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Case chiuse, il M5S Veneto chiede la riapertura. Baldin (M5S): “Ce lo chiedono i nostri iscritti. Ora vogliamo impegnare la maggioranza a fare pressione con noi sul Parlamento”

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A 60 anni dalla legge Merlin parte dal Veneto la “legge Baldin” sulle case Chiuse: sulla piattaforma del M5S “Rousseau” gli iscritti hanno deciso attraverso un voto online quali delle proposte scritte da iscritti stessi dovessero essere prese in carico dai parlamentari pentastellati.

Una delle due proposte che hanno ottenuto più voti è infatti quella sulla riapertura delle case chiuse.

In Veneto sarà la consigliera Baldin a seguire la proposta, dato che, come spiega: “Ho ricevuto molte richieste al riguardo in questo primo anno passato sul territorio. Dopo tutto è proprio da Chioggia che è nato il problema, la Merlin (prima firmataria della legge per abolire le case chiuse nel 1958) ricordiamo che era chioggiotta. Noi faremo il contrario, riapriremo le case chiuse.

In questo modo avremo più decoro nelle strade, le ragazze non saranno più sfruttate e toglieremo un importante affare alle mafie, ci sarà più sicurezza per la salute e, cosa non da poco, finalmente questa attività pagherà le tasse. Fino ad oggi la prostituzione, non essendo regolamentata, ha sottratto al fisco miliardi di euro. E’ ora che quei soldi tornino nelle nostre casse”.

L’azione in Regione

Baldin annuncia una mozione: “Poiché il governo Renzi, come sempre, proverà a non ascoltare le proposte che vengono direttamente dai cittadini e ci metterà degli ostacoli alla calendarizzazione di questa proposta in Parlamento – dice – chiederemo alla Regione Veneto di votare una mozione per fare pressione sull’esecutivo a Roma, affinché questa proposta venga discussa in tempi brevi”.

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Punto nascite Valdagno, Berti (M5S) alla manifestazione: “Servizio fondamentale per mantenere vive queste zone, non bisogna chiuderlo”

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Il punto nascite dell’ospedale di Valdagno non deve chiudere. A dirlo è il capogruppo del Movimento 5 Stelle in consiglio regionale veneto, Jacopo Berti, che questa mattina ha partecipato alla manifestazione indetta per difendere il punto nascite del nosocomio valdagnese.

“Bisogna salvare il punto nascite, quell’ospedale non deve essere chiuso – ribadisce Berti – un’intera comunità ce lo chiede. Alla manifestazione ha partecipato un numero enorme di persone, assieme alle associazioni del territorio e agli stessi Comuni”.

“Salvare i punti nascita nel territorio montano è indispensabile – continua il capogruppo M5S – si tratta di un servizio fondamentale per mantenere vive queste zone, toglierli vuol dire eliminare uno dei pilastri delle comunità. E questo non possiamo permetterlo”.

“Ci siamo già mossi a ogni livello, come M5S – prosegue Berti – per dare voce ai cittadini e ai comitati, sono state raccolte 15 mila firme che la buona politica non può ignorare. Non si può restare sordi a una richiesta così importante e abbiamo già depositato un’interrogazione in Regione sull’argomento. Vogliamo che i cittadini sappiano che non molleremo”.

 

Ospedale non deve chiudere

Bisogna salvare punto nascite

Per mantenere la gente sul posto

Servizi

Una comunità che lo chiede

Indispensabile salvare i punti nascite nel territorio montano

Già depositata interrogazione in regione

Mossi a ogni livello per dare voce a cittadini e comitati, 15 mila firme che la buona politica deve ascoltare

Valdagno, Cornedo Vicentino, Recoaro Terme, Brogliano, Castelgomberto. Cinque Comuni, con territori limitrofi, compatti nella loro contrarietà a alla sopressione del punto nascite dell’ospedale di Valdagno. E sono anche cinque comuni che stanno per manifestare per questo, assieme. E tutto pronto infatti per la manifestazione che sabato 25 giugno, a partire dalle 10, vedrà scendere in piazza sindaci, categorie economiche, associazioni e cittadini della Valle dell’Agno per chiedere risposte alle questioni ancora aperte sull’ospedale San Lorenzo.

