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IL GOVERNO NON STA FINANZIANDO LA Z.L.S. DI MARGHERA, CHIOGGIA E POLESINE. LO AVEVAMO PREVISTO, FINORA È SOLO PROPAGANDA. MA SI RISCHIA DI PERDERE IL TRENO

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Venezia, 26 gennaio 2023 – La Zona Logistica Semplificata, istituita per attrarre investimenti nell’area compresa tra Porto Marghera e il Polesine, è tuttora una scatola vuota. Se n’è accorto anche l’assessore regionale Roberto Marcato, che mercoledì ha bollato come «miope e incapace» il governo centrale di centrodestra, colpevole di non aver ancora approvato il decreto attuativo in grado di finanziare il progetto: «È accaduto esattamente ciò che avevamo previsto -commenta Erika Baldin, capogruppo del MoVimento 5 Stelle a palazzo Ferro Fini- quando, nella discussione della legge di stabilità regionale, assieme alla collega Cristina Guarda di Europa Verde avevamo presentato un emendamento che intendeva spostare al gennaio 2024 l’avvio della ZLS, dal momento che le risorse da parte del Governo non erano ancora state stanziate, e quindi tutto ciò che stava accadendo attorno a questa importante prospettiva era ed è solo propaganda».

Ma le imprese investitrici e le amministrazioni locali non possono più attendere oltre: «Si tratta -ricorda la consigliera- di un contesto da due miliardi e mezzo di euro, con circa 180mila nuovi posti di lavoro previsti, l’incremento del 40% per le esportazioni e dell’8.5% per il traffico portuale. Senza l’ultimo miglio, ovvero l’approvazione di un decreto statale che materialmente eroghi le risorse, tutto ciò resterà lettera morta». Dall’avvio operativo della ZLS verrebbero avvantaggiati soprattutto i porti di Venezia e Chioggia, grazie ad agevolazioni amministrative, semplificazioni burocratiche, condizioni creditizie favorevoli e l’istituzione di una zona franca.

«Per ora, però -prosegue Baldin- c’è solo la predisposizione di un sito informativo da parte della Regione del Veneto, con la mappatura delle aree coinvolte e l’ipotesi di uno sportello digitale anche in inglese, per complessivi 300mila euro a bilancio. Una comunicazione che rischia di essere del nulla». L’esponente del M5S attacca la “filiera” politica che da Venezia e Chioggia conduce alla Regione e quindi al governo nazionale: «Come il Veneto dimentica la sua area meridionale, così Roma -nonostante il profluvio di cariche al potere e di voti al centrodestra- “dimentica” di attribuire i fondi necessari a dare corpo e anima ai progetti inseriti nella ZLS. La lotta intestina tra i Fratelli di una sola parte d’Italia e la Lega, tra centralismo e autonomia differenziata, tutto fa tranne il bene delle cittadine e dei cittadini veneti».

Il trattamento diverso che l’esecutivo Meloni sta riservando alle ZES (Zone Economiche Speciali, già finanziate) e alla ZLS veneta si ripercuote anche nello sviluppo di Chioggia: «Se questo è il governo più sordo di sempre alle esigenze del territorio -conclude Erika Baldin- osservo che davanti alle esigenze di bandiera l’amministrazione comunale clodiense non protesta, non si attiva, non reagisce di fronte a ritardi esiziali. Nonostante la possibile perdita di investimenti preventivati da chi a ragione potrebbe scegliere ubicazioni differenti».

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ULSS 3, INSPIEGABILI I LICENZIAMENTI DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI PRECARI. CHIEDO SE NE PARLI IN V COMMISSIONE

Venezia, 20 gennaio 2023 – Il licenziamento delle lavoratrici e dei lavoratori precari, assunti dall’ULSS 3 Serenissima durante il periodo più caldo dell’emergenza pandemica, è «la goccia che fa traboccare il vaso della sanità veneziana» secondo Erika Baldin. La capogruppo del MoVimento 5 Stelle al Consiglio regionale si schiera a fianco del sindacato Funzione Pubblica della CGIL, che ha lanciato l’allarme riguardo le ultime sortite nel rapporto con il personale: «Assistiamo a una fuga di medici verso il settore privato come mai prima d’ora -spiega la consigliera- con dimissioni a raffica dovute anche a carichi di lavoro insostenibili per le mancate assunzioni (perfino di turn over) e il blocco delle ferie. Di fronte a queste necessità, l’atteggiamento dell’ULSS non valorizza la professionalità di chi ancora crede nella sanità pubblica, favorendo invece la privatizzazione strisciante».

