturati.

3) Creazione di una banca dati europea sui sospetti terroristi condivisa con tutti gli stati membri, utilizzando anche quelle attuali.

4) Revisione del Regolamento di Dublino

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Baldin patto per Venezia

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La consigliera regionale della provincia di Venezia Erika Baldin, da tempo impegnata sulla questione di Porto Marghera interviene sul Patto per Venezia firmato sabato 26 novembre dal Sindaco Brugnaro e dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Dopo un’attenta analisi delle carte, la Baldin non ha dubbi: “Renzi sta firmando patti a destra e sinistra, ma resteranno lettera morta. Sono solo marchette elettorali in vista del referendum”.

Di seguito un’analisi tecnica delle criticità del “patto”.

Baldin: “Con il Patto le parti si impegnano a mettere quasi mezzo miliardo di euro (457 milioni) a vantaggio di Venezia mirati al risanamento di Marghera e a una serie di interventi infrastrutturali, oltre che su cultura e turismo.

Il Patto segue in realtà diversi altri patti stipulati dal Presidente del Consiglio in altri territori, la cui somma è intorno ai »60« milardi di euro. Questo insinua diversi dubbi sull’effettiva realizzabilità degli interventi annunciati in termini di copertura economica.

A ciò si aggiunga il fatto che il “Patto”, uno strumento introdotto con la finanziaria 2015, non ha la forza vincolante di altri strumenti contrattuali utilizzati per le aree territoriali, come gli accordi di programma (pur regolarmente disattesi) che sono stati utilizzati a Venezia sin dallo storico Accordo di Programma del 1998.

Ma veniamo al Patto per Venezia.

Anche se positivo in buona parte dei suoi intenti »togliere qui (completare i marginamenti a marghera) «  il Patto per Venezia appare assolutamente poco solido dal punto di vista delle coperture. Ad esempio, in relazione ai 250 milioni x i marginamenti di Marghera, come confermato dal presidente della commissione parlamentare Bratti:

  • i 72 milioni del ministero dell’Ambiente citati dal Patto non ci sono in realtà nella finanziaria 2017;
  • non è chiaro da dove arrivino gli altri 178 milioni – nel Patto si fa un riferimento generico ai fondi dell’accordo del 1998 e del 2012;
  • la cifra per completare i marginamenti in realtà ormai è arrivata a quasi 300 milioni di euro (250 non bastano).

In definitiva, vi sono fondati dubbi che dietro al Patto per Venezia vi sia più un’azione di propaganda che un vero intento per affrontare i problemi dell’area.

Dopo tanti dubbi, ecco due certezze: se i tratti mancanti del marginamento non verranno completati, le sostanze tossiche contenute nei terreni contaminati continueranno a dilavare in laguna e nella falda sotterranea; in una situazione di inquinamento incontrollato, difficilmente si riusciranno ad attrarre investimenti nell’area per una riconversione industriale e nuovi progetti di sviluppo”, conclude la consigliera del M5S.

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Interrogazione scritta riguardante le infrastrutture di ricarica elettrica per i veicoli: un ritardo da colmare al più presto

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presentata il 15/11/2016 dalla Consigliera Baldin

 

Premesso che:

–           La legge 7 agosto 2012, n. 134 (Capo IV art. 17 septies), che emenda il D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, prescrive e dispone, al fine di garantire in tutto il territorio nazionale livelli minimi uniformi di accessibilità al servizio di ricarica dei veicoli, che entro il 1° giugno 2014 (comma 1-ter) i Comuni adeguino i loro regolamenti edilizi:

“… prevedendo, con decorrenza dalla medesima data, che ai fini del conseguimento del titolo abilitativo edilizio sia obbligatoriamente prevista, per gli edifici di nuova costruzione ad uso diverso da quello residenziale con superficie utile superiore a 500 mq e per i relativi interventi di ristrutturazione edilizia, l’installazione di infrastrutture elettriche per la ricarica dei veicoli idonee a permettere la connessione di una vettura da ciascuno spazio a parcheggio coperto o scoperto e da ciascun box auto, siano essi pertinenziali o meno, in conformità alle disposizioni edilizie di dettaglio fissate nel regolamento stesso.”;

–      La misura viene quantificata al 5% dei posti disponibili per le aree commerciali nel PNIRE (Piano Nazionale Infrastrutture Ricarica Elettrica):

Si evidenzia inoltre l’importanza di dotare la Grande Distribuzione Organizzata (GDO), Centri Commerciali e Cinema di infrastrutture di ricarica al fine di permette di rispettare le tempistiche e lo stile di vita degli utenti senza stravolgere le abitudini del conducente medio. […] Per tutte le autorimesse, parcheggi privati e parcheggi pubblici in generale si auspica la predisposizione di un numero adeguato (e coerente con la dimensione del parcheggio), di stalli da allestire con sistemi di ricarica. In caso di nuova costruzione tale predisposizione dovrà essere indicata in sede di progetto e garantire un                                                                                                                                                                      a percentuale dei posti dedicati ai veicoli elettrici pari almeno al 5% del numero complessivo dei posti messi a disposizione. L’infrastrutturazione delle aree urbane e metropolitane deve prevedere un congruo rapporto tra le infrastrutture residenziali e quelle accessibili al pubblico.”;

– La norma in questione, allo stesso articolo 17 septies, prevede anche la soluzione ai titoli abilitativi difformi con il comma 1-quater:

“Decorso inutilmente il termine di cui al comma 1-ter del presente articolo, le regioni applicano, in relazione ai titoli abilitativi edilizi difformi da quanto ivi previsto, i poteri inibitori e di annullamento stabiliti nelle rispettive leggi regionali o, in difetto di queste ultime, provvedono ai sensi dell’articolo 39 (legge 380/2001).”, che prescrive l’annullamento del permesso a costruire con tutte le conseguenze del caso (fino alla demolizione).

