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SESTIERE DI CASTELLO SENZA MEDICO DI BASE, LA REGIONE DIMENTICA LA SPECIFICITÀ VENEZIANA. E IN VENETO IL 54% DEI POSTI VACANTI RESTA SCOPERTO

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Venezia, 24 gennaio 2023 – «Rispondendo ad una mia interrogazione sulla carenza dei medici di famiglia a Venezia, la Giunta regionale conferma ancora una volta di ignorare la specificità del capoluogo e in particolare del centro storico. Le cosiddette “soluzioni” fin qui adottate, come l’aumento del massimale di assistiti per i medici e gli specializzandi, si sono dimostrate totalmente inefficaci nella realtà lagunare». Così la consigliera regionale Erika Baldin, capogruppo del MoVimento 5 Stelle a Palazzo Ferro Fini, che nella giornata di oggi ha discusso l’interrogazione presentata il 25 agosto scorso.

«L’estate scorsa gli abitanti di Castello ricevevano una brutta notizia, le dimissioni del medico famiglia del sestiere che sarebbe poi stato sostituito da un medico con sede a Cannaregio. L’altro professionista, però, sarebbe stato a ricevimento a Castello solo due volte la settimana: una “soluzione” temporanea, così veniva presentata, frutto di un accordo tra il medico e l’Ulss 3. Nei fatti, un grave disagio per il sestiere di Castello, tra i più popolosi di Venezia, ed in particolare per la popolazione più anziana e i soggetti fragili. Una situazione che si è protratta, come confermato anche dalla Giunta, fino a metà novembre quando finalmente a Castello si è insediato un nuovo medico seppur con incarico provvisorio», sottolinea Baldin.

«Il 25 agosto chiedevo alla Regione quali azioni intendesse mettere in campo per pianificare tempestivamente l’avvicendamento dei medici di famiglia, visto che il pensionamento dei professionisti non è un fulmine a ciel sereno ma un dato facilmente prevedibile. La risposta fornita oggi in Aula dalla Giunta, a cinque mesi di distanza, è del tutto insoddisfacente: un elenco di DGR relative all’incremento del massimale di assistiti, fino a 1800 per i medici di famiglia e fino 1.200 per i medici in formazione, ed altri provvedimenti di carattere generale che non tengono assolutamente conto delle specificità di un territorio come quello di Venezia», aggiunge la consigliera regionale.

«Infine, l’assurdo: nella sua risposta la Giunta Zaia ha rivendicato il risultato della procedura annuale per l’attribuzione degli incarichi vacanti, gestita da Azienda Zero, che però non è riuscita a coprire nemmeno la metà degli ambiti territoriali carenti! Il dato si ferma infatti al 46%», conclude Baldin.

Erika Baldin (MoVimento 5 Stelle), consigliera regionale

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ANZIANA LASCIATA SEI ORE IN ATTESA ALL’OSPEDALE CIVILE DI VENEZIA: È QUESTA L’ECCELLENZA DI CUI PARLA ZAIA?

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Venezia, 23 gennaio 2023 – Ancora un caso di malasanità a Venezia. Lo scorso venerdì 20 una signora di 85 anni, non deambulante, dopo le dimissioni dal Pronto Soccorso dell’ospedale Civile è stata costretta ad attendere sei ore prima di essere riportata a casa dalla Croce Verde: «Come si può ancora parlare di eccellenza veneta?», si chiede Erika Baldin, capogruppo del MoVimento 5 Stelle al Consiglio regionale.

«Tra la fuga dei medici dal settore pubblico -osserva la consigliera- e la privatizzazione strisciante di interi reparti affidati ai costosissimi professionisti delle cooperative, non sfugge che nell’ultimo mese almeno tre casi di ingiustificate attese hanno avuto luogo negli ospedali di San Donà di Piave, Adria e ora Venezia. Ci mancava solo l’inchiesta della magistratura riguardo le mascherine e la casa di riposo a Santa Maria di Sala. Tutto ciò dovrebbe indignare anche chi sbandiera una primazia che nei fatti semplicemente non esiste, o non esiste più».

L’anziana, tra le ore 15 e le 21, sarebbe rimasta anche senza poter avere accesso ai farmaci che la stavano curando a domicilio: «Pare non sia nemmeno la prima volta che accade nel nosocomio lagunare -aggiunge Baldin- ed è pleonastico pretendere l’implementazione di un maggior numero di idroambulanze, dal momento che la stessa ULSS 3 ha dichiarato che nei giorni funestati da condizioni meteorologiche negative le uscite dei mezzi subiscono ulteriori ritardi, rispetto al già risicato calendario giornaliero».