L’iniziativa è solo l’ultima di una lunga serie tra quelle sorte spontaneamente, come la raccolta firme, che ha ormai superato le 14 mila sottoscrizioni e che proseguirà anche sabato, con l’obiettivo di arrivare almeno a 15 mila. Nel frattempo, a seguito dei colloqui e incontri avuti nelle scorse settimane con alcuni componenti della quarta Commissione regionale, è stata presentata, dai sindaci e da Progetto Salute, una richiesta di audizione, in merito alla riorganizzazione dei reparti in programma tra gli ospedali di Arzignano e Valdagno per consentire l’avvio dei lavori dell’ospedale unico di Montecchio Maggiore.

I consiglieri regionali Jacopo Berti, Simone Scarabel, Manuel Brusco, Erika Baldin e Patrizia Bartelle (Movimento 5 Stelle), Giovanna Negro (Il Veneto del Fare – Flavio Tosi), Claudio Sinigaglia e Francesca Zottis (Partito Democratico) hanno inoltre presentato un’interrogazione al Consiglio regionale in cui ancora una volta viene sottolineato come l’ipotesi su cui si starebbe procedendo, ovvero quella del trasferimento temporaneo del reparto di ortopedia da Montecchio a Valdagno con l’unificazione dei punti nascite ad Arzignano, risulti essere quella economicamente più dispendiosa, oltre che penalizzante per i 65 mila abitanti della Valle dell’Agno.

In attesa di una presa di posizione chiara da parte della Giunta Regionale, la mobilitazione di questi mesi, si sposterà dunque sabato in piazza, per sostenere le posizioni in difesa del San Lorenzo, struttura praticamente nuova, dotata di servizi, reparti e personale di qualità, dei quali l’intera vallata non può essere ulteriormente spogliata.

Il corteo si raccoglierà nelle due piazze centrali di Valdagno, Piazza del Comune e Piazza Roma, per poi muoversi alla volta del presidio installato da inizio giugno in Piazzale Caliari, ai piedi proprio del San Lorenzo, attraversando Via IV Novembre, Via Colombo e Via Galilei. Qui si terranno alcuni interventi di coloro che hanno portato avanti le principali iniziative in difesa dell’ospedale valdagnese. Ogni dettaglio è stato definito per assicurare uno svolgimento corretto della manifestazione.

Accanto a tutti i cittadini che si sono impegnati a vario titolo per la causa, i sindaci hanno voluto “ringraziare, per il prezioso apporto,  le associazioni e le categorie economiche, oltre ai gruppi Alpini, alla Protezione civile, alla Croce rossa italiana, ai tecnici comunali, agli agenti di polizia locale e alle forze dell’ordine che sabato saranno presenti per garantire la sicurezza dei tanti partecipanti attesi”

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La laguna sprofonda 8 centimetri a causa del Mose, Baldin (M5S): “Opera inutile e storia di sprechi senza fine. Ora vogliamo trasparenza sulle verifiche e sapere chi sono i responsabili”

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“La laguna sprofonda sotto mezzo milione di tonnellate di cemento dei cassoni del Mose che pesano sui fondali. E meno male che il Mose avrebbe dovuto salvarla Venezia dall’affondare”: questo è il primo commento della consigliera regionale di Chioggia del M5S Erika Baldin alla notizia data dai geologi del Consorzio Nuova Venezia, che hanno misurato uno sprofondamento di ben 7-8 centimetri nelle tre bocche di porto interessate dai lavori del Mose: Lido, Malamocco e Chioggia.

“Non ci vengano a dire che è tutto sotto controllo – accusa la consigliera – abbiamo studiato a fondo il progetto e sappiamo che un assestamento di 8 centimetri si sarebbe potuto verificare in un secolo, non in due anni. Continuando di questo passo, fra un secolo Venezia sarà solo un ricordo”.