Due gli indicatori che Baldin porta a suggello della propria tesi: «Nel Veneziano è sempre più evidente il ricorso al personale di cooperative esterne, che comporta notevoli esborsi di denaro, anziché scorrere le graduatorie disponibili. E il ritirarsi della mano pubblica lascia spazio al proliferare di strutture private come quella in via di costituzione a Mestre, a pochi passi dall’ospedale all’Angelo, dove troveranno impiego molti medici, infermieri, operatori e operatrici sociosanitarie in uscita dai ruoli dell’ULSS 3».

Ora l’inaccettabile accantonamento di precarie e precari, che pure avrebbero potuto essere confermati nel loro prezioso servizio: «Ci vengono quotidianamente segnalate -continua l’esponente del M5S- comunicazioni deficitarie con le USCA nei fine settimana, in quanto operatori e operatrici sono oberati di lavoro. Senza contare le incalzanti aggressioni da parte di chi dà al personale la colpa dei disservizi, quando invece manca clamorosamente la programmazione sanitaria in capo alla Regione del Veneto e messa in pratica dall’ULSS metropolitana». Erika Baldin conferma la propria vicinanza a chi ha perso il posto di lavoro per scelte politiche e amministrative, e annuncia di formulare una richiesta ufficiale affinché l’argomento possa essere discusso in una delle prossime sedute della V Commissione consiliare permanente, quella che tratta appunto i temi della sanità e delle politiche sociali.

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CRISI AZIENDALI NEL MIRANESE, LA REGIONE SIA PARTE ATTIVA PER SALVARE I POSTI DI LAVORO. DEPOSITATA INTERROGAZIONE PER SPEEDLINE

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Venezia, 19 gennaio 2023 – Non accennano a venir meno le crisi aziendali che stanno coinvolgendo il territorio metropolitano di Venezia. Nonostante la felice soluzione della vertenza Bauer nel capoluogo, in terraferma -e soprattutto nella zona del Miranese- sono molte le situazioni da tenere sotto osservazione: dal call center Koiné di Martellago, dove il personale chiede l’applicazione del contratto di secondo livello, all’AkzoNobel di Scorzé che intende trasferire la produzione in Svezia dal prossimo mese di giugno, lasciando a casa 65 dipendenti.

Ed è sempre attuale la questione che riguarda la Speedline di Santa Maria di Sala, che la proprietà -la società svizzera Ronal- ha previsto di chiudere entro l’anno: «Anche se il prossimo 1° febbraio è previsto un vertice al Ministero delle Imprese e del Made in Italy -argomenta Erika Baldin, capogruppo del MoVimento 5 Stelle al Consiglio regionale- e se all’orizzonte compaiono alcune manifestazioni d’interesse al subentro, il futuro di circa 600 lavoratrici e lavoratori (senza considerare l’indotto) non può essere aleatorio e incerto».

Al “vertice” di mercoledì, assieme alle sigle sindacali FIOM CGIL e FIM CISL -preoccupate che l’eventuale avvicendamento avvenga entro la primavera- e ai consulenti della Ronal incaricati di intercettare i possibili compratori, ha partecipato anche l’unità di crisi della Regione del Veneto: «L’impegno dell’ente non può venire meno -prosegue la consigliera- come avevo già dichiarato, sottoscrivendo tre ordini del giorno in calce all’ultimo bilancio regionale. Grazie all’attività dello stabilimento di Tabina e al know-how di tutte le maestranze, Speedline è un marchio d’avanguardia utilizzato a tutti i livelli anche per le competizioni, e contribuisce a portare alto il nome del Veneto nel mondo».