L’esponente del M5S chiede all’Unità Sanitaria il rigoroso rispetto delle consegne, che prevedono in due ore (al massimo) il rientro delle e dei pazienti fragili dopo le dimissioni: «E sono già tante -conclude Erika Baldin- senza contare gli ulteriori disservizi all’utenza dati dal permanere in vigore delle residue disposizioni antipandemiche. La verità è che nella salute pubblica bisogna investire, non tagliare: dev’essere chiaro a Roma come a Venezia».

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ULSS 3, INSPIEGABILI I LICENZIAMENTI DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI PRECARI. CHIEDO SE NE PARLI IN V COMMISSIONE

Venezia, 20 gennaio 2023 – Il licenziamento delle lavoratrici e dei lavoratori precari, assunti dall’ULSS 3 Serenissima durante il periodo più caldo dell’emergenza pandemica, è «la goccia che fa traboccare il vaso della sanità veneziana» secondo Erika Baldin. La capogruppo del MoVimento 5 Stelle al Consiglio regionale si schiera a fianco del sindacato Funzione Pubblica della CGIL, che ha lanciato l’allarme riguardo le ultime sortite nel rapporto con il personale: «Assistiamo a una fuga di medici verso il settore privato come mai prima d’ora -spiega la consigliera- con dimissioni a raffica dovute anche a carichi di lavoro insostenibili per le mancate assunzioni (perfino di turn over) e il blocco delle ferie. Di fronte a queste necessità, l’atteggiamento dell’ULSS non valorizza la professionalità di chi ancora crede nella sanità pubblica, favorendo invece la privatizzazione strisciante».

Due gli indicatori che Baldin porta a suggello della propria tesi: «Nel Veneziano è sempre più evidente il ricorso al personale di cooperative esterne, che comporta notevoli esborsi di denaro, anziché scorrere le graduatorie disponibili. E il ritirarsi della mano pubblica lascia spazio al proliferare di strutture private come quella in via di costituzione a Mestre, a pochi passi dall’ospedale all’Angelo, dove troveranno impiego molti medici, infermieri, operatori e operatrici sociosanitarie in uscita dai ruoli dell’ULSS 3».

Ora l’inaccettabile accantonamento di precarie e precari, che pure avrebbero potuto essere confermati nel loro prezioso servizio: «Ci vengono quotidianamente segnalate -continua l’esponente del M5S- comunicazioni deficitarie con le USCA nei fine settimana, in quanto operatori e operatrici sono oberati di lavoro. Senza contare le incalzanti aggressioni da parte di chi dà al personale la colpa dei disservizi, quando invece manca clamorosamente la programmazione sanitaria in capo alla Regione del Veneto e messa in pratica dall’ULSS metropolitana». Erika Baldin conferma la propria vicinanza a chi ha perso il posto di lavoro per scelte politiche e amministrative, e annuncia di formulare una richiesta ufficiale affinché l’argomento possa essere discusso in una delle prossime sedute della V Commissione consiliare permanente, quella che tratta appunto i temi della sanità e delle politiche sociali.

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MINACCE A LEGGE 194 E AUTODETERMINAZIONE DELLA DONNA, LA REGIONE GARANTISCA OVUNQUE IL DIRITTO ALL’ABORTO

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Venezia, 19 gennaio 2023 – Giù le mani dalla legge 194 e dall’autodeterminazione della donna. A ribadirlo è Erika Baldin, capogruppo del MoVimento 5 Stelle in Consiglio regionale, che commenta così il disegno di legge presentato al Senato da Fratelli d’Italia lo scorso 13 gennaio, vocato a modificare l’articolo 1 del Codice Civile anticipando al soggetto nascituro (anziché alla neonata e al neonato) l’acquisizione della capacità giuridica: «Si tratta dell’ennesimo attacco che la destra sferra contro i diritti acquisiti, con l’intenzione di colpevolizzare le donne, condizionando la loro libera scelta di portare avanti o meno una gravidanza».


