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RISTRUTTURAZIONE DELL’HOTEL BONVECCHIATI A VENEZIA, LA REGIONE APRA UN TAVOLO COME PER LA FELICE SOLUZIONE DELLA VERTENZA OCCUPAZIONALE AL BAUER

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Venezia, 31 luglio 2023 – Bonvecchiati come Bauer. Analoghi i tempi per la ristrutturazione dei due alberghi veneziani, ovvero circa due anni anche per l’hotel nei pressi di piazza San Marco; simile anche il rischio per la forza lavoro, cioè 120 dipendenti della struttura ricettiva passata di mano a Only You Hotels. Dati i presupposti, la capogruppo del MoVimento 5 Stelle al Consiglio regionale, Erika Baldin, auspica che anche la conclusione della vertenza sia sovrapponibile a quanto deliberato lo scorso gennaio riguardo il Bauer dall’accordo tra proprietà e sindacati, auspice la Regione: «Allora -sottolinea la consigliera- l’impegno dell’ente all’apertura di un tavolo di discussione portò all’accordo tra le parti per il licenziamento collettivo, subordinato alla riassunzione dell’intero personale che nel frattempo non avesse operato altre scelte. Una situazione che potrebbe verificarsi nell’immediato al Bonvecchiati, e per la quale chiedo venga seguìto il medesimo iter, ovvero l’apertura di un tavolo istituzionale».

Baldin intende formalizzare tale istanza attraverso la prossima presentazione di un atto ispettivo in Consiglio: «Interrogherò l’assessora al Lavoro -continua la coordinatrice metropolitana del M5S- affinché schieri la Giunta veneta dalla parte di chi rischia di perdere la propria occupazione. L’egida della Regione è importante perché ha già dimostrato di saper dare i propri frutti in un contesto assolutamente congruente, ovvero di uno storico hotel che per ristrutturare ha necessità di dover chiudere i battenti a lungo». Come per il caso risolto sette mesi fa, l’ipotesi relativa al Bonvecchiati potrebbe preludere a un biennio di cassa integrazione straordinaria, sostenuta anche dai sindacati che giovedì incontreranno i legali della proprietà: «Si tratta del periodo massimo consentito -conclude Erika Baldin- e all’80% verrebbe corrisposta a carico dello Stato, fino al reintegro del personale fissato al momento della riapertura. Dal momento che queste evenienze sono destinate a ripetersi, urge comunque creare le condizioni affinché la felice esperienza del Bauer sia il protocollo della soluzione a livello occupazionale per ciascuna di esse».

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POVERTÀ IN AUMENTO ANCHE A VENEZIA, ORA LA REGIONE POTENZI LE POLITICHE PER IL LAVORO

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Venezia, 31 luglio 2023 – «La Regione deve potenziare le politiche per il lavoro aumentando lo stanziamento per il sostegno all’occupazione. Ho presentato un emendamento da 1 milione e 250mila euro nell’ambito dell’assestamento al Bilancio regionale che verrà discusso domani in Consiglio». Così Erika Baldin, capogruppo del MoVimento 5 Stelle a Palazzo Ferro Fini.

«L’analisi della CGIL di Venezia sulle dichiarazioni dei redditi dei veneziani, pubblicata dai quotidiani odierni, restituisce un esito allarmante: nel Veneziano la povertà è in aumento, per l’effetto incrociato della diminuzione del reddito medio e dell’aumento esponenziale delle spese, dovuto principalmente all’inflazione ma anche agli aumenti delle spese sanitarie. Nello specifico, il reddito medio dei veneziani è calato di 107 euro, da 26435 a 26328 euro, ma le donne guadagnano in media 10mila euro in meno degli uomini: una differenza del 35.5%. C’è una questione di genere grande come una casa e anche in questo caso la Regione deve intervenire con politiche mirate a sostegno dell’occupazione femminile», aggiunge Baldin.

«Attenzione a pensare che la povertà riguardi soltanto il Mezzogiorno. In questo scenario, che vede un impoverimento diffuso perfino nelle aree più ricche del Paese, la scelta del governo di tagliare il Reddito di Cittadinanza è di una gravità inaudita e avrà ripercussioni anche in Veneto. Siamo di fronte a una decisione scellerata, dettata da ragioni ideologiche: per vendicarsi del MoVimento 5 Stelle il governo colpisce 160mila famiglie italiane. I veneti percettori del Reddito sono 31220, pari a 16964 nuclei familiari coinvolti: queste famiglie ora ricadranno sulla Regione e sugli enti locali. È un disastro sociale annunciato, rispetto al quale la Regione ha il dovere di intervenire in sede di bilancio», conclude Baldin.