L’esponente del M5S ha pertanto depositato un’interrogazione a risposta scritta, atta a conoscere quali passaggi istituzionali la Giunta veneta abbia concretizzato e intenda praticare di qui in avanti: «Chiedo all’esecutivo regionale -conclude Erika Baldin- di continuare ad essere parte attiva nell’accelerazione dell’uscita dalle crisi aziendali, e specificamente della Speedline, garantendo il mantenimento dei posti di lavoro e la sicurezza di oltre seicento famiglie. Non possono essere le lavoratrici e i lavoratori a pagare gli effetti dei processi di delocalizzazione o ristrutturazione».

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PROLUNGARE IL CONTRATTO AI PRECARI DELLA PREFETTURA DI VENEZIA: LA REGIONE SI ATTIVI CON IL GOVERNO

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Venezia, 11 gennaio 2023 – Dopo la positiva conclusione della vertenza sindacale che ha riguardato le maestranze dell’hotel Bauer di Venezia, l’attenzione della capogruppo del MoVimento 5 Stelle al Consiglio regionale, Erika Baldin, si sposta verso le altre situazioni occupazionali ancora aperte nel territorio metropolitano. «Oltre al caso della Koiné di Martellago -spiega la consigliera- penso a quelle impiegate e impiegati in forza alla Prefettura di Venezia, che non si sono visti rinnovare il contratto di somministrazione scaduto lo scorso 31 dicembre. Tale circostanza ha di fatto fermato le operazioni di ricongiungimento familiare e di regolarizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori migranti (alle quali erano stati chiamati a sovrintendere), creando problemi anche alle imprese».

Il prossimo venerdì mattina, davanti la Prefettura, è previsto un presidio dei sindacati confederali allo scopo di chiedere l’apertura di un nuovo tavolo contrattuale: «Le prospettive -aggiunge Baldin- non sono chiare nemmeno per coloro che erano stati assegnati alle Questure e alle Commissioni Territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale. Sono i segnali della politica che il governo e la maggioranza di destra hanno in mente di praticare non solo riguardo le migrazioni, ma anche nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori più ricattabili, abusando della precarietà e dell’esternalizzazione dei servizi al massimo ribasso. Ora queste persone sono disoccupate: tutto ciò deve finire».

L’esponente del M5S è ben consapevole che la soluzione della vertenza passa attraverso il Ministero dell’Interno e non direttamente dalla Regione del Veneto, ma rivolge comunque un appello alla Giunta di palazzo Balbi affinché si faccia interprete con l’esecutivo nazionale della necessità di un intervento immediato, a vantaggio di chi ha continuato ad operare con diligenza in una situazione difficile: «Chiedo al presidente Zaia e ai suoi assessori di mettere in campo la propria moral suasion “di filiera” anche per risolvere i gravi ritardi che la popolazione sta riscontrando nelle procedure per ottenere un nuovo passaporto.

Al proposito, lo scorso 22 dicembre -conclude Erika Baldin- ho presentato un’interrogazione a risposta immediata, proprio per segnalare i tempi biblici che attendono chi deve viaggiare in Paesi extra-UE, come la Gran Bretagna del dopo Brexit. La carenza di personale, le assurde restrizioni all’accesso ancora vigenti e i ritardi dello scorso biennio non possono ripercuotersi nella cittadinanza: le norme anzi fissano in trenta giorni il tempo massimo di risposta della pubblica amministrazione, a pena di richieste di risarcimento. La Giunta veneta pertanto si attivi con gli enti e le autorità preposte, al fine di ridurre i tempi di attesa e valutare soluzioni alternative come gli uffici Anagrafe dei Comuni, opportunamente potenziati nell’organico».