“Quella del Mose è una storia infinita di sprechi, corruzione, danni ambientali. Denunciamo da tempo lo schifo attorno a quest’opera – continua Baldin – ora ci saranno delle ispezioni e delle verifiche su questo sprofondamento. Ci assicureremo che tutto venga fatto nella massima trasparenza, collaborando a tutti i livelli coi nostri colleghi e tenendo aggiornati i cittadini. Dobbiamo sapere chiaramente e in tempo reale cosa sta succedendo sotto le nostre acque e chi sono i responsabili”.

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Treni: pendolari infuriati – Baldin (M5S) incontra l’assessore regionale De Berti

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“Una situazione inaccettabile, è indispensabile agire subito”

La consigliera regionale M5S Erika Baldin ha incontrato lunedì pomeriggio l’assessore regionale alle infrastrutture e ai trasporti, Elisa De Berti. All’esponente del governo veneto la consigliera ha portato le istanze e le lamentele di un enorme numero di pendolari.

Nella giornata di lunedì, infatti, molti viaggiatori che erano sul convoglio Rovigo-Venezia delle 8 del mattino sono stati ripresi dai controllori perché si trovavano in piedi in prima classe: ai pendolari è stato chiesto di abbandonare il vagone, nonostante il treno fosse pieno all’inverosimile, per non disturbare i passeggeri di prima classe.

“Abbiamo parlato anche della tratta Chioggia-Rovigo – sottolinea Baldin – si tratta di un’altra linea sulla quale il servizio è a dir poco scadente. Stiamo parlando di continue soppressioni di corse senza sostituzioni con bus, ma anche della corsa estiva serale che è stata soppressa. Questa era indispensabile per chi lavora a Rovigo e deve tornare verso Chioggia”

“Inoltre – continua la consigliera – non ci sono più rimborsi o sgravi per chi ha subito disagi, dato che Trenitalia non paga più le penali perché, e qui non posso che sorridere, pare che il servizio sia diventato il non plus ultra della qualità”.

“L’assessore si è impegnato a trovare una soluzione in breve tempo per le istanze relative alla linea fra Chioggia e Rovigo – annuncia Baldin – e a fare il possibile per mantenere la corsa serale di rientro, magari con un bus. Ora tutte le segnalazioni che ci arriveranno le gireremo alla Regione, e così invitiamo a fare ai pendolari scontenti. Per quanto riguarda infine l’affollamento dei regionali fra Rovigo, Padova e Venezia c’è l’ipotesi di inserire un vagone in più. Ci aggiorneremo a breve con l’assessore, ma staremo di sicuro col fiato sul collo della Regione”.

Il video intervento della consigliera si può scaricare a questo link.

https://we.tl/hpqt9d6gFX

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Erika Baldin (M5S) visita la sede veneziana di Thetis: “Salvaguardare questo bagaglio di conoscenze e di esperienze”

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La consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Erika Baldin ha visitato questa mattina a Venezia il Centro Thetis, la società di ingegneria che sviluppa progetti e applicazioni tecnologiche per l’ambiente e il territorio, l’ingegneria civile e l’energia.
Le vicende giudiziarie che hanno riguardato i soci della Società e portato al Commissariamento del Consorzio Venezia Nuova, hanno causato un impatto negativo sul mercato esterno, verso il quale, dal 2013, è stata indirizzata l’attività commerciale di Thetis, e sulla possibilità di attuare la necessaria politica di accordi per valorizzare referenze e competenze professionali maturate su temi oggi particolarmente sentiti in tutto il mondo quali l’adattamento ai cambiamenti climatici e l’evoluzione verso città smart e resilienti.
“Dei 116 dipendenti ne resteranno fra un anno solo 71 – ribadisce la consigliera – e il dramma è legato al fatto che fra tre anni, dopo la fase iniziale di avviamento del Mose, si andrà in gara internazionale per l’affido della manutenzione: se non viene salvaguardato quel bagaglio di conoscenze ed esperienze acquisito negli anni nelle società come la Thetis, rischiamo di veder affidare questi incarichi importantissimi a società estere”.
“Per questo motivo – annuncia Baldin – interrogo la giunta regionale per sapere quali sono le intenzioni nei confronti di Thetis e se ci sono misure atte a preservare i posti di lavoro, e se c’è la volontà di acquisire in futuro quote della società”.

