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Sanità

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L’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ BOCCIA L’INCENERITORE ENI DI PORTO MARGHERA: ORA LA REGIONE BLOCCHI IL PROGETTO

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Venezia, 15 aprile 2024 – «Presenterò un’interrogazione alla Giunta regionale per chiedere quali azioni intenda intraprendere dopo il parere dell’Istituto Superiore di Sanità sul progetto dell’inceneritore per fanghi proposto da Eni Rewind a Malcontenta. Il documento dell’ISS contiene una serie di valutazioni preoccupanti sui possibili impatti per la salute pubblica, individua numerose criticità nella Valutazione di Impatto Sanitario (VIS) predisposta dal proponente, che secondo l’ISS “appare carente su numerosi aspetti rilevanti per la tutela della salute”, e suggerisce alla Regione di richiedere ulteriori approfondimenti». Così Erika Baldin, capogruppo del MoVimento 5 Stelle in Consiglio regionale, tra le prime a portare all’attenzione della Giunta regionale il progetto Eni Rewind di Porto Marghera con un’interrogazione presentata nel gennaio 2023.

«Avevo chiesto alla Regione di valutare attentamente i rischi per la popolazione e, in ultima istanza, di non autorizzare un progetto così impattante, che prevede l’incerimento di 190 mila tonnellate di fanghi di depurazione l’anno in un’area già pesantemente vessata sotto il profilo ambientale. Ora è l’ISS a scrivere nero su bianco, all’interno del parere, che “l’area di localizzazione dell’impianto presenta delle esistenti criticità in riferimento alla qualità ambientale, che non la rendono idonea a supportare ulteriori carichi inquinanti”, tanto che “si ritiene necessario garantire alle comunità locali che nuovi insediamenti non comportino un ulteriore peggioramento ambientale”: proprio ciò che chiedono fin dall’inizio i cittadini riunititi nel Coordinamento No Inceneritore Fusina, che si oppone al progetto di Eni a Malcontenta oltre che a quello di Veritas a Fusina», aggiunge Baldin.

«Ora la Regione non potrà ignorare il parere dell’ISS e, con la nuova interrogazione, chiedo che vengano svolti tutti gli approfondimenti suggeriti dall’istituto. In molti casi, si tratta di aspetti che erano già stati segnalati alla regione proprio dal comitato No Inceneritore: il parere dell’ISS è l’ennesima riconferma della qualità del lavoro di questi cittadini, che da anni si impegnano con serietà per la tutela della salute e dell’ambiente nel loro territorio», conclude Baldin.

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UN ALTRO INFORTUNIO MORTALE A MESTRE, ORA BASTA! LA REGIONE ATTUI IL PIANO PER LA SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO

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Venezia, 5 aprile 2024 – «La Regione del Veneto è inadempiente rispetto agli impegni promossi (e sottoscritti) dalla Regione stessa. Nel 2018, con il Piano regionale per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, Zaia aveva promesso l’assunzione di 60 tecnici della prevenzione negli Spisal delle Ulss venete. Invece sono passati sei anni e le carenze d’organico restano gravissime». Lo afferma Erika Baldin, capogruppo del MoVimento 5 Stelle in consiglio regionale, esprimendo «cordoglio per l’ennesima tragedia sul lavoro, che ha visto coinvolto un operaio di 45 anni al teatro Momo a Mestre».

«Lo scorso dicembre, la maggioranza di Zaia ha bocciato il mio emendamento al Documento di Economia e Finanza Regionale che chiedeva il “rafforzamento dell’organico relativo agli ispettori SPISAL”: quel voto, nella seconda regione per morti sul lavoro, al termine di un anno che ha visto 101 infortuni mortali, è stato semplicemente vergognoso. Ormai siamo al negazionismo delle morti sul lavoro», osserva Baldin. «La realtà è che il Veneto è indietrissimo sul fronte della sicurezza nei luoghi di lavoro: lo scorso anno, le denunce di infortunio registrate dall’INAIL sono state 69.643 a livello regionale e le malattie professionali hanno raggiunto quota 4.633, con un aumento del 18% rispetto al 2022», aggiunge la consigliera regionale.