Nei mesi precedenti, infatti, anche la Lega e Forza Italia avevano incardinato provvedimenti analoghi: «Se già il feto diventa soggetto di diritto -osserva la consigliera- la sua soppressione verrebbe trattata alla stregua di un omicidio. Sono tutti ostacoli di matrice ideologica all’esercizio di un diritto costato la vita e la salute a molte donne nel secondo dopoguerra. E ancora un passo indietro verso i secoli bui, quando una ragazza non poteva lavorare ed era meglio se smetteva presto di studiare per affermarsi: non occorre andare in Iran per riscontrare simili mostruosità in epoca attuale».

Oltre che dagli ostacoli di diritto, Baldin è preoccupata da quelli di fatto: «Il Veneto ha il 66,6% di medici obiettori, il 2% in più della media nazionale. L’obiezione di coscienza rientra nei diritti del singolo operatore, ma non può tradursi in un disservizio o nella negazione di un diritto: sta all’ULSS organizzare i reparti in modo tale da garantire un presidio costante. Invece, secondo una recente relazione ministeriale, il 15% circa dei reparti di Ginecologia e Ostetricia della regione non pratica l’interruzione volontaria di gravidanza. Non possiamo più accettarlo: essa dev’essere garantita in ogni struttura, pubblica e privata convenzionata, lungo tutto il territorio regionale».

Lo scorso ottobre la VI commissione Sanità aveva bocciato l’adozione, promossa dalla stessa esponente del M5S, di un nuovo parametro per valutare i direttori generali delle ULSS; ovvero l’effettiva erogazione dell’interruzione volontaria di gravidanza, secondo l’articolo 9 comma 4 della legge 194/78: «Avevo suggerito -conclude Erika Baldin- di prevedere una valutazione negativa, che avesse poi ripercussioni nella premialità corrisposta annualmente ai manager della sanità. Ove approvata, le ULSS sarebbero state incentivate a organizzare i reparti in modo tale che il diritto sia garantito omogeneamente in tutto il territorio regionale, senza che la presenza del personale obiettore limiti l’offerta sanitaria. E la Regione sarebbe stata impegnata a controllare e garantire quest’attuazione anche attraverso la mobilità del personale. Ma la maggioranza di destra, affine a quella che regge il governo nazionale, preferisce continuare a scaricare sopra le sole spalle delle donne tutto il disagio di una scelta difficile».

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L’ANZIANA “PARCHEGGIATA” DIECI ORE IN OSPEDALE È SINTOMO DI UN SISTEMA SANITARIO VENETO CHE NON VA. ALTRO CHE ECCELLENZA

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Venezia, 9 gennaio 2023 – Dieci ore in astanteria all’ospedale di San Donà di Piave, a 85 anni e con una diagnosi di polmonite bilaterale. L’allucinante vicenda, accaduta il 4 gennaio scorso, approda al Consiglio Regionale del Veneto dove la capogruppo del MoVimento 5 Stelle, Erika Baldin, ha presentato un’interrogazione a risposta immediata, volta a conoscere quali iniziative la Giunta intenda attuare per evitare il ripetersi di situazioni analoghe: «Ciò che sconcerta -argomenta la consigliera- è che la signora è stata “parcheggiata” da mezzogiorno alle 22, addirittura negandole l’acqua per lenire la tosse, come dimenticata per via del troppo lavoro in carico allo stesso personale sanitario. Turni anche di dieci ore, riferisce la famiglia che ha incontrato gli stessi medici all’entrata e all’uscita dal plesso ospedaliero». 

Non bastano le scuse all’anziana sfinita, che ha chiesto di essere mandata “a morire a casa”, dove per fortuna si sta riprendendo grazie al supporto del proprio medico di medicina generale: «La questione degli organici -ribadisce Baldin- viene sistematicamente elusa dalla Regione, con le ULSS costrette a ricorrere a medici, infermieri e operatori socio sanitari forniti da cooperative private a prezzi esorbitanti. Ha ragione la famiglia, questa non è l’eccellenza di cui la maggioranza si pavoneggia: i medici non hanno colpa, è l’intero sistema sanitario del Veneto che va rivisto». 

Secondo l’esponente del M5S, «la sanità pubblica di prossimità deve tornare prioritaria, impedendo la fuga dei medici e l’espansione strisciante del privato, spesso non convenzionato». Non è solo la questione di eliminare il numero chiuso dalle facoltà di Medicina: «Le verifiche che l’ULSS ha promesso -conclude Erika Baldin- non cancellano la necessità di assunzioni immediate, al di là dell’impiego degli specializzandi e di una continuità assistenziale da ristrutturare. La mano pubblica si riappropri dell’esercizio di un suo dovere costituzionale».