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NIENTE FONDI AGGIUNTIVI DEL GOVERNO MELONI PER LO SBARRAMENTO AL CUNEO SALINO SUL BRENTA: LA PRESUNTA “FILIERA” DELLA DESTRA FA ACQUA (SALATA) DA TUTTE LE PARTI

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Chioggia, 14 luglio 2023 – E anche per quest’anno, dello sbarramento contro il cuneo salino alla foce del Brenta se ne parla l’anno prossimo. Da Roma, infatti, arriva la notizia che il Ministero per l’Agricoltura non dispone dei 9.5 milioni aggiuntivi ai già 20 programmati per l’opera pubblica: la causa, dicono dal Consorzio di bonifica Adige Euganeo, sta nei rincari delle materie prime a seguito della guerra in Ucraina. Una spiegazione della quale Erika Baldin, capogruppo del MoVimento 5 Stelle al Consiglio regionale, dà anche una lettura politica.

«Comprendo la crescita dei prezzi e l’improvviso aumento del fabbisogno -argomenta la consigliera- e faccio mie le preoccupazioni del Consorzio, il quale osserva come ai progetti esecutivi e addirittura già in cantiere fa spesso sèguito lo stop per la penuria di risorse. Ma è un dato di fatto, ormai, che dal governo Meloni a Chioggia non arrivano più risorse e che chi guida la città non sa far valere efficacemente nessuno dei presunti buoni uffici con i propri contatti romani».

Baldin fa riferimento al recente diniego dei fondi della Protezione Civile nazionale per far fronte ai disagi sofferti dalla popolazione e dalle imprese durante le mareggiate del novembre 2022: «Anche un mese fa, alla documentata richiesta della cittadinanza e allo stato di emergenza decretato dalla Regione, il governo Meloni ha risposto picche. Eppure le destre devono capire che le cose sono cambiate: dopo che per anni, quando stavano all’opposizione, hanno invocato le colpe degli esecutivi centrali avversi, ora non hanno più alibi e devono assumersi le proprie responsabilità per risolvere i problemi dei territori».

La coordinatrice metropolitana del M5S ricorda che «il governo Conte II, ad esempio, ha bloccato l’entrata in funzione del deposito di gpl in Val da Rio, prendendo a cuore gli interessi della città. Lor signori, al contrario, dimostrano di non saper aiutare l’agricoltura né difendere l’ambiente, agendo contro il cuneo salino nel Brenta. È sempre più chiaro come Chioggia per la destra non conta niente, a Venezia come a Roma. E presto, mi auguro, lo comprenderanno anche coloro che l’hanno votata».

La speranza è che almeno il progetto riguardante analogo intervento alla foce dell’Adige, finanziato con 22 milioni lo scorso maggio, riesca ad andare in porto: «Siamo di nuovo prossimi all’ennesima, drammatica siccità -conclude Erika Baldin- dovuta ai cambiamenti climatici e all’azione umana. Serve ripristinare il normale ciclo dell’acqua di fiume, ed evitare che venga invasa dal mare, mettendo a rischio le colture. Ma evidentemente la “filiera” invocata dall’amministrazione di centrodestra non funziona, anzi fa acqua da tutte le parti: solo che è acqua salata, e fa pure male».

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IL SALARIO MINIMO LEGALE COMPORTA BENEFICI PER 450MILA VENETI. MA LA LEGA DI ZAIA L’HA GIÀ BOCCIATO

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Veneto, 6 luglio 2023 – «Secondo la Cgil sarebbero 250-300 mila i veneti a beneficiare del salario minimo legale a nove euro l’ora. Le stime dell’Inps parlano addirittura di 450 mila veneti con retribuzioni inferiori a quella soglia minima, quasi mezzo milione di lavoratori che l’inflazione mette a rischio povertà. Sotto una certa cifra, il lavoro perde dignità: di fronte a questo, come fa il governo a voltarsi dall’altra parte?». Così Erika Baldin, capogruppo del MoVimento 5 Stelle in Consiglio regionale, che nell’assemblea legislativa di Palazzo Ferro Fini ha promosso una serie di atti a sostegno del salario minimo legale.