 

Considerato che:

– i percorsi di mobilità sostenibile non dovrebbero peraltro essere di interesse secondario per la Regione Veneto, stanti i livelli ormai fuori scala che ha raggiunto l’inquinamento da polveri sottili ed altri inquinanti, elemento che peraltro è alla base di una multa da un miliardo di euro comminata dalla Comunità Europea per il mancato rispetto dei livelli stabiliti;

– non è solo la legge che ce lo chiede. Le infrastrutture di ricarica elettrica per i veicoli risultano sempre più rilevanti per la nuova mobilità sostenibile, e stanno divenendo elementi discriminanti per quanto riguarda le località a vocazione turistica, che già da alcuni anni devono essere in grado di accogliere i nuovi turisti che si spostano con le auto elettriche e che quindi legano la possibilità di intraprendere un viaggio alla possibilità di trovare una ricarica nel territorio visitato. I comuni interessati, in ordine di presenze turistiche, sono: Venezia, Cavallino-Treporti, S. Michele al Tagliamento, Jesolo, Caorle, Lazise, Peschiera del Garda, Bardolino, Abano Terme, Verona, Padova, Chioggia, Rosolina, Cortina d’Ampezzo;

– dopo oltre due anni dal termine imposto (1 giugno 2014) tutti i comuni avrebbero dovuto modificare il proprio Regolamento Edilizio. In realtà, così non è. Da alcune prime rilevazioni a campione sembra che solo un’assoluta minoranza dei comuni abbia provveduto alla modifica prescritta. Ad esempio, in provincia di Venezia su 44 comuni ad oggi solo una parte di essi hanno provveduto ad adeguare il Regolamento edilizio. Citiamo, tra questi: Gruaro, Jesolo, Campagna Lupia, Portogruaro, Venezia, Mirano, Spinea (gli ultimi quattro in forma generica senza indicazione di parametri minimi);

– la mancanza di aggiornamento dei regolamenti e di controllo da parte dei comuni si riflette sull’inadempienza dei grandi operatori della GdO e di corrispondenti volumi di infrastrutture che avrebbero dovuto essere realizzate. Ancora più grave considerando che il Veneto ha una elevata densità di centri commerciali di grandi dimensioni e che queste organizzazioni spesso hanno interesse a rendere più attrattive le loro aree di sosta. Sono tanti i comuni che oggi, senza risorse proprie, potrebbero pertanto trarre vantaggio dall’applicazione della norma da parte delle attività private: nuovi supermercati, centri e parchi commerciali dotati di punti ricarica aumenterebbero l’attrattiva del comune per chi dispone di un proprio veicolo elettrico.

La sottoscritta consigliera

 

interroga la Giunta regionale

 

  • per sapere quanti e quali comuni:

 

  1. non hanno aggiornato il regolamento edilizio ai sensi della legge 134/2012;
  2. hanno aggiornato il regolamento edilizio ai sensi della legge 134/2012 e tra questi quanti e quali lo hanno aggiornato con un generico riferimento alla nuova normativa e quanti e quali invece lo hanno aggiornato con indicazione di criteri specifici e quantitativi;

 

– per sapere se la Regione abbia valutato di intervenire nei confronti dei comuni inadempienti o parzialmente inadempienti con una esplicita richiesta di aggiornare il regolamento edilizio e/o di attivare le richieste misure di controllo e in caso negativo per quali motivazioni;

 

– per sapere se la Regione abbia valutato di dar seguito a quanto previsto all’art.39 della legge 380/2001 nel caso di reiterata inadempienza dei soggetti tenuti alle installazioni sopraccitate.

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Romea, Baldin (M5S): “Non ci accontenteremo di qualche rotonda, vogliamo una messa in sicurezza definitiva”

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Il territorio non accetterà l’elemosina di qualche rotatoria e di progetti senza spessore: Chioggia e tutta l’area che grava sulla Romea vuole una vera alternativa. A ribadirlo è la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Erika Baldin, che punta l’obiettivo sulla situazione ormai insostenibile della strada statale.

“Ritengo sia doveroso che Anas e Ministero seguano le indicazioni provenienti dai territori coinvolti dalla Romea, in particolare da Chioggia a Mestre, passando per Codevigo, Campagna Lupia, Mira – tuona la Baldin – non accetteremo vie alternative, come quelle che sono state sottoposte al vaglio critico dei sindaci in via non ufficiale in questi giorni”.

La consigliera ha inoltre preso contatto con i comitati che si stanno muovendo sul territorio per chiedere una messa in sicurezza definitiva dell’importante arteria stradale.

“È arrivato il momento di fare finalmente il bene di tutti i cittadini e di mettere in sicurezza davvero la Romea – sottolinea la consigliera chioggiotta – non ci accontenteremo di qualche rotonda e di progetti stradali che a metà si riallacciano al tracciato esistente. Pretendiamo una vera alternativa, utile a deviare tutto il traffico pesante in altre strade, a bypassare i centri abitati e a liberare i cittadini dal rischio quotidiano”.

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