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SPESA SOCIALE, ASILI NIDO E ISTRUZIONE: VENETO ULTIMO AL NORD. NON BASTA INVOCARE L’AUTONOMIA, SERVE L’ADDIZIONALE IRPEF

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Venezia, 9 gennaio 2023 – Ultimi al nord per asili nido, istruzione, spesa pro capite nella sanità pubblica. Il quadro uscito dalla ricerca annuale Welfare Index di Unipol e Ambrosetti restituisce un’immagine critica del Veneto e preoccupa Erika Baldin, capogruppo del MoVimento 5 Stelle al Consiglio regionale: «I 22 indicatori segnalano che, quanto a carenza di investimenti, la competizione è con Calabria e Campania, anziché Lombardia ed Emilia. Uno smacco per chi vende un’immagine di eccellenza internazionale, smentita dai fatti».

Osserva la consigliera: «Accanto a dati virtuosi, come la bassa disoccupazione e la scarsa presenza di NEET, constato che per istruzione e formazione il Veneto è al 18° posto su 20 Regioni, spendendo solo il 2.8% del PIL in questi settori cruciali. Ma i numeri che balzano all’occhio sono anche altri, come i 7747 euro spesi in media dalla Regione Veneto per gli asili nido, a fronte dell’Emilia che investe 8362 euro, autorizzando 30 posti ogni cento bambini mentre qui sono solo 20».

Un riflesso della spesa generale pro capite per la sanità pubblica, dove il Veneto viaggia a quote meridionali -2083 euro- anziché giocarsela con le Regioni limitrofe (2269 la cifra emiliana). «Senza contare -prosegue Baldin- il part time involontario delle donne, alle quali spesso è demandata la cura delle persone anziane e dei bambini, costringendole a lavorare meno all’esterno e quindi a contribuire meno al reddito familiare. Il che aumenta la necessità di spesa per i servizi sociali, poiché l’incremento delle aspettative di vita implica anche maggiori spese. Quello veneto è un welfare sbilanciato verso le età avanzate, ma che non soddisfa efficacemente tutte le fasce di bisogno e le nuove povertà, nonostante la richiesta di protezione sociale emerga omogenea».

All’assessora Lanzarin, che invoca l’autonomia differenziata citando i vertici trentini e altoatesini, l’esponente del M5S risponde che «non c’è alcuna garanzia che in tal caso gli stanziamenti verrebbero spesi in maniera differente rispetto a oggi, anzi. Altre Regioni del nord non godono dell’autonomia, eppure sono lo stesso davanti al Veneto: è questione di visione politica, di scelte univoche improntate da anni verso la privatizzazione strisciante dei servizi e la loro rarefazione nel territorio».

Erika Baldin ricorda i 140mila euro di fondo sociale aggiuntivo, ottenuti dalle opposizioni lo scorso dicembre, grazie ai propri emendamenti presentati al bilancio regionale: «Soprattutto i fondi destinati all’autismo coprono un’esigenza crescente della popolazione, verso un tema considerato finora marginale rispetto alla sua reale incidenza nella società. Ma Zaia non ha voluto introdurre l’addizionale IRPEF che avrebbe gravato solo i redditi più alti, sostenendo ad esempio le case di riposo e in generale la spesa per le politiche sociali: ora c’è uno studio ufficiale e terzo a dire che essa è deficitaria, e che le cose non possono più andare avanti così».

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INCIDENTI SUL LAVORO, NUOVO RECORD NEGATIVO. E LA REGIONE CONTINUA A NON POTENZIARE GLI ORGANICI DEGLI SPISAL PER CONTROLLI E PREVENZIONE

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Venezia, 5 gennaio 2023 – I dati relativi agli incidenti mortali nei luoghi di lavoro, diffusi in questi giorni per l’anno 2022 e che vedono il Veneto e l’area metropolitana di Venezia ai primi posti nella triste graduatoria, indignano Erika Baldin. La capogruppo del MoVimento 5 Stelle al Consiglio regionale commenta così le cifre diffuse dall’osservatorio Vega Engineering in base ai report dell’INAIL: «Nel territorio veneto centoquattro lavoratrici e lavoratori non sono tornati a casa, sette in più dell’anno precedente. E nel Veneziano il differenziale supera di un terzo il già triste bilancio del 2021, con 21 vittime di cui 7 in itinere, che la rendono seconda dietro Verona in una classifica che nessuno vorrebbe stilare. Non è accettabile iniziare l’anno nuovo senza pensare a un maggior impegno, a tutti i livelli, per far sì che questa continua strage abbia a finire».