Inaugurato nel marzo 1997, il Centro Thetis, è stato il primo significativo intervento del dopoguerra nel cuore di Venezia. Ha dimostrato che è possibile intervenire in modo rispettoso della storia e della cultura del luogo, adeguandolo alle esigenze di attività produttive “diverse”, non legate al turismo, ma anche in modo innovativo nelle aree scoperte utilizzate come “Spazio Thetis” per mostre ed attività culturali per la Città. Oggi nell’Arsenale, in edifici recuperati su progetti Thetis, sono insediati, fra gli altri, il Consorzio Venezia Nuova e il CNR ISMAR, che creano un polo produttivo e per i servizi, condizione essenziale per garantire il reale recupero e riuso del patrimonio immobiliare. Oggi Thetis, dopo i vari tagli, ha 116 dipendenti, prevalentemente tecnici e laureati, impegnati nei settori dell’Ingegneria e Ambiente, della Direzione lavori, dei Sistemi Intelligenti per i Trasporti e nell’Assistenza tecnica nei laboratori di Venezia dell’ex Magistrato alle Acque di Venezia (Servizio Antinquinamento).

In oltre 20 anni di attività, Thetis ha ampliato e differenziato le aree di competenza nelle complesse tematiche della salvaguardia della laguna di Venezia, sistema socioeconomico ed ambientale unico al mondo, nella direzione lavori delle opere di difesa dalle acque alte, nella progettazione delle opere di riequilibrio e recupero ambientale in Laguna, nel controllo dell’inquinamento prodotto nel bacino scolante in laguna e nell’area di Marghera, nella valutazione di impatto di opere infrastrutturali, nell’utilizzo di Sistemi Intelligenti nei Trasporti.

In particolare dal 2010, l’esperienza di Thetis è stata riconosciuta da qualificati clienti nazionali ed internazionali, quali Ministero dell’Ambiente, Regioni del Veneto e Sardegna, Comunità Europea, Banca Mondiale, Banco Interamericano de Desarrollo, UNDP, città di Boston, Società di gestione del trasporto urbano locale in importanti città in Italia (Venezia, Roma, Bologna, Ferrara, Reggio Emilia, Vicenza), Malta, Inghilterra (Liverpool e Newcastle), Egitto (Il Cairo) e Cina (Pechino).

Le vicende giudiziarie che hanno riguardato i soci della Società e portato al Commissariamento del Consorzio Venezia Nuova, hanno causato un impatto negativo sul mercato esterno, verso il quale, dal 2013, è stata indirizzata l’attività commerciale di Thetis, e sulla possibilità di attuare la necessaria politica di accordi per valorizzare referenze e competenze professionali maturate su temi oggi particolarmente sentiti in tutto il mondo quali l’adattamento ai cambiamenti climatici e l’evoluzione verso città smart e resilienti.

“Le imprese del Consorzio Venezia Nuova (Mantovani, Condotte, Fincosit) che hanno preso le quote pubbliche di Thetis dopo il 2000 non hanno mai investito nella società, né dato lavoro vedendola più come competitor che una risorsa anche nell’ottica della manutenzione del Sistema Mose, di cui noi abbiamo evidenti, probabilmente per alcuni fastidiose, competenze. E’ iniziata una politica di tagli e riduzione di personale solo in parte frenata dall’arrivo dei Commissari di Cantone. Dopo una prima fase di licenziamenti e fuoriuscite avvenuta su volontà del Consorzio prima degli scandali, con l’arrivo dei Commissari al CVN comunque le imprese hanno chiesto una nuova riduzione di personale che ha visto a marzo di quest’anno nuovi 10 licenziamenti e altrettanti passaggi a tempo parziale. Da un mese l’assemblea dei soci di Thetis che vede come socio pubblico solo l’ACTV (5% azioni) ha nominato nuovo Amministratore Delegato Unico su richiesta dei Commissari del CVN che detiene il 51% delle azioni Thetis. E’ stato nominato Walter Montanari che proviene dalla Guardia di Finanza. Il paradosso è che una società giovane, con laureati specializzati e che si occupa di temi del futuro (ambiente, resilienza, mobilità sostenibile) a Venezia (non di maschere!!! E di turismo!!!) non viene aiutata ma paga errori di altri e viene colpita con riduzioni di personale