«Da uno studio dello Spisal di Padova è emerso che il 52% degli infortuni analizzati è riconducibile a una violazione delle norme sulla sicurezza. In altri termini, un infortunio su due, tra quelli gravi o addirittura mortali, poteva essere evitato. Aggiungiamo che un’azienda su tre risulta fuorilegge dal punto di vista delle norme sulla sicurezza e capiamo l’importanza della prevenzione e dell’apparato di controllo. Per questo ripeto che la Regione dovrebbe rispettare gli impegni del Patto per la sicurezza sul lavoro, firmato anche dai sindacati e dalle parti datoriali, e assumere i tecnici Spisal come promesso ormai sei anni fa», conclude Baldin.

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IL GOVERNO MELONI TAGLIA I FONDI DEL PNRR ALLE RISTRUTTURAZIONI OSPEDALIERE. COSA INTENDE FARE LA REGIONE DEL VENETO PER SALVARE I CANTIERI IN CORSO?

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Venezia, 19 marzo 2024 – Il governo Meloni taglia di un miliardo e 200 milioni i fondi del PNRR a disposizione delle Regioni per le ristrutturazioni ospedaliere, ma ancora non si conosce l’ammontare della decurtazione per il Veneto, né come la giunta Zaia si comporterà di conseguenza. A farsene carico è la capogruppo del MoVimento 5 Stelle a palazzo Ferro Fini, Erika Baldin, la quale ha depositato un’interrogazione a risposta scritta per chiedere appunto all’esecutivo regionale quali azioni intenda effettuare, a tutela del servizio sanitario.

«Questo intervento da Roma -spiega la consigliera- pone le Regioni che hanno già programmato le risorse per l’edilizia ospedaliera in una situazione di oggettiva difficoltà. Alcuni interventi finanziati sono già cantieri in corso o hanno gare assegnate, quindi hanno prodotto obbligazioni giuridicamente vincolanti, e non sono sostituibili con i fondi dell’articolo 20 della legge 67/1988, che prevede risorse da destinare all’ammodernamento tecnologico ed edilizio del patrimonio sanitario pubblico. Inoltre la rimodulazione del finanziamento già accordato potrebbe provocare il fermo dei cantieri stessi, con rilevanti ricadute giuridiche ed economiche a carico della Regione che ha sottoscritto gli affidamenti».

Secondo Baldin, è necessario pertanto conoscere «a quanto ammonti la quota parte del mancato finanziamento a carico della Regione del Veneto, e quali dei progetti presentati sono interessati dal taglio delle risorse del PNRR. In particolare, sarebbero in pericolo le opere per migliorare la diagnostica e le cure pubbliche nelle zone a rischio sismico, con impoverimento della sanità di prossimità. Un tema che denuncio da sempre e che mai come ora diventa stringente, a causa delle scellerate politiche antisociali del centrodestra».

Il taglio è stato comunicato nell’ultima seduta della Conferenza delle Regioni, in forza del decreto legge n.19 del 2 marzo 2024: «Gli assessori alla sanità convenuti -ricorda l’esponente del M5S- si sono detti allarmati anche in audizione alla commissione Bilancio della Camera, e ritengono inaccettabile il venir meno di risorse proprio in tema di sicurezza antisismica, là dove erano state previste almeno fino all’esercizio 2026».

Di qui la richiesta di informazioni alla Regione del Veneto: «Nel 2022 -conclude Erika Baldin- la delibera della giunta Zaia n.1559 rivedeva il piano di finanziamento dell’edilizia sanitaria, utilizzando pro quota proprio questi stanziamenti del PNRR, destinati alle zone di montagna e pedemontane. Come si fa ora a dire che quei soldi non ci sono più? E proprio nei giorni in cui lo stesso presidente della Giunta rivendica la necessità di ulteriori finanziamenti europei per il bacino di laminazione necessario alla sicurezza del fiume Retrone… Del resto c’è chi i 209 miliardi del PNRR li ha portati a casa, ovvero Giuseppe Conte e il suo secondo governo, e chi li taglia, cioè l’esecutivo nazionale a guida di Giorgia Meloni».