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SODDISFAZIONE PER L’ACCORDO SINDACALE ALL’HOTEL BAUER DI VENEZIA. ORA RISOLVERE LE ALTRE CRISI, COME ALLA KOINÉ DI MARTELLAGO

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Venezia, 10 gennaio 2023 – La capogruppo del MoVimento 5 Stelle al Consiglio regionale, Erika Baldin, esprime soddisfazione per il positivo sviluppo della vertenza Bauer. Lo storico albergo veneziano, in fase di ristrutturazione e destinato a riaprire solo nel 2025, si è impegnato con i sindacati alla riassunzione dell’intero personale (circa 200 lavoratrici e lavoratori, 90 dei quali a tempo indeterminato), salvo coloro che avranno scelto altre strade: l’accordo è stato firmato ieri, e sarà esplicitato nei dettagli il prossimo 17 gennaio.

«Fin dall’inizio -ricorda la consigliera- sono stata al fianco delle maestranze e dei loro rappresentanti al tavolo delle trattative, attraverso un’interrogazione alla Giunta regionale e un ordine del giorno che ho presentato in sede di bilancio, purtroppo bocciato dalla maggioranza». Il licenziamento collettivo prelude a un periodo di cassa integrazione pari a 24 mesi -il massimo consentito- che all’80% sarà a carico dello Stato: le lavoratrici e i lavoratori percepiranno 1300 euro al mese, fino al reintegro quando la struttura riaprirà i battenti sotto l’insegna internazionale Rosewood.

«Ma non bisogna abbassare la guardia -continua Baldin- dal momento che le crisi aziendali in corso sono molte. Ad esempio quella per l’applicazione del secondo livello contrattuale alla Koiné di Martellago, che vede le operatrici e gli operatori del call center in lotta per rivendicare i dovuti aumenti salariali».

L’esponente del M5S ha anche indirizzato un proprio intervento al congresso metropolitano della CGIL, in corso al Laguna Palace di Mestre: «Fiera di aver ricevuto l’invito, in questi anni le battaglie per la difesa dei posti di lavoro e per l’applicazione dei contratti ci hanno visti dalla stessa parte. In Consiglio ho portato ad esempio la voce delle persone infortunate nei luoghi di lavoro, per le quali continuo a chiedere alla giunta Zaia di aumentare le dotazioni degli SPISAL.

Queste vertenze -conclude Erika Baldin- sono la testimonianza di quanto sia necessario oggi di un sindacato radicato nella coscienza delle lavoratrici e dei lavoratori, che sia dinamico e vocato verso le giovani generazioni, in grado di intercettare le situazioni di margine nella giungla dei contratti e delle nuove forme d’impiego. Il fine è migliorare le condizioni di vita di chi sta peggio, supplendo al blocco dell’ascensore sociale che la politica e le istituzioni da troppo tempo danno per scontato».

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INCIDENTI SUL LAVORO, NUOVO RECORD NEGATIVO. E LA REGIONE CONTINUA A NON POTENZIARE GLI ORGANICI DEGLI SPISAL PER CONTROLLI E PREVENZIONE

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Venezia, 5 gennaio 2023 – I dati relativi agli incidenti mortali nei luoghi di lavoro, diffusi in questi giorni per l’anno 2022 e che vedono il Veneto e l’area metropolitana di Venezia ai primi posti nella triste graduatoria, indignano Erika Baldin. La capogruppo del MoVimento 5 Stelle al Consiglio regionale commenta così le cifre diffuse dall’osservatorio Vega Engineering in base ai report dell’INAIL: «Nel territorio veneto centoquattro lavoratrici e lavoratori non sono tornati a casa, sette in più dell’anno precedente. E nel Veneziano il differenziale supera di un terzo il già triste bilancio del 2021, con 21 vittime di cui 7 in itinere, che la rendono seconda dietro Verona in una classifica che nessuno vorrebbe stilare. Non è accettabile iniziare l’anno nuovo senza pensare a un maggior impegno, a tutti i livelli, per far sì che questa continua strage abbia a finire».

La consigliera chiama ancora in causa la Giunta regionale, responsabile di non dar corso agli accordi raggiunti con i sindacati e le imprese almeno cinque anni fa: «Continuo a denunciare il “caso Veneto”, ovvero una Regione che non potenzia gli organici dello SPISAL, chiamati a controllare preventivamente in ogni singola impresa il rispetto delle norme che tutelano la sicurezza del personale. In alcune ULSS le assunzioni nel settore non rimpiazzano i colleghi andati in pensione, mentre altrove (ad esempio in Toscana) la percentuale di ispettori dello SPISAL è molto più elevata, in rapporto al numero di imprese».