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La situazione dell’ex caserma di Cona approda in consiglio regionale grazie a una mozione M5S, Baldin: “A Cona una situazione insostenibile”

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La situazione di Cona approda in consiglio regionale. In seguito ai gravissimi fatti verificatisi nella struttura di accoglienza della località veneziana, il gruppo consiliare veneto del Movimento 5 Stelle ha prodotto una mozione sull’argomento: il provvedimento è stato presentato ieri a prima firma della consigliera regionale veneziana Erika Baldin.

“Quella di Cona è ormai una situazione insostenibile – avverte la consigliera – che mette in luce tutti i difetti della politica nazionale incapace di risolvere con senso di responsabilità i problemi”.

La mozione prende le mosse dalla constatazione che le ex caserme utilizzate per l’ospitalità dei migranti dovrebbero ospitare al massimo 200 persone, e servire solamente per offrire loro una prima accoglienza: “Due mesi circa – si legge nel documento formalizzato dal gruppo M5S – durante i quali insegnare ai migranti le regole della civile convivenza e qualche parola di italiano”.

“Invece attualmente i profughi a Cona, secondo le stime, dovrebbero essere circa 700 – recita la mozione – e alcuni di loro sono lì da agosto. Questi purtroppo sono numeri a dir poco eccessivi, basti solo pensare alla gravità della situazione se si dovesse verificare una rivolta all’interno del centro”.

“I cittadini – continua Baldin – sono stanchi di doversi sobbarcare le inefficienze di questa classe dirigente. Il problema di Cona, come di altri centri, è noto, ma nessuno finora se ne è occupato”.

La mozione intende quindi impegnare la Regione a far valere il proprio peso con il governo centrale per alleggerire il numero spropositato dei profughi presenti nella base di Cona e per trovare soluzioni alternative per i migranti. Ma anche a far valere la regola, proposta anche dal ministro dell’Interno, nei protocolli d’intesa per l’accoglienza diffusa dei richiedenti asilo e rifugiati, dei due migranti ogni mille abitanti.

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“ECCO GLI SQUALI IN PORTO, COME VOLEVASI DIMOSTRARE …”

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Il “Caro Leader” Costa, ci ha provato, è stato pesato, misurato ed è stato trovato mancante!

 

Fin da subito avevamo avanzato il sospetto che dietro ad una vendita di quote di APVS con una procedura ad evidenza pubblica atta ad identificare un nuovo socio, si celasse la volontà di voler fare una sola e mera speculazione finanziaria. Quella clausola che prevedeva il diritto di prelazione inserita nel bando di gara, suonava come una nota stonata, come una chitarra scordata. Dopo settimane di fumus mediatico che azzardava le ipotesi più disparate sulla natura degli offerenti, su cosa avrebbero fatto delle quote acquistate, su come si sarebbero organizzate le grandi compagnie di crociera, sul futuro dell’indotto dell’attività crocieristica/portuale, ecco che viene fuori la verità a diradare ogni dubbio: non è altro che una pura, semplice nonché mera speculazione finanziaria! Noi lo dicevamo. Noi lo avevamo denunciato agli organi di stampa ed alle autorità competenti. Già la giurisprudenza amministrativa aveva avuto modo di pronunciarsi sulla compatibilità di clausole di prelazione in materie assoggettate al principio di evidenza pubblica, sancendone espressamente l’illegittimità, poiché in caso contrario si consentirebbe a soggetti che non hanno partecipato alla gara di divenire contraenti di un soggetto pubblico ovvero, paradossalmente, di vincere la gara stessa senza neppure parteciparvi!