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OTTO MARZO, DOPO GIULIA, VANESSA E SARA: LA REGIONE AUMENTI I FONDI AI CENTRI CHE CONTRASTANO LA VIOLENZA DI GENERE

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Venezia, 6 marzo 2024 – Si avvicina un altro 8 marzo e mai come quest’anno l’attenzione verso le questioni di genere è stata tenuta alta. Purtroppo per motivi che tutte e tutti avremmo preferito non vivere: i premeditati femminicidi di Giulia Cecchettin, Vanessa Ballan e Sara Buratin, con le atroci settimane d’angoscia trascorse da tutta Italia, hanno forse segnato un “non plus ultra” nella maniera di affrontare la questione femminile da parte della politica. «Si leggono buoni propositi bipartisan, relativi all’educazione sentimentale degli adolescenti nelle scuole -esordisce Erika Baldin, capogruppo del MoVimento 5 Stelle al Consiglio regionale del Veneto- ma occorre considerare che, seppur apprezzabili e comunque in ritardo, essi non esaurirebbero il compito (anzi, la missione) in capo a chi governa e amministra.
A cominciare dalla necessità che la Regione del Veneto aumenti i fondi a disposizione dei centri antiviolenza, i quali svolgono un presidio decisivo nel territorio, e che proprio in concomitanza con gli ultimi tragici lutti hanno visto intensificare gli accessi e le richieste di sostegno da parte di coloro che finalmente trovano la forza di denunciare».

Le cronache segnalano come i femminicidi in Italia nel 2023 hanno abbondantemente superato “quota cento”, e nove sono già le donne che hanno perduto la vita per mano maschile nei primi due mesi dell’anno in corso «Non di rado -sottolinea la consigliera- la folle gelosia si abbatte sopra ragazze già deboli nella bilancia della coppia. Non occorre volgere lo sguardo all’oscurantismo iraniano per trovare anche da queste parti storie che pensavamo di aver lasciato alle spalle. Molte sono state le donne che, messe di fronte al bivio tra lavoro e maternità, hanno rinunciato forzatamente all’impiego, con gravi ripercussioni nelle legittime aspirazioni di crescita professionale: una donna che non è libera e indipendente è una donna ricattabile, più sola, potenzialmente sotto minaccia».

Certo le politiche pubbliche non stanno aiutando: la sostenibilità economica di una maternità non è un tema secondario. «È notorio -continua Baldin- come, a parità di mansioni, in tutta Italia le donne lavoratrici percepiscono stipendi inferiori ai colleghi maschi. È altrettanto evidente che, nonostante la retorica del cambiamento, nemmeno ai livelli apicali il numero delle donne dirigenti d’impresa lontanamente si avvicina a quello maschile: in Veneto, ad esempio, sono sedici su cento. Ma soprattutto, la carenza di asili nido pubblici (27 posti ogni 100 bambini in Veneto, 26 nel Veneziano a fronte di una media europea attestata a 33) offre poche alternative alle coppie che decidono di procreare: per questo motivo, ho sollevato una mozione in seno al Consiglio regionale, la cui approvazione impegnerebbe la Giunta a rivedere la propria programmazione e aumentare le risorse a bilancio da destinare a questo aspetto decisivo».

Ma anche coloro le quali, per inalienabile scelta personale, non desiderano portare avanti una gravidanza, in Veneto trovano più difficoltà che non altrove: «L’obiezione di coscienza, infatti -aggiunge l’esponente del M5S- da diritto sancito per legge è diventato espediente per rendere impraticabile l’aborto in tutte le strutture ospedaliere, dove non di rado alcune associazioni “pro vita” agiscono sulla psiche delle giovani donne intenzionate ad abortire, riducendo l’intera questione a mero riflesso economico».
Tuttavia lo scorso maggio, la V commissione Sanità del Consiglio regionale ha introdotto, fra i criteri di valutazione dei direttori generali nelle singole ULSS venete, anche l’adeguamento alla media nazionale del numero di strutture dove l’interruzione volontaria di gravidanza può essere materialmente eseguita.