Questo nonostante lo scorso dicembre il Consiglio abbia approvato un emendamento della stessa Baldin al Documento di Economia e Finanza regionale, mirato a potenziare concretamente il sistema degli SPISAL, attraverso la dotazione di ulteriori fondi: «Non è comunque sufficiente -prosegue l’esponente del M5S- perché necessitano risorse al fine di bandire nuovi concorsi e redigere una graduatoria unica regionale. I controlli nelle aziende rimangono lo strumento più efficace, ma non esauriscono lo spettro delle iniziative possibili: i sindacati dei metalmeccanici ad esempio chiedono l’istituzione di un registro dei near miss, i cosiddetti “quasi infortuni”. Se tanto mi dà tanto, quanto bisognerà aspettare ancora?», conclude Erika Baldin.

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FONDO SOCIALE, OTTENUTI 140MILA EURO NELLA MANOVRA

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Venezia, 16 dicembre 2022 – La consigliera regionale Erika Baldin, capogruppo del MoVimento 5 Stelle a Palazzo Ferro Fini esprime «grande soddisfazione per i 140 mila euro di incremento al Fondo regionale per le politiche sociali, ottenuti per l’anno 2023 grazie alla battaglia emendativa portata avanti assieme alle altre forze politiche dell’opposizione». I fondi, spiega Baldin, «serviranno a finanziare in special modo attività e progetti in materia di disabilità, autismo, salute mentale e lotta contro il cancro».

«Bocciati, invece, le mie proposte contenute negli ordini del giorno presentati al bilancio di previsione», dichiara Baldin. «La maggioranza ha votato contro l’impegno a costituire una scuola di formazione permanente per la Polizia locale in Veneto, come quella che già opera in Lombardia, oppure ad aderire a un Centro interregionale di formazione, come quello che esiste tra Toscana, Emilia-Romagna e Liguria. Niente da fare anche per la mia richiesta, rivolta alla Giunta Zaia, di intervenire sugli strumenti finanziari derivati, i due “collar” sottoscritti con le banche nei primi anni Duemila dalla Regione che, secondo la Corte dei Conti, hanno generato “flussi differenziali negativi di notevole ammontare” causando esborsi milionari che gravano sul bilancio della regione: perché il Veneto non segue l’esempio di molti enti locali, che sono riusciti a liberarsi del macigno dei derivati registrando già alcune sentenze favorevoli?», chiede la consigliera regionale.

«La maggioranza ha detto “no” anche a due ordini del giorno legati al territorio che rappresento, bocciando la richiesta di potenziare i collegamenti infrastrutturali tra Chioggia e il resto della Regione, sia a livello ferroviario che stradale. Respinto, infine, l’impegno a favore dei 200 lavoratori dell’hotel Bauer di Venezia sottoposti a una procedura di licenziamento collettivo che rischia, tra l’altro, di stabilire un pericoloso precedente per procedure di licenziamento collettivo in caso di ristrutturazione di immobili: davvero inspiegabile che la maggioranza abbia voltato le spalle a questi lavoratori e alle loro famiglie», conclude Baldin.

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HOTEL BAUER A VENEZIA, 200 LAVORATRICI E LAVORATORI NON POSSONO TRASCORRERE IL NATALE NELL’INCERTEZZA: AMMORTIZZATORI SOCIALI SUBITO!

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Venezia, 14 dicembre 2022 – L’increscioso episodio del camion recante l’effigie di Mussolini, rimosso sempre troppo tardi durante le operazioni di sgombero dell’hotel Bauer a Venezia, rischia di far passare in secondo piano lo stallo nella situazione dei circa 200 lavoratrici e lavoratori (90 dei quali a tempo indeterminato) che rischiano il licenziamento collettivo dalla struttura, in pendenza della lunga ristrutturazione aziendale che porterà alla riapertura solo nel 2025.

