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DISAPPUNTO PER LA DECISIONE DEL GOVERNO DI RIPORTARE A L’AQUILA LE CARTE PROCESSUALI DEL VAJONT: SCHIAFFO A MATTARELLA, AL CONSIGLIO REGIONALE VENETO, AI SUPERSTITI

vajont

Venezia, 15 maggio 2024 – La capogruppo del MoVimento 5 Stelle al Consiglio regionale, Erika Baldin, esprime forte disappunto per le parole del sottosegretario Gianmarco Mazzi, il quale in Parlamento ha dichiarato che i documenti originali del processo per la tragedia del Vajont torneranno a L’Aquila (sede del dibattimento) dopo la loro digitalizzazione a Belluno.

«Questo governo non si ferma neanche davanti al monito del presidente Mattarella -constata la consigliera- né a un voto unanime del Consiglio regionale del Veneto, che già nel 2019 aveva impegnato la Giunta a intervenire in tal senso con l’esecutivo centrale, attraverso modifiche alla vigente legislazione».

Lo scorso 9 ottobre, durante le celebrazioni per i sessant’anni dagli avvenimenti, il Capo dello Stato statuì di ritenere non solo opportuno, quanto doveroso che le carte processuali (250 buste per ben 5205 unità archivistiche) rimangano nel territorio, vicino a dove la tragedia si è consumata, rivestendo ora finalità di memoria e non più di processo pendente.

«Ben venga la digitalizzazione, a preservare il valore dei documenti dalla fragilità del supporto cartaceo, soggetto a deterioramento -continua Baldin- ma è necessario che questi beni permangano tra le montagne che hanno visto prima la scellerata azione dell’uomo, poi l’immane ritorsione della natura. Sarebbero un monito eterno, immanente, a non ripeterne le condizioni di dissesto idrogeologico da eccessivo sfruttamento del suolo».

Ora il sindaco di Longarone, Roberto Padrin, è intenzionato a coinvolgere di nuovo il presidente della Repubblica: «Lo supporto in questa azione -aggiunge l’esponente del M5S- perché quasi tutte le persone oggi superstiti, quella notte, hanno perduto tutto. La casa, i propri cari, perfino un luogo dove piangerli. Almeno i loro nomi non vengano cancellati dalla storia, sradicati post mortem per la seconda volta e più».

Erika Baldin era stata la prima in questa legislatura, nel maggio 2023, a interrogare la giunta Zaia per conoscere quali azioni essa intendesse espletare al fine di raggiungere l’obiettivo: «La risposta fu soddisfacente nella teoria di avviare un confronto con le istituzioni sovraordinate, per trovare una soluzione.

Ma alle dichiarazioni non sono seguiti fatti congruenti. E ora, la stessa maggioranza di “filiera” che regge le sorti del governo ha chiuso le porte in faccia a Longarone, alla popolazione bellunese, al lavoro di Tina Merlin, a un’intera regione».

erika baldin

The author erika baldin

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