«Ero stata la prima, oltre un anno fa -conclude Erika Baldin- a suggerire che la tutela del diritto della donna ad abortire rientrasse tra i compiti di ogni direttore: non può essere considerata efficiente una gestione dove i reparti di Ostetricia e Ginecologia sono in mano al personale obiettore. Eppure ci è voluto un anno affinché la maggioranza di centrodestra prendesse coscienza del problema e decidesse di cambiare rotta, dapprima trincerandosi dietro presunte “motivazioni tecniche” e poi riconoscendo che l’introduzione di questo parametro si poteva fare». Si doveva fare, nella regione che cinquanta anni fa processava Gigliola Pierobon, giovane padovana accusata di essere ricorsa all’aborto clandestino, quando della pratica si poteva anche morire, prima dell’approvazione della legge 194/78 (mai peraltro applicata interamente). I fatti di questi giorni sono lì a dimostrare che molto dev’essere ancora fatto per abbattere in senso femminista tutti questi gender gap, e che l’evoluzione deve avvenire a partire dalla società.

Erika Baldin (MoVimento 5 Stelle), consigliera regionale
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CONFERMA PER IL DOTTOR EDGARDO CONTATO ALLE REDINI DELL’ULSS 3 SERENISSIMA: TANTI PROBLEMI RIMANGONO DA RISOLVERE

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Venezia, 26 febbraio 2024 – «Congratulazioni al dottor Edgardo Contato per la conferma alla Direzione generale dell’ULSS 3 Serenissima, e un augurio di buon lavoro. È il primo a sapere, naturalmente, che i problemi della sanità veneziana rimangono sul tavolo e che nessuna bacchetta è magica». Così Erika Baldin, capogruppo del MoVimento 5 Stelle al Consiglio regionale, commenta la nuova nomina del dg uscente, annunciata in diretta dal presidente Luca Zaia: «Mentre per altri territori -continua la consigliera- la Giunta veneta ha deciso un avvicendamento, ci sarà invece continuità riguardo l’area che da Venezia e Mestre si estende fino a Chioggia, passando per la Riviera del Brenta e il Miranese».

Un’apertura di credito che, a fronte delle dichiarazioni dell’esecutivo, non può far passare in secondo piano le tante vertenze aperte: «Come spesso fanno notare i movimenti a difesa della sanità pubblica -osserva Baldin- la privatizzazione sta avvenendo in modo strisciante in numerosi settori. Ma soprattutto la lunghezza e i tempi delle liste d’attesa per le prestazioni preoccupano la cittadinanza: da un anno esatto giace un mio disegno di legge regionale in tal senso, finalizzato a ottenere il rimborso da parte delle ULSS della differenza, nel caso i pazienti siano costretti a rivolgersi a strutture private».

L’esponente del M5S valuta anche lo stato delle strutture, in primis gli ospedali: «È opportuno conoscere quali siano le intenzioni relative ai plessi periferici, come la ex cittadella di Cavarzere, oppure ubicati nelle isole, ad esempio l’ex Giustinian di Venezia. Proprio il capoluogo lagunare deve essere riconosciuto “zona disagiatissima”, al fine di fruire di agevolazioni nella fornitura di alloggi al personale medico che sceglierà di vivere e lavorare a Venezia. Inoltre, in questo periodo si succedono le pose delle prime pietre per le case di comunità: per dirne una, Chioggia aspetta i 15 posti di hospice di cui si parla da tempo immemore. Mentre a Mestre urgono chiarimenti per quanto riguarda il project financing del cosiddetto “Angelino”. In definitiva, spero che la sanità pubblica metropolitana diventi sempre più diffusa e riacquisisca i caratteri della prossimità».

Tra le criticità, anche alcuni aspetti delle politiche sociali: «Malgrado l’abnegazione di medici, infermieri, operatrici e operatori sociosanitari al servizio nei Ser.D -conclude Erika Baldin- la situazione delle dipendenze da droghe pesanti, alcool e gioco d’azzardo rimane drammatica, in specie tra la popolazione giovanile. Occorrono quindi più prevenzione e presenza nelle strade per la riduzione del danno, dal momento che la questione investe anche l’ordine pubblico, come accade nella zona circostante la stazione di Mestre. Per non parlare dell’aumento delle rette nelle case di riposo, in una Regione dove ancora manca l’apposita legge di riforma. Tutti argomenti che il direttore Contato già conosce, dopo tre anni sul campo, e per questo mi attendo che possa riuscire, assieme al suo staff, a farne fronte già dai prossimi mesi. Qualora dovesse servire, non mancherò di ricordarglielo».