 

E poi, esercitare il diritto di prelazione aggiudicandosi delle quote societarie per poi poterle rivendere al miglior offerente sembra esser servito solo ad aumentare l’utile d’impresa, ma a favore di chi? Chi effettivamente ci guadagna?

 

La cosa sconcertante e che una società di natura pubblica, finanziata da denaro pubblico, atta a svolgere servizi per il pubblico, abbia agito come un privato vendendo le quote appena aggiudicate senza neppur inserire una clausola di garanzia per quei lavoratori la cui esistenza lavorativa dipende proprio da quelle quote societarie e dalla loro vendita. In questa nuova rivisitazione della “stangata”, c’era da aspettarselo che qualcuno si sarebbe fatto male perché a fronte di chi si riempie la pancia con un profitto stellare, ci saranno molti lavoratori che di pancia sentiranno solamente i dolori perché il privato che subentrerà a VS, avrà riguardi esclusivamente per il proprio profitto. Un elemento positivo però, a dirla tutta, è emerso: anche i giganti delle crociere hanno capito quanto l’idea del duo Costa – Brugnaro fosse assurda! Forse più per convenienza politica che per convinzione, ma l’importante è che finalmente qualcuno ha posto una pietra tombale sui propositi di scavi in laguna! Assurdo che ad infliggere il colpo mortale siano state proprio le compagnie richiamate dal bando milionario-speculativo-finanziario di Costa.

 

E adesso chi serve il conto politico del disastroso doppio mandato al presidente Costa? Ora che del suo progetto di scavo di canali (Contorta prima, Tresse poi, poi di nuovo Contorta) non restano che i soldi spesi per i due progetti e i 4 anni persi in cerca di una soluzione alternativa al transito delle grandi navi?  Forse è il caso che il conto se lo presenti da solo…. E’ proprio vero, nel porto hanno avvistato gli squali.

 

 Emanuele Cozzolino, Marco Da Villa – Deputati M5S

 Erika Baldin – Consigliera Regione Veneto – M5S 

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Grandi Navi, Trevisanato chiede abolizione limiti. Baldin (M5S): “Il calo del turismo crocieristico non è attribuibile ai limiti imposti a Venezia. Trevisanato fa interessi del settore, ma la politica deve fare quelli del bene collettivo”

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Trevisanato, presidente della Venezia Terminal Passeggeri protesta contro le limitazioni al transito delle grandi navi in laguna chiedendo un nuovo decreto che abolisca il limite delle 96 mila tonnellate, ora vigente, per consentire l’ingresso in laguna delle navi da crociera.

Erika Baldin (M5S), consigliera regionale della provincia di Venezia e in commissione turismo si oppone: “Trevisanato fornisce una lettura parziale sul calo del turismo crocieristico. Il calo è mondiale, del 20%. Non è attribuibile quindi alle limitazioni imposte alle grandi navi a Venezia.

Trevisanato naturalmente fa gli interessi delle compagnie crocieristiche, ma noi e tutta la politica dobbiamo pensare invece al bene collettivo e quindi alla tutela di Venezia, della laguna e del turismo di qualità.

Il turismo a Venezia ha buoni numeri, dovrebbe aumentare di qualità, non di quantità. Le mastodontiche navi da crociera, pronte a ripartire dopo aver invaso la laguna, contribuiscono spesso a quel fenomeno di turismo di massa che bisogna regolare. Le navi dovrebbero restare fuori dalla laguna.

“Ci auguriamo – conclude la consigliera – quindi che il Governo Renzi per una volta ascolti la città e non le corporation”.