Martedì l’incontro interlocutorio nel palazzo Grandi Stazioni della Regione Veneto, con le rappresentanze sindacali e datoriali, non ha fornito ancora alcuna certezza relativa al futuro delle maestranze: «Lo smantellamento dell’immobile continua -nota amareggiata Erika Baldin, capogruppo del MoVimento 5 Stelle al Consiglio regionale- ma di impiegati e operai nessuna traccia nella programmazione futura, come fossero invisibili. Sono diventati anch’essi “oggetti” da smaltire?».

La richiesta della CGIL, ovvero una cassa integrazione a carico dello Stato per l’80% e la riassunzione automatica in servizio quando l’hotel riaprirà i battenti, non è stata ancora accettata dalla società Signa che dirige l’albergo, la quale prima vuole verificare i conti, poi si atterrà comunque alle indicazioni del subentrante, il gruppo cinese Rosewood. «È inaccettabile -prosegue la consigliera regionale- che duecento persone vengano lasciate nel limbo, tra i sommersi e i salvati, solo perché un cartello o un fondo decide di poterne fare a meno. Si tratta di lavoratrici e lavoratori anche vicini all’età della pensione, per tutte e tutti la congiuntura dice che c’è difficoltà a trovare un reimpiego nel settore a Venezia, nonostante anni di professionalità dimostrata ad alti livelli».

Baldin è d’accordo con il sindacato quando afferma che «il licenziamento collettivo sarebbe un precedente pericoloso, perché aprirebbe le porte ad analoghe soluzioni quando ci si potrà trincerare dietro una ristrutturazione straordinaria», e torna a invocare l’adozione di un ammortizzatore sociale universale: «Sono intervenuta anche nell’aula del Consiglio regionale, attraverso un’interrogazione -conclude l’esponente del M5S- e preannuncio già un ordine del giorno al bilancio veneto, che è in fase di discussione. I dati del mese di ottobre, riguardo l’occupazione e i licenziamenti, sono tornati negativi, e penso che a quelle duecento persone bisogna dare risposte sicure affinché non trascorrano il Natale in una drammatica incertezza».

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SICUREZZA SUL LAVORO, IL VENETO È MAGLIA NERA. E ZAIA NON MANTIENE LE PROMESSE A PROPOSITO DEGLI SPISAL

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Venezia, 14 dicembre 2022 – «Rabbia e sconforto», è la reazione di Erika Baldin, capogruppo del MoVimento 5 Stelle in Consiglio regionale, alla notizia dell’ennesimo infortunio mortale sul lavoro in Veneto, oggi a Cessalto in provincia di Treviso. Baldin esprime «solidarietà e vicinanza alla famiglia e ai colleghi dell’operaio deceduto».

«Nel 2022 il Veneto è la seconda regione per numero di morti sul lavoro dopo la Lombardia, con 93 decessi nei primi dieci mesi dell’anno. Un dato in aumento, che segue il trend degli infortuni sul lavoro in crescita nella nostra regione del +27,5 percento: erano 56.131 a fine ottobre 2021, sono 71.567 nel 2022. Sono i numeri di una vera e propria emergenza, da anni denuncio il “caso Veneto” e chiedo a Zaia di mantenere gli impegni assunti con la firma del Patto regionale per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, sottoscritto da sindacati e imprese». Così la consigliera regionale, che richiama i dati resi noti il 30 novembre scorso dall’Osservatorio Sicurezza Vega Engineering di Mestre e attacca la Giunta Zaia che «con il Patto si era impegnata a potenziare gli organici SPISAL per aumentare controlli e prevenzione».

«Stiamo ancora aspettando che Zaia mantenga le promesse, sottoscritte prima nel 2018 e rinnovate quest’anno. In alcune Ulss le assunzioni non coprono nemmeno il turnover e rimaniamo lontani anni luce da regioni come la Toscana, dove la percentuale di ispettori SPISAL in rapporto al numero di imprese è molto più elevato. La settimana scorsa il Consiglio regionale ha approvato un mio emendamento al DEFR, inserendo nella programmazione regionale l’obiettivo del “concreto potenziamento dell’organico SPISAL anche per garantire l’applicazione del Patto regionale per la sicurezza nei luoghi di lavoro”», ricorda Baldin.