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ONORARE STEFANO GHELLER, LA GIUNTA VENETA ADOTTI IN DELIBERA I CONTENUTI DEL DISEGNO DI LEGGE COSCIONI IN TEMA DI FINE VITA

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Venezia, 26 febbraio 2024 – La capogruppo del MoVimento 5 Stelle al Consiglio regionale, Erika Baldin, partecipa al lutto per la scomparsa di Stefano Gheller, attivista dei diritti civili in Veneto che con la sua battaglia personale ha aperto la strada alla discussione in tema di fine vita. «Lo ricordo per la sua dignità e compostezza -commenta la consigliera-  per la forza della sua azione. Era un uomo che amava la vita, fino all’ultimo».

In occasione delle esequie, Baldin rilancia l’ipotesi che sia la giunta Zaia, attraverso una delibera, a riprendere in mano la questione dopo il discusso voto del Consiglio, avvenuto a gennaio: «Il modo migliore per onorare la memoria di Stefano Gheller -aggiunge l’esponente del M5S- è che l’esecutivo regionale recepisca i contenuti del disegno di legge promosso dall’associazione Coscioni».

Tutte e tutti coloro che hanno diritto di godere del trattamento già riconosciuto dalla Corte Costituzionale -conclude Erika Baldin- «devono essere nelle condizioni di poterlo fare concretamente anche in Veneto, non solo in forza di una sentenza della Consulta. Ovvero ciò per cui Gheller stesso si è battuto».

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LA GIUNTA REGIONALE CONSIDERA 21 MINUTI UN TEMPO “COMPATIBILE” AFFINCHÉ L’AMBULANZA SOCCORRA UN CARDIOPATICO IN CODICE GIALLO

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Venezia, 20 febbraio 2024 – Ventun minuti di attesa dell’ambulanza, per soccorrere un paziente cardiopatico in codice giallo? Per la Giunta regionale del Veneto è tutto normale. Il fatto è accaduto lo scorso 3 settembre 2023 in via Verdi a Jesolo, dove un turista tedesco si era sentito male, accasciandosi a terra: i soccorsi furono invocati immediatamente, ma la risposta arrivò dopo cinque minuti, più i ventuno necessari al mezzo del 118 per arrivare in loco. Il motivo? La carenza di vetture in dotazione all’ospedale di Jesolo in quel momento, impegnate in altri servizi. Così l’ambulanza che, per fortuna e grazie alla professionalità del personale sanitario, ha potuto salvare la vita al turista aveva dovuto muovere da Ca’ Savio.

La questione aveva interessato la Giunta di palazzo Balbi attraverso l’interrogazione che Erika Baldin, capogruppo del MoVimento 5 Stelle, aveva depositato due giorni dopo il fatto, e alla quale è stata data risposta solo martedì in aula, durante la seduta di Consiglio: «Premesso che un caso simile si era verificato già nel 2020, con esiti fatali -spiega la consigliera- il fatto che il paziente avesse subìto già due interventi di applicazione di bypass al cuore doveva essere considerato un’aggravante, non un’attenuante per attribuire il codice giallo. Come se ricevere un codice giallo dia diritto a una sanità meno veloce ed efficace».

Sia i primi sintomi, sia la diagnosi di dismissione dall’ospedale furono concordi nell’escludere tuttavia l’infarto del miocardio: «Nella sua risposta -ricorda Baldin- l’assessore Calzavara ha dichiarato che, sebbene i mezzi siano stati impegnati contestualmente in più missioni, i tempi di arrivo dell’ambulanza sono stati valutati pienamente compatibili con le necessità del paziente». Nel territorio di competenza dell’ULSS 4 sono sette le ambulanze adibite al soccorso avanzato fin dal 2019, a fronte di un fabbisogno di cinque, oltre all’incremento estivo.

«Ciononostante -argomenta l’esponente del M5S- oltre venti minuti non possono comunque essere considerati un intervallo breve, o in linea con la normalità. Occorre purtroppo tener conto delle condizioni viabilistiche delle aree interne: non si contano più situazioni consimili, di ambulanze rimaste imbottigliate nel traffico lungo strade obbligate come la Romea o quelle del Veneto orientale. Da Isolaverde a San Donà, da Adria a Jesolo, episodi come questi faticano a rientrare nel rango dell’asserita eccellenza veneta».