«Purtroppo anche la Regione a guida Zaia ha scelto di voltarsi dall’altra parte. Il novembre scorso il Consiglio regionale ha bocciato – con una massiccia astensione da parte dei consiglieri di maggioranza – la mia mozione n. 256 “La Regione promuova in ogni sede l’istituzione del salario minimo”, a sostegno della proposta di legge nazionale che il M5S ha presentato per la prima volta in Parlamento nel lontano 2013. Dieci anni sprecati dalla politica, che non ha saputo dare risposte al Paese: anche quando il MoVimento è stato al governo, in Parlamento non c’è mai stata una maggioranza favorevole ai lavoratori».

«Il Veneto avrebbe tutto l’interesse a sostenere il salario minimo legale. Dal punto di vista dei livelli retributivi, siamo lontani anni luce dalle altre regioni del Nord», commenta la consigliera regionale, citando lo studio della Fondazione Corazzin pubblicato a luglio dalla Cisl del Veneto. «Secondo quell’analisi, il Veneto è addirittura a metà classifica con una retribuzione media equivalente (il dato che si utilizza per confrontare regioni diverse) pari a 33.166 euro lordi annui, inferiore alla media nazionale di 33.790 e lontanissimo dalla Lombardia a 39.413 euro e Emilia Romagna a 35.43 euro», ricorda Baldin, e conclude: «Eppure la maggioranza di Zaia si è sempre opposta al salario minimo legale, che stando alle stime dell’INPS porterebbe nell’immediato un miglioramento delle condizioni retributive per circa 450 mila lavoratori veneti».

Erika Baldin (MoVimento 5 Stelle), consigliera regionale

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LAVORO MINORILE, VENETO PRIMA REGIONE PER INFORTUNI MORTALI

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Venezia, 12 giugno 2023 – «Il report sullo sfruttamento del lavoro minorile presentato oggi da Unicef Italia contiene dati allarmanti per la nostra regione, a partire dallo straziante primato nella classifica degli infortuni con esito mortale per i minorenni. Un dato che impone una riflessione profonda sul valore del lavoro e della sicurezza». Così Erika Baldin, capogruppo del MoVimento 5 Stelle in Consiglio regionale, in una nota a commento del rapporto statistico “Lavoro minorile in Italia: rischi, infortuni e sicurezza sui luoghi di lavoro”, elaborato sulla base di dati INAIL e INPS dal “Laboratorio di Sanità Pubblica per l’analisi dei bisogni di Salute della Comunità” dell’Università degli Studi di Salerno e presentato oggi da UNICEF Italia in occasione della Giornata Internazionale contro lo sfruttamento del lavoro minorile.

«Le dimensioni e la qualità del lavoro minorile nella nostra regione sono preoccupanti. Il Veneto rientra infatti tra le cinque regioni con il maggior numero di under 19 occupati, al secondo posto con 155.987 ragazzi dopo la Lombardia (240.252). Secondo il report di UNICEF, inoltre, nel quinquennio 2017-2021 in Veneto sono state 39.810 le denunce di infortunio dei lavoratori sotto i 19 anni, dato che vede la nostra regione al terzo posto dietro Lombardia (76.942) ed Emilia Romagna (40.000). Infine, il Veneto rappresenta la prima Regione per infortuni con esito mortale, che a livello nazionale sono stati 74 in cinque anni», sottolinea Baldin. «In un quadro nazionale che vede l’amento sia dei lavoratori minorenni, sia delle denunce di infortunio tra gli stessi, il Veneto si conferma ancora una volta un “caso” nazionale per la scarsa sicurezza sul lavoro: un problema che non riguarda soltanto gli adulti, ma anche i minorenni», aggiunge la consigliera.

«Mi batto da sempre per cambiare le cose, a partire da quella “cultura della sicurezza” che ancora stenta ad affermarsi nei luoghi di lavoro della nostra regione. Il Patto per la salute e la sicurezza sul lavoro, sottoscritto nel 2018 dalla Regione assieme alle parte sociali, mostra ancora tutti i suoi limiti: le assunzioni di nuovi tecnici della prevenzione per gli SPISAL veneti promesse dalla Regione non si sono ancora viste, mentre continua ad allungarsi la scia di sangue nei luoghi di lavoro», afferma Baldin. E conclude: «La dignità del lavoro sarà al centro della manifestazione nazionale del MoVimento 5 Stelle, il prossimo sabato 17 giugno a Roma, Basta Vite Precarie: un lavoro più stabile e di qualità è anche un lavoro più sicuro», conclude Baldin.