«Ma non basta, servono le risorse per bandire nuove procedure concorsuali e formare una graduatoria unica regionale per l’assunzione del personale destinato ai controlli nelle aziende, che restano lo strumento più efficace che può mettere in campo la Regione per aumentare la sicurezza nei luoghi di lavoro», dichiara la consigliera regionale, che ha presentato due emendamenti alla manovra di bilancio per aumentare gli stanziamenti a favore del sistema degli SPISAL. «Certo, le iniziative potrebbero essere molte altre: penso ad esempio al registro dei quasi incidenti chiesto dai sindacati dei metalmeccanici. Considerata l’emergenza, tuttavia, per aumentare la prevenzione è prioritario investire per maggiori controlli», conclude Baldin.

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L’AUSTERITY DI ZAIA IMPOVERISCE LE NUOVE GENERAZIONI

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Bilancio regionale. Baldin (M5S): «L’austerity di Zaia impoverisce le nuove generazioni»

Venezia, 6 dicembre 2022 – «Negli ultimi 12 anni Zaia ha regalato alla parte più ricca del Veneto quasi 4 miliardi di euro, privandosi dell’addizionale Irpef, col risultato che ci troviamo ancora una volta di fronte a un bilancio regionale nel segno dell’austerity. Le risorse da distribuire sono pochissime e a pagarne il prezzo saranno soprattutto le generazioni future». Così Erika Baldin, capogruppo del MoVimento 5 Stelle in Consiglio regionale, nel suo intervento in apertura della discussione sulla manovra di bilancio regionale che inizia oggi a Palazzo Ferro fini con la disamina degli emendamenti al DEFR, il Documento di Economia e Finanza Regionale.

«Che prospettiva offre il Veneto ai suoi figli? Siamo la regione del consumo di suolo record (525 mq per abitante, contro i 359 mq a livello nazionale), dove la popolazione esposta al rischio di alluvioni è aumentato dal 9,3% all’11,6% in 5 anni e dove la quota di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale negli ultimi anni è sotto la media nazionale e negli ultimi anni è addirittura diminuita (17,6% contro il 18,2% dell’Italia, -0,2% dal 2018)», dichiara Baldin.

«La spesa per la ricerca è pari all’1,4% sul Pil, peggio del dato nazionale dell’1,5%. E la Regione si è dimostrata incapace di garantire il diritto allo studio, con il disastro delle borse e i mancati investimenti per alloggi e servizi agli studenti. Risultato: i giovani cervelli fuggono. Nel 2019 il Veneto è la seconda regione per numero di espatri con 15 iscrizioni all’AIRE, con un boom del +13,3% su base annua pari a sei volte il dato nazionale (+2%). La precarietà è aumentata e dopo lo shock pandemico la forbice sociale si è allargata, con la povertà assoluta che schizza dal 3,5% del 2010 all’8,2% del 2020 nel Nord Italia», aggiunge la consigliera regionale.

«Dissesto idrogeologico, emergenza ambientale, fuga dei giovani, lavoro sempre più povero e precario. Sono campanelli d’allarme che non possiamo ignorare e richiedono un cambio di paradigma. Le proposte del MoVimento 5 Stelle sono contenute nei miei emendamenti, a partire da un chiarimento sull’autonomia: il Veneto dica chiaro e tondo che vengono prima i Lep, che il tema dei nove decimi del gettito non esiste più e che va portata avanti anche l’autonomia dei Comuni. Non ci arrendiamo all’idea di una Regione bloccata dall’austerity: un concetto fuori tempo massimo. Ora servono investimenti e Zaia in dodici anni di governo ha messo la Regione nella condizione di non poterli fare. Sarà anche vero che i pessimisti non fanno fortuna, ma anche chi non investe sulle giovani generazioni è destinato a non avere futuro!», conclude Baldin.

Erika Baldin (MoVimento 5 Stelle), consigliera regionale

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