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Comunicati stampa

LA GIUNTA REGIONALE CONSIDERA 21 MINUTI UN TEMPO “COMPATIBILE” AFFINCHÉ L’AMBULANZA SOCCORRA UN CARDIOPATICO IN CODICE GIALLO

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Venezia, 20 febbraio 2024 – Ventun minuti di attesa dell’ambulanza, per soccorrere un paziente cardiopatico in codice giallo? Per la Giunta regionale del Veneto è tutto normale. Il fatto è accaduto lo scorso 3 settembre 2023 in via Verdi a Jesolo, dove un turista tedesco si era sentito male, accasciandosi a terra: i soccorsi furono invocati immediatamente, ma la risposta arrivò dopo cinque minuti, più i ventuno necessari al mezzo del 118 per arrivare in loco. Il motivo? La carenza di vetture in dotazione all’ospedale di Jesolo in quel momento, impegnate in altri servizi. Così l’ambulanza che, per fortuna e grazie alla professionalità del personale sanitario, ha potuto salvare la vita al turista aveva dovuto muovere da Ca’ Savio.

La questione aveva interessato la Giunta di palazzo Balbi attraverso l’interrogazione che Erika Baldin, capogruppo del MoVimento 5 Stelle, aveva depositato due giorni dopo il fatto, e alla quale è stata data risposta solo martedì in aula, durante la seduta di Consiglio: «Premesso che un caso simile si era verificato già nel 2020, con esiti fatali -spiega la consigliera- il fatto che il paziente avesse subìto già due interventi di applicazione di bypass al cuore doveva essere considerato un’aggravante, non un’attenuante per attribuire il codice giallo. Come se ricevere un codice giallo dia diritto a una sanità meno veloce ed efficace».

Sia i primi sintomi, sia la diagnosi di dismissione dall’ospedale furono concordi nell’escludere tuttavia l’infarto del miocardio: «Nella sua risposta -ricorda Baldin- l’assessore Calzavara ha dichiarato che, sebbene i mezzi siano stati impegnati contestualmente in più missioni, i tempi di arrivo dell’ambulanza sono stati valutati pienamente compatibili con le necessità del paziente». Nel territorio di competenza dell’ULSS 4 sono sette le ambulanze adibite al soccorso avanzato fin dal 2019, a fronte di un fabbisogno di cinque, oltre all’incremento estivo.

«Ciononostante -argomenta l’esponente del M5S- oltre venti minuti non possono comunque essere considerati un intervallo breve, o in linea con la normalità. Occorre purtroppo tener conto delle condizioni viabilistiche delle aree interne: non si contano più situazioni consimili, di ambulanze rimaste imbottigliate nel traffico lungo strade obbligate come la Romea o quelle del Veneto orientale. Da Isolaverde a San Donà, da Adria a Jesolo, episodi come questi faticano a rientrare nel rango dell’asserita eccellenza veneta».

Che va garantita non solo tentando di rispettare le liste di attesa alle visite e prestazioni ambulatoriali, né solamente curando adeguatamente ogni patologia, ma anche assicurando sempre l’abbattimento dei minuti di interventi nei casi di urgenza: «Meno male che stavolta è andata bene -conclude Erika Baldin- altrimenti, dovesse accadere ancora, sarebbe veramente difficile non attribuire la responsabilità al sistema sanitario regionale. Specie in una delle maggiori località turistiche, che potrebbero subire contraccolpi di presenze ove le persone che arrivano (e naturalmente quelle che risiedono in maniera stabile) non avessero certezza di essere curate tempestivamente in caso di necessità. Anzi, riducendo le loro stesse aspettative di vita».

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Comunicati stampa

MANCATO TRASFERIMENTO DEI SERBATOI DI SAN MARCO PETROLI DALL’ABITATO DI MALCONTENTA, LA MAGGIORANZA DI BRUGNARO È FOSSILE E NON DIFENDE L’INTERESSE PUBBLICO

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Venezia, 2 febbraio 2024 – Ventiquattro serbatoi di combustibile e idrocarburi, a 150 metri di distanza dalle abitazioni residenziali. Il Consiglio comunale di Venezia, con i voti della sola maggioranza di centrodestra, ha ratificato la delibera di variante urbanistica che legittima l’attuale ubicazione degli impianti di San Marco Petroli a Malcontenta: «Ancora una volta -commenta Erika Baldin, capogruppo del MoVimento 5 Stelle al Consiglio regionale- sono stati traditi gli accordi di programma del 2008 e del 2020, i quali ne prevedevano lo spostamento verso la zona adiacente alla DECAL di Porto Marghera».

C’è chi lo definisce uno dei depositi più pericolosi dell’area industriale contermine alla laguna, e non solo: «Eppure non si vede traccia delle opere di compensazione -osserva la consigliera- né del promesso parco urbano. A chi obietta questioni finanziarie, è facile ricordare come i fondi del PNRR erano a disposizione, anziché vederseli rifiutare per il “bosco dello sport”». Non sono sufficienti, secondo Baldin, le rassicurazioni della maggioranza consiliare veneziana: «L’impresa non è vincolata dal Comune a investire nella sicurezza, c’è stata troppa disinvoltura. E, come spesso succede, gli interessi privati ed economici battono quello pubblico alla salute e all’ambiente».

Da tempo, la coordinatrice metropolitana del M5S solleva le questioni legate all’abitato di Malcontenta, così pericolosamente vicino agli stabilimenti chimici: «Ho chiesto più volte ad ARPAV di rilevare la qualità delle acque di scolo irriguo che solcano il Vallone Moranzani, e che ricevono liquami di colore rosso. Così come ho sollecitato spesso l’Agenzia regionale per l’ambiente a monitorare l’aria nei pressi della scuola primaria Fratelli Bandiera, dove le rilevazioni del benzene hanno oltrepassato i limiti consentiti dalla legge. Non mi fermo certo qui -conclude Erika Baldin- ma noto amaramente che mentre l’Unione Europea chiede la transizione verde, la maggioranza politica nel Consiglio veneziano è ancora… fossile».

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