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UN MORTO SUL LAVORO OGNI TRE GIORNI: IN VENETO MANCANO CONTROLLI E PREVENZIONE

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Venezia, 5 maggio 2023 – «Lo scorso anno in Veneto 113 persone sono morte sul lavoro. Sono i numeri di una strage, la statistica agghiacciante del Veneto maglia nera per la sicurezza sul lavoro nonostante le promesse della Giunta Zaia contenute nel “Piano strategico per la sicurezza nei luoghi di lavoro”. In quel documento, sottoscritto nel 2018 e rinnovato lo scorso anno, la Regione si era impegnata a rimpinguare gli organici degli Spisal: le poche assunzioni effettuate, tuttavia, non sono nemmeno sufficienti a pareggiare il turnover». Così Erika Baldin, capogruppo del MoVimento 5 Stelle in Consiglio regionale, commentando i dati presentati giovedì a Venezia dalla direzione regionale Inail. «Il 28 aprile, in occasione della Giornata mondiale per la sicurezza sul lavoro, Cgil, Cisl e Uil del Veneto hanno ricordato che finora il Piano non ha raggiunto gli obiettivi prefissati, in particolare per quanto riguarda il potenziamento degli organismi di controllo», aggiunge Baldin.

«Gli Spisal continuano a soffrire gravi carenze di organico, nonostante le promesse della Regione contenute nel Piano, con criticità che riguardano in particolare i tecnici della prevenzione. Il personale in servizio al 30 novembre 2022 era pari a 261 unità, contro una richiesta ad assumere personale per 447 unità da parte delle Ulss venete. Ulss che avevano ottenuto l’autorizzazione ad assumere fino a 359 unità: a livello regionale, quindi, si registra una carenza di quasi duecento professionisti stando alle richieste delle Ulss, e comunque di un centinaio di unità rispetto all’organico previsto dalla Regione», prosegue la consigliera regionale, citando i dati dell’Area Sanità e Sociale della Regione Veneto ottenuti tramite un accesso agli atti.

«I dati Inail relativi al 2022 sono allarmanti in quanto fotografano l’impennata degli infortuni sul lavoro in Veneto, + 20,8% per un totale di 83.885 rispetto ai 69.427 dell’anno precedente. Tradotto: 230 infortuni al giorno, 365 giorni l’anno. La nostra regione è tra le poche in cui anche il numero dei morti è in aumento (+7,6%), rispetto al dato nazionale che vede un calo del -10,7%. Cosa aspetta la Regione a mantenere le promesse contenute nel Piano strategico e aumentare i controlli?», conclude Baldin.

Erika Baldin (MoVimento 5 Stelle), consigliera regionale

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NO ALLO SMANTELLAMENTO DEL REDDITO DI CITTADINANZA: IL TAGLIO DEL CUNEO FISCALE È ESIGUO E PROVVISORIO. CONTRO I VOUCHER SERVE UNA TASSAZIONE PROGRESSIVA

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Venezia, 3 maggio 2023 – Le recenti misure adottate dal governo Meloni in tema di lavoro e di sostegno al reddito non vanno giù al MoVimento 5 Stelle. La capogruppo al Consiglio regionale del Veneto, Erika Baldin, spara a zero contro la sostanziale eliminazione del reddito di cittadinanza e l’esiguità del taglio del cuneo fiscale: «Nessuno nega che fossero necessari alcuni correttivi -esordisce la consigliera- ma il reddito di cittadinanza è uno strumento che ha funzionato per dare dignità a coloro che avevano perduto il proprio impiego, spesso a causa di decisioni scellerate delle imprese che hanno preferito delocalizzare all’estero, dove i diritti di chi lavora sono aleatori e pagare un dipendente costa molto meno».

Baldin si chiede: «Cosa ne sarà ora degli oltre 22mila nuclei familiari veneti percettori del reddito di cittadinanza, che copriva i fabbisogni di quasi 44mila persone? Peraltro, l’ammontare medio è di soli 516 euro mensili, e osservando le cifre si vede come negli anni questo strumento coinvolgeva un numero sempre minore di destinatari, anzi diminuiti già prima dell’entrata in carico dell’attuale governo. Toglierlo del tutto, e sostituirlo con lo “strumento di attivazione” che eroga solo 350 euro a chi secondo la Meloni sarebbe in grado di lavorare, è un errore».