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Baldin: “Prima classe sulle tratte regionali è anacronistica, vanno tutelati i diritti dei pendolari”

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Prima classe vuota: tutti in piedi lo stesso, e i controllori bacchettano pure i pendolari

La prima classe è vuota, mentre nella seconda non si respira per l’affollamento. Qualcuno “invade” il vagone della prima e intervengono i controllori, facendo alzare tutti e richiamando i pendolari a starsene composti: c’è modo e modo di stare in piedi in prima classe. A raccontare l’incredibile vicenda, avvenuta mercoledì sulla tratta Venezia-Padova, è la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Erika Baldin, contattata oggi da alcuni viaggiatori che hanno assistito alla scena: “Il treno era uno dei pomeridiani più utilizzati dai pendolari – racconta la consigliera – che tornavano da Venezia e Padova verso Rovigo. Mi è stato riferito che la prima classe era vuota, mentre nella seconda non si riusciva a respirare per l’affollamento, quindi alcune persone hanno deciso di sedersi nei posti liberi. Ma sono subito arrivati i controllori, che hanno fatto alzare tutti i presenti. E qualcuno che stava appoggiato ai sedili dalla corsia centrale è stato ripreso, gli hanno detto che c’è modo e modo di stare in piedi in prima classe”.

“Cominciamo con il dire che la prima classe sulle tratte regionali è ormai anacronistica, soprattutto se parliamo dei treni dei pendolari – spiega Baldin – si potrebbe pensare a quanto accade sugli aerei, dove in caso di overbooking i viaggiatori vengono spostati nei posti vuoti in prima classe. Ma credo che sia arrivato il momento di fare davvero qualcosa per risolvere una situazione inaccettabile”.

Le lamentele dei pendolari sono ormai quotidiane e molte si basano proprio sulla presenza di una prima classe ritenuta inutile dai viaggiatori.

“Se proprio si vuole mantenere una prima classe – continua la consigliera – almeno che riducano i vagoni destinati a questo servizio o addirittura i posti all’interno dello stesso vagone. E i pendolari devono avere il diritto di sostare in sicurezza anche nelle aree di prima classe. Devono essere aumentate le corse nelle ore di punta e deve essere aggiunto materiale rotabile”.

“Zaia lancia messaggi elettorali inaugurando treni, ma si tratta solamente di una goccia nel mare dei disagi che i pendolari devono subire ogni giorno – conclude l’esponente del Movimento 5 Stelle – queste persone ci contattano ormai ogni giorno per raccontarci ritardi, problemi, fatti e vicende che spesso sfociano nel grottesco, come l’episodio avvenuto l’altro ieri”.

 

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Baldin sulla sicurezza della Romea

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Romea, la Consigliera regionale del M5S Erika Baldin annuncia una risoluzione: “La Romea è una strada tra le più pericolose d’Italia. Ritengo non si stia facendo abbastanza per renderla più sicura, per questo oggi stesso ho depositato una risoluzione per impegnare la Giunta Regionale del Veneto a farsi promotore presso lo Stato e l’ANAS perché venga posta in misura prioritaria l’attenzione e le risorse necessarie agli interventi urgenti.”

Baldin segue da tempo il problema: “Sono stata personalmente dal Ministro Del Rio a fine febbraio, per portare l’attenzione sulla pericolosità di quel tratto di strada tristemente noto come il più mortale, per spingere la priorità sulla sua messa in sicurezza.

Un’altra stagione estiva si sta avvicinando ed il traffico aumenterà con tutti i rischi che già si corrono ogni giorno per pendolari e studenti. Abbiamo bisogno di sicurezza nelle strade del Veneto.”

L’azione della Baldin prende vita dall’annuncio di ANAS in merito ad una serie di interventi che intende iniziare già nel 2016, grazie ad un piano complessivo di 1,6 miliardi dedicati alle manutenzioni straordinarie, risanamenti e messe in sicurezza per le strade Orte Cesena (E45) e Cesena Mestre (E55).

A quest’ultima verranno destinati 540 milioni e per il tratto dal confine con l’Emilia Romagna fino a Mestre l’impegno attuale previsto per il primo lotto è di soli 13 milioni di euro.

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