La consigliera chiama ancora in causa la Giunta regionale, responsabile di non dar corso agli accordi raggiunti con i sindacati e le imprese almeno cinque anni fa: «Continuo a denunciare il “caso Veneto”, ovvero una Regione che non potenzia gli organici dello SPISAL, chiamati a controllare preventivamente in ogni singola impresa il rispetto delle norme che tutelano la sicurezza del personale. In alcune ULSS le assunzioni nel settore non rimpiazzano i colleghi andati in pensione, mentre altrove (ad esempio in Toscana) la percentuale di ispettori dello SPISAL è molto più elevata, in rapporto al numero di imprese».

Questo nonostante lo scorso dicembre il Consiglio abbia approvato un emendamento della stessa Baldin al Documento di Economia e Finanza regionale, mirato a potenziare concretamente il sistema degli SPISAL, attraverso la dotazione di ulteriori fondi: «Non è comunque sufficiente -prosegue l’esponente del M5S- perché necessitano risorse al fine di bandire nuovi concorsi e redigere una graduatoria unica regionale. I controlli nelle aziende rimangono lo strumento più efficace, ma non esauriscono lo spettro delle iniziative possibili: i sindacati dei metalmeccanici ad esempio chiedono l’istituzione di un registro dei near miss, i cosiddetti “quasi infortuni”. Se tanto mi dà tanto, quanto bisognerà aspettare ancora?», conclude Erika Baldin.

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A RISCHIO IL CENTRO NASCITE DI CHIOGGIA, SOTTO QUOTA 500. IL CONSIGLIO REGIONALE FACCIA FRONTE COMUNE PER SALVARLO

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Venezia, 29 dicembre 2022 – Salvare il centro nascite dell’ospedale di Chioggia. L’appello viene da Erika Baldin, capogruppo del MoVimento 5 Stelle al Consiglio regionale, dopo la presentazione dei dati relativi al 2022 nell’ULSS 3 veneziana: il reparto, infatti, dopo anni di crescita e stabilità negli ultimi dodici mesi ha subìto una flessione, giungendo a soli 449 parti in luogo dei 521 registrati l’anno precedente (-13.8%). La denatalità strisciante, dunque, colpisce anche dove la soglia di galleggiamento veniva costantemente superata: nel territorio dell’ULSS Serenissima solo il centro nascite di Mirano ha incrementato le proprie prestazioni.

«La questione rileva -spiega la consigliera- poiché negli ultimi anni le linee guida del Ministero della Salute hanno già determinato una drastica scure per i centri con meno di 500 nascite l’anno, come è accaduto per esempio a Piove di Sacco, Adria, Trecenta e Valdagno. Tanto che dal 2018 molte madri della Saccisica e del Basso Polesine hanno preferito far nascere le proprie figlie e i propri figli a Chioggia, data la minor distanza dai relativi capoluoghi».

Le cifre del 2022, invece, non lasciano tranquilli: «Se tanto mi dà tanto -continua Baldin- per la prima volta il centro nascite dell’ospedale clodiense è veramente a rischio. Sarebbe un duro colpo per la popolazione locale, considerato che la città dista almeno un’ora dai principali centri limitrofi, e che le comunicazioni stradali e ferrate sono deficitarie: basta un incidente lungo la Romea e anche partorire diventa un’emergenza». All’ospedale Civile di Venezia, peraltro, viene da anni concessa una deroga nonostante i circa 300 parti annui, data la particolare conformazione della città d’acqua.

L’esponente del M5S auspica quindi che «mai come ora in Consiglio regionale tutte le forze politiche e i consiglieri eletti nell’area metropolitana di Venezia, nel Padovano e nel Rodigino facciano fronte comune affinché il reparto chioggiotto, considerato di eccellenza, non venga chiuso. Smantellare il centro nascite, anzi, potrebbe essere la chiave di volta per spostare poi anche altri reparti dallo stesso ospedale “spoke” verso l’hub dell’Angelo e non solo». La prospettiva, conclude Erika Baldin, non sarebbe affatto aleatoria: «La privatizzazione sostanziale che la giunta Zaia ha perseguito fin qui sta producendo effetti devastanti per la sanità di vicinato, in particolare per Chioggia e l’area meridionale della provincia, vicina al Delta e alla Saccisica».