Che va garantita non solo tentando di rispettare le liste di attesa alle visite e prestazioni ambulatoriali, né solamente curando adeguatamente ogni patologia, ma anche assicurando sempre l’abbattimento dei minuti di interventi nei casi di urgenza: «Meno male che stavolta è andata bene -conclude Erika Baldin- altrimenti, dovesse accadere ancora, sarebbe veramente difficile non attribuire la responsabilità al sistema sanitario regionale. Specie in una delle maggiori località turistiche, che potrebbero subire contraccolpi di presenze ove le persone che arrivano (e naturalmente quelle che risiedono in maniera stabile) non avessero certezza di essere curate tempestivamente in caso di necessità. Anzi, riducendo le loro stesse aspettative di vita».

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INFORTUNI MORTALI NEI LUOGHI DI LAVORO, LA REGIONE SI COSTITUISCA PARTE CIVILE: HO PRESENTATO UN’INTERROGAZIONE ALLA GIUNTA

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Venezia, 14 febbraio 2023 – «Chiediamo alla Giunta regionale di costituirsi come parte civile in tutti i processi per omicidio colposo commessi con violazione delle norme in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro». Così le consigliere regionali Erika Baldin, capogruppo del MoVimento 5 Stelle, e Cristina Guarda, capogruppo di Europa Verde, che nella giornata di oggi hanno presentato un’interrogazione regionale per chiedere alla Giunta Zaia di “dotarsi di una uniforme disciplina applicativa in ordine alla obbligatoria costituzione di parte civile” nei processi nati a seguito di infortuni mortali sul lavoro.

«Chiediamo inoltre alla Regione di collaborare con enti del terzo settore per promuovere la cultura del benessere sui luoghi di lavoro», aggiungono Baldin e Guarda. L’interrogazione, spiegano, è ispirata «all’impegno della famiglia di Mattia Battistetti, l’operaio che il 29 aprile 2021 morì a Montebelluna, a soli ventitré anni, schiacciato da un carico di 15 quintali di materiale edile staccatosi da una gru in movimento. Oggi, grazie alla forza dei familiari, esiste un’associazione che porta il nome di Mattia e che ha ricevuto parole di attenzione anche da parte del Capo dello Stato: invitiamo la Regione a sostenere con più forza tutte le realtà che operano per diffondere la cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro».

«Nel processo Battistetti, attualmente pendente presso il tribunale di Treviso, CGIL, CISL e ANMIL sono costituite come parti civili, ma nessuna istituzione locale, né tantomeno la Regione, ha presentato l’istanza», proseguono le consigliere regionali. «Crediamo che ciò non possa più avvenire e che la Regione, ente competente in materia di sicurezza sul lavoro, debba essere vicina alle famiglie delle vittime nel momento del processo», concludono Baldin e Guarda.

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TESTAMENTO BIOLOGICO, OCCORRE INFORMARE I CITTADINI DEI LORO DIRITTI. E CHIEDO A ZAIA DI DECIDERE SUL FINE VITA

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Venezia, 13 febbraio 2024 – «Il fatto che il Veneto sia la quarta regione per Disposizioni anticipate di trattamento (Dat), con più di 18 mila testamenti biologici presentati ai comuni nonostante la totale assenza di campagne informative istituzionali, fa capire quanto sia sentita la questione del fine vita dai cittadini veneti. Chiedo a Zaia e Lanzarin di attivarsi, assieme ai sindaci, per informare i cittadini di questo loro diritto». Così Erika Baldin, capogruppo del MoVimento 5 Stelle in Consiglio regionale, in una nota a commento dei dati presentati dall’associazione Luca Coscioni che ha “mappato” con un accesso agli atti generalizzato le Dat presentate negli 8 milia comuni italiani. «Dobbiamo dire grazie all’associazione Coscioni, trovo assurdo che sia la società civile a dover ricostruire una banca dati di interesse pubblico. La legge sulla Dat risale al 2018: dopo sei anni il governo dovrebbe svolgere un monitoraggio. Così almeno ci si accorgerebbe che manca del tutto l’informazione e così, nei fatti, viene negato un diritto», dichiara Baldin.