Nel mirino della coordinatrice metropolitana del M5S anche il taglio del cuneo fiscale, di 7 punti percentuali fino a 25mila euro e di 6 punti per chi percepisce una paga tra 25mila e 35mila euro: «Ha ragione la CGIL, in quanto la misura non è strutturale e quindi non sarà resa permanente, come invece richiesto da più parti. Ricevere 50 o 100 euro in più di stipendio per soli sei mesi non serve a niente, se l’aumento dell’inflazione li assorbe, se le bollette di luce e gas sono prossime ad aumentare di un ulteriore 10% (dati ARERA), se i mutui bancari crescono e decine di aziende vanno in crisi, con il rischio di nuovi licenziamenti e ricatti occupazionali soprattutto alle donne. Questa è la fotografia dell’Italia oggi».

La CGIL auspica una riforma che accentui la progressività fiscale: «Il governo invece -conclude Erika Baldin- risponde con la flat tax, che favorisce solo alcune imprese e non certo il lavoro dipendente. Con gli ultimi provvedimenti, lavoratrici e lavoratori diventano più ricattabili di prima, precari a vita, soggetti a mini contratti senza causali e al ritorno dei voucher, che disimpegnano il datore. Altri tempi da quando il MoVimento faceva approvare il decreto Dignità.

Poi a Roma si domandano come mai la meglio gioventù se ne fugge dal Veneto, in cerca di certezze e stabilità lavorativa». Secondo i dati forniti dal Rapporto Italiani nel Mondo, pubblicato dalla CEI lo scorso novembre, sono infatti quasi diecimila le giovani e i giovani laureati veneti che hanno deciso di migrare verso lidi più ospitali, e di costruire altrove la propria esperienza professionale e di vita.

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CRISI AZIENDALE DI GEODIS A VILLAMARZANA, BENE GLI AMMORTIZZATORI SOCIALI MA AMAZON VA PORTATA IN TUTTI I MODI AI TAVOLI DI CONFRONTO ISTITUZIONALE

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Venezia, 18 aprile 2023 – Ammortizzatori sociali e la responsabilizzazione dell’azienda Geodis al fine di reperire un altro cliente, oltre alla monocommittenza di Amazon. Sono gli esiti dell’incontro che lo scorso venerdì è avvenuto a Venezia tra la Regione del Veneto, le confederazioni sindacali e i vertici dell’azienda logistica polesana il cui ridimensionamento forzato sta mettendo a rischio 140 lavoratrici e lavoratori. Questa mattina, in Consiglio regionale, l’assessora al Lavoro Elena Donazzan ha riferito che il Ministero ha autorizzato gli ammortizzatori sociali richiesti con necessità e urgenza per i dipendenti. Nelle scorse ore inoltre ha avuto luogo un ulteriore incontro tra le parti, anche questo senza che fossero presenti i monocommittenti di Amazon, la multinazionale delle consegne che continua pervicacemente a disertare i tavoli istituzionali convocati per la soluzione della crisi.

«Un atteggiamento preoccupante -rileva la capogruppo del MoVimento 5 Stelle, Erika Baldin- che Regione e governo devono risolvere, obbligando il colosso delle spedizioni a scendere a patti con gli enti, senza pensarsi alieno alle regole». Lo scorso 16 marzo la consigliera aveva presentato un’interrogazione a risposta scritta rivolta alla Giunta veneta, attraverso la quale chiedeva di impegnarsi affinché venissero salvaguardati i posti di lavoro nello stabilimento di Villamarzana: «Le buone notizie odierne -commenta Baldin- non cancellano la forte preoccupazione per il futuro del personale. Oggi si tratta di loro, domani potrebbero essere centinaia nelle altri filiali e succursali che lavorano con Amazon». L’esponente del M5S ribadisce che le decisioni aziendali non possono essere subite dalle maestranze: «Occorre dismettere la logica dei subappalti nelle risorse umane -conclude Erika Baldin- e scongiurare definitivamente la chiusura del sito produttivo polesano».