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SANITÀ, ANCHE IL VENETO VERSO LA PRIVATIZZAZIONE: ZAIA NON FACCIA LO STRUZZO

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Venezia, 29 dicembre 2022 – «La sanità veneta sta scivolando verso il privato e non da oggi. Ormai a negare questo preoccupante fenomeno è rimasta soltanto la Giunta Zaia, con il Presidente che anche in occasione della presentazione del bilancio regionale ha raccontato tutto il contrario: una Regione che non ha mai favorito il privato, che anzi lo riduce. Come si spiega allora la realtà con cui quotidianamente si scontrano i veneti, ben descritta nei numeri pubblicati oggi da La Nuova? Mi chiedo che film abbia visto Zaia». Così la consigliera regionale Erika Baldin, che in una nota commenta i dati sulle Ulss del Veneto resi noti oggi dalla stampa locale e aggiunge: «Di fronte a problemi veri e tangibili, noti a tutti i cittadini che si rivolgono al Servizio sanitario regionale, Zaia non nasconda la testa sotto la sabbia».

«Se 21 pronto soccorso su 26 in Veneto sono operativi grazie a cooperative private, vuol dire che un problema esiste. Se il privato convenzionato è arrivato al 21 percento tra ospedali e centri riabilitativi, non si può far finta di niente. Se la Giunta Zaia paga ai privati 10 milioni di euro su 41 per smaltire le liste d’attesa, pari al 25 percento, io mi preoccupo come tutti i cittadini veneti che sanno benissimo cosa significa essere costretti a rivolgersi al privato quando, ad esempio, nel pubblico i tempi d’attesa sono troppo lunghi», osserva Baldin e conclude: «Non è un problema soltanto veneto, ma è un problema anche in Veneto. Ho sempre denunciato la privatizzazione strisciante in sanità, di recente anche con un’interrogazione sull’area riabilitativa che nell’Ulss 3 Serenissima vede la netta prevalenza del privato convenzionato. Continuerò a testa alta a far emergere i problemi che esistono e a pretendere risposte dalla Giunta Zaia».

 

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ANCORA UN BANDO “PILOTATO”, STAVOLTA ALLA RESIDENZA PER ANZIANI DI DOLO. SENZA TRASPARENZA, TANTO VALE NON EFFETTUARE PIÙ I CONCORSI

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Venezia, 27 dicembre 2022 – Cosa sta succedendo alla sanità veneta? Se lo chiede Erika Baldin, capogruppo del MoVimento 5 Stelle al Consiglio regionale, dopo il recente concorso annullato per tre ruoli da dirigente biologo all’ospedale dell’Università di Padova, e uno (lo scorso 20 dicembre) destinato a coprire un ruolo da istruttore amministrativo nella residenza per anziani di Dolo: «Anche in questo caso, già documentato nei media -specifica la consigliera- le modalità di esecuzione della prova scritta lasciano a desiderare. I due candidati sconfitti, infatti, hanno denunciato alla Procura della Repubblica di aver visto il terzo svolgere l’esame nell’ufficio di destinazione, già con il proprio nome inciso nella targa all’esterno. Nessuna spiegazione è stata data ai partecipanti al concorso, Michele Milan e Alice Zanon, ai quali manifesto la mia solidarietà».

L’episodio segue di poco tempo quello emerso all’Azienda Zero della sanità veneta, che ha annullato il bando da dirigente biologo a Padova dopo la denuncia di alcuni candidati, secondo i quali la prova pratica sarebbe stata redatta da uno dei partecipanti, già al lavoro nell’unità operativa: «Se questo è il modo di procedere -continua ironicamente Baldin – allora tanto vale non effettuare più i concorsi, risparmiando tempo e denaro. Solo che l’evidenza pubblica è obbligatoria, ma richiede trasparenza, rigore e nessun sospetto».

Nell’attesa che la giustizia faccia il suo corso (il fatto è stato segnalato anche alle autorità Anticorruzione), l’esponente del M5S ricorda di aver depositato una formale richiesta di acquisire informazioni, diretta alla presidente della V commissione Sanità, Sonia Brescacin: «Anche questa vicenda va chiarita in ogni aspetto -conclude Erika Baldin- tenuto conto del fatto che pure il fascicolo relativo al concorso padovano è stato già inviato alla Procura. Noi stiamo dalla parte di chi si impegna e lavora per ottenere il proprio ruolo sul campo e con merito, senza approfittare di posizioni di comodo. In specie trattandosi di un settore molto delicato per la vita delle persone».

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