«La Regione sia protagonista almeno sulla Dat, dopo che l’Emilia Romagna ci ha soffiato il primato nella regolamentazione dell’aiuto medico alla morte volontaria», aggiunge la consigliera regionale. «Il voto del 16 gennaio ha aperto una frattura tra la politica veneta e la società: larga parte della maggioranza di Zaia e una consigliera del Pd hanno respinto la proposta di legge d’iniziativa popolare “Liberi Subito”, che gode però di un consenso largamente maggioritario tra i cittadini. Ricordo però che il Consiglio si era già espresso sul fine vita, approvando la mia mozione nel maggio dello scorso anno con l’impegno, rivolto alla Giunta, “a garantire che ogni persona sia libera di scegliere senza condizionamenti politici”. L’obiettivo della legge è stato mancato, ora però Zaia ha la possibilità di rispettare quell’impegno approvando con la sua Giunta una delibera come in Emilia Romagna e come richiesto anche da Marco Cappato e dal comitato promotore», conclude Baldin.

Erika Baldin (MoVimento 5 Stelle), consigliera regionale

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QUALITÀ DELL’ARIA, DIECI COMUNI VENETI IN ZONA ROSSA: URGONO INTERVENTI SERI RIGUARDO LA SOSTITUZIONE DELLE CALDAIE E DEL PARCO MEZZI. LA REGIONE COORDINA?

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Venezia, 8 febbraio 2024 – Qualità dell’aria, è allarme in Veneto. Ben dieci Comuni hanno oltrepassato i limiti dell’allarme rosso per densità di polveri sottili e PM10, riducendo giocoforza la circolazione alle vetture più obsolete. In tale contesto, l’ANCI chiede al governo misure specifiche, suggerendo tra esse la sostituzione delle caldaie e la riforestazione urbana: «Secondo me -commenta Erika Baldin, capogruppo del MoVimento 5 Stelle al Consiglio regionale- questi possibili provvedimenti, pur sacrosanti, sono limitativi se non si aggiunge anche una revisione del parco di mezzi pubblici. Serve un piano straordinario da parte delle amministrazioni, se non vogliamo fare una brutta fine».

Nei giorni scorsi, la consigliera ha depositato in materia un’interrogazione a risposta scritta, che chiede alla Giunta guidata da Luca Zaia se intenda predisporre politiche strutturali di intervento programmato al fine di migliorare la qualità dell’aria, su indicazione e supporto di ARPAV. «Inoltre   -precisa Baldin- il mio proposito è far impegnare le strutture sanitarie e di prevenzione in un’indagine epidemiologica in tema di malattie che derivano dalle emissioni di agenti inquinanti. Infine chiedo all’esecutivo regionale se intende coordinare l’attività dei Comuni, delle Province e della Città Metropolitana di Venezia sia in campo interdittivo ed emergenziale, sia per l’educazione ambientale e di promozione delle buone pratiche».

Intanto oltre ventimila cittadine e cittadini veneziani, e oltre 73mila veneti, hanno sottoscritto online l’azione collettiva promossa da un network che offre assistenza legale e copertura assicurativa alle professioni sanitarie, la quale intende far rispettare dagli enti locali la direttiva comunitaria 50/2008 che impone agli Stati membri specifici standard in materia di qualità dell’aria. «Serve proprio un cambio di abitudini per salvare il pianeta e il proprio territorio -afferma l’esponente del M5S- poiché non sono più sufficienti misure provvisorie o estemporanee. Del resto lo rileva l’ARPAV stessa, quindi una struttura regionale, quando nei suoi bollettini ufficiali vengono squadernati i dati della qualità dell’aria, sempre più mediocre e scadente in tutte le province, con eccezione di Belluno».

Dal canto suo Legambiente ha pubblicato un dossier dettagliato, che mostra come da anni i centri urbani di Padova e Venezia si collocano sempre, purtroppo, ai massimi livelli di sforamento: «Chi sostiene che se bloccassimo tutte le auto non cambierebbe niente -polemizza in chiusura Erika Baldin- non sa cosa dice. Occorre investire nei mezzi pubblici, anziché tagliarli, e ridurre fortemente l’utilizzo dell’automobile privata in città, che peraltro è fonte di stress per gli stessi conducenti. Eppure ci sono Comuni, come San Donà di Piave, che non programmano più le domeniche ecologiche, sostenendo siano inutili: il messaggio che lanciano è sbagliato, anche perché è non solo più salutare, ma anche più bello vivere la propria città a piedi, in bicicletta o adoperando i mezzi pubblici».

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