Erika Baldin (MoVimento 5 Stelle), consigliera regionale

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INCIDENTE MORTALE SUL LAVORO IN PROVINCIA DI VENEZIA: LO SPISAL DEVE CONTROLLARE PRIMA, NON ARRIVARE DOPO. MA LA REGIONE NON NE STA POTENZIANDO IL PERSONALE

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Venezia, 13 aprile 2023 – Ancora un incidente mortale sul lavoro nel Veneziano, ancora una vita spezzata. La tragica fine di Arben Salliu, operaio albanese di 57 anni che ha perso la vita in uno stabilimento di Cona, non lascia indifferente Erika Baldin, capogruppo del MoVimento 5 Stelle al Consiglio regionale: «Assieme alla naturale solidarietà verso la famiglia di questo lavoratore -esordisce la consigliera- purtroppo non posso non ricordare che il Veneto è la terza regione per numero di vittime nei luoghi di lavoro durante i mesi di gennaio e febbraio, con nove decessi che aumentano del 29% rispetto ai dati dello stesso periodo nel 2022, rilevati dall’osservatorio Vega Engineering. Nell’area metropolitana di Venezia sono state 22 le scomparse di lavoratrici e lavoratori lungo lo scorso anno, e le denunce d’infortunio all’INAIL sono schizzate da oltre undicimila nel 2021 a oltre 15mila nel 2022, con un aumento del 34%».

Baldin si augura che le indagini in corso facciano piena luce e in tempi celeri: «Si parla di uno scoppio, o di un corto circuito, quale fonte dell’incidente. Ma lo SPISAL è intervenuto solo dopo i fatti: è evidente che la prevenzione è necessaria, ma la Regione del Veneto (pur essendosi impegnata a rafforzare gli organici) è ancora carente di almeno un centinaio di professionisti del settore». Un recente accesso agli atti da parte della coordinatrice metropolitana del M5S ha portato alla conoscenza delle cifre aggiornate al 30 novembre scorso: il personale in servizio allo SPISAL di Venezia è fermo a 41 unità, a fronte di un fabbisogno di 69 medici; quello autorizzato dalla Regione ammonta comunque a 55 professionisti.

È di ieri la denuncia, da parte della CISL veneta, che il Piano strategico per la sicurezza nei luoghi di lavoro -approvato dalla Giunta regionale nel febbraio 2022 e firmato tre mesi più tardi dalle confederazioni sindacali- non ha raggiunto gli obiettivi prefissati: «Il Piano -conclude Erika Baldin- prevede tavoli di settore per fissare standard di sicurezza in ogni impresa, che pure sono stati avviati. Ma evidentemente la carenza di personale addetto ai controlli preventivi, non successivi, si ripercuote nei comportamenti aziendali e, di conseguenza, purtroppo anche nel numero delle vittime».

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SFRUTTAMENTO DEI LAVORATORI A FINCANTIERI DI MARGHERA, SUBITO UN PROTOCOLLO REGIONALE CONTRO IL CAPORALATO

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Venezia, 29 marzo 2023 – «Il sistema di sfruttamento diffuso nella cantieristica navale veneziana, emerso grazie alle indagini della Guardia di Finanza e alle denunce della Fiom CGIL, necessita una risposta forte e immediata da parte delle istituzioni sollecitata anche dal sindacato: chiedo alla Regione di fare la sua parte e di estendere il protocollo contro il caporalato in agricoltura, sottoscritto nel 2019 con le parti sociali, anche agli altri settori». Così Erika Baldin, capogruppo del MoVimento 5 Stelle in Consiglio regionale, che già nell’estate 2022 aveva chiesto alla Regione di attivarsi in tal senso, con l’estensione del protocollo anti-caporalato.

«Avevo presentato un’interrogazione a risposta immediata, partendo dai dati dell’Osservatorio Placido Rizzotto che vedono il Veneto come la regione del Nord più colpita dal fenomeno del caporalato, siamo secondi in Italia soltanto alla Sicilia per numero di procedimenti giudiziari aperti», spiega Baldin. «C’è l’urgenza di rafforzare i controlli e la Regione può fare la sua parte, è passato un anno dalla mia proposta ma nulla è cambiato: del protocollo contro il caporalato non si vede traccia. Oggi la CGIL veneziana parla di un “vergognoso silenzio da parte delle istituzioni”, chiamando in causa Comune e Regione e ricordando di aver segnalato loro il caso dello sfruttamento a Porto Marghera anni fa senza ottenere alcun riscontro. Un silenzio gravissimo, che i lavoratori hanno pagato caro e che ora deve finire», conclude Baldin.

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