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SOLIDARIETÀ AL CRONISTA EDOARDO FIORETTO, TRATTENUTO PER ORE DALLA QUESTURA DI PADOVA. AVVERTO UN BRUTTO CLIMA, DIFENDO IL DIRITTO DI CRONACA

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Venezia, 15 aprile 2024 – La capogruppo del MoVimento 5 Stelle al Consiglio regionale del Veneto, Erika Baldin, esprime la propria solidarietà al giovane cronista del Mattino di Padova, Edoardo Fioretto, il quale giovedì 12 aprile era stato trattenuto per ore nei locali della Questura antoniana, senza che gli venissero contestati capi d’imputazione. «Mi unisco alla mobilitazione di questi giorni -esordisce la consigliera- chiedendo perché un fatto del genere sia avvenuto, privando una persona della possibilità di svolgere il suo lavoro, tanto più delicato quando si tratta di informare la collettività».



Fioretto si trovava in via Zabarella a Padova, sede dell’esposizione artistica “Da Monet a Matisse”, dove le attiviste e gli attivisti di Ultima Generazione stavano per compiere una delle loro plateali proteste: «Se “l’errore” del giornalista è stato solo quello di svolgere il proprio mestiere -prosegue Baldin- cercando di filmare quanto stava per accadere, allora da cittadina e da politica sono sollevata dal pensiero che il fondamentale diritto di cronaca viene ritenuto inviolabile, almeno da parte di chi lo pratica ogni giorno attraverso i media. Se poi invece Fioretto stava per filmare quanto alcuni non avrebbero voluto far vedere, a maggior ragione urgono motivazioni trasparenti per il suo fermo».

Periodicamente vengono pubblicati report internazionali e indipendenti, secondo i quali la libertà di stampa in Italia non se la passa benissimo: «Sono almeno trent’anni che va così -aggiunge l’esponente del M5S- e addolora che anche in Veneto si siano verificate torsioni autoritarie. Penso anche al Comune di Venezia, che esclude dalla sala stampa di Ca’ Farsetti le operatrici e gli operatori dell’informazione, pronti ad incontrare i comitati civici che si battono contro l’emergenza casa. Segnali che non mi piacciono per niente, e indicano un clima negativo nella società odierna». Prendendo a prestito un celebre motto, Erika Baldin conclude: «Giornalismo è raccontare le verità scomode, mentre accadono e magari senza filtri. Il resto si chiama pubbliche relazioni».

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L’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ BOCCIA L’INCENERITORE ENI DI PORTO MARGHERA: ORA LA REGIONE BLOCCHI IL PROGETTO

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Venezia, 15 aprile 2024 – «Presenterò un’interrogazione alla Giunta regionale per chiedere quali azioni intenda intraprendere dopo il parere dell’Istituto Superiore di Sanità sul progetto dell’inceneritore per fanghi proposto da Eni Rewind a Malcontenta. Il documento dell’ISS contiene una serie di valutazioni preoccupanti sui possibili impatti per la salute pubblica, individua numerose criticità nella Valutazione di Impatto Sanitario (VIS) predisposta dal proponente, che secondo l’ISS “appare carente su numerosi aspetti rilevanti per la tutela della salute”, e suggerisce alla Regione di richiedere ulteriori approfondimenti». Così Erika Baldin, capogruppo del MoVimento 5 Stelle in Consiglio regionale, tra le prime a portare all’attenzione della Giunta regionale il progetto Eni Rewind di Porto Marghera con un’interrogazione presentata nel gennaio 2023.

«Avevo chiesto alla Regione di valutare attentamente i rischi per la popolazione e, in ultima istanza, di non autorizzare un progetto così impattante, che prevede l’incerimento di 190 mila tonnellate di fanghi di depurazione l’anno in un’area già pesantemente vessata sotto il profilo ambientale. Ora è l’ISS a scrivere nero su bianco, all’interno del parere, che “l’area di localizzazione dell’impianto presenta delle esistenti criticità in riferimento alla qualità ambientale, che non la rendono idonea a supportare ulteriori carichi inquinanti”, tanto che “si ritiene necessario garantire alle comunità locali che nuovi insediamenti non comportino un ulteriore peggioramento ambientale”: proprio ciò che chiedono fin dall’inizio i cittadini riunititi nel Coordinamento No Inceneritore Fusina, che si oppone al progetto di Eni a Malcontenta oltre che a quello di Veritas a Fusina», aggiunge Baldin.

«Ora la Regione non potrà ignorare il parere dell’ISS e, con la nuova interrogazione, chiedo che vengano svolti tutti gli approfondimenti suggeriti dall’istituto. In molti casi, si tratta di aspetti che erano già stati segnalati alla regione proprio dal comitato No Inceneritore: il parere dell’ISS è l’ennesima riconferma della qualità del lavoro di questi cittadini, che da anni si impegnano con serietà per la tutela della salute e dell’ambiente nel loro territorio», conclude Baldin.

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SERVIZIO CIVILE PER I BULLI: GIUSTO, MA IL GOVERNO RIPRISTINI I FONDI. HO PRESENTATO UN’INTERROGAZIONE ALLA GIUNTA REGIONALE

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Venezia, 11 aprile 2024 – «Concordo con la proposta dei sindaci di Treviso e Vicenza di far svolgere il servizio civile ai ragazzi che compiono atti violenti. Ma allora Conte, come Possamai, chieda al governo di investire di più su questo importante istituto: anzitutto ripristinando i fondi, che nell’ultima legge di bilancio sono passati da 311 a 111 milioni di euro». Così Erika Baldin, capogruppo del MoVimento 5 Stelle in consiglio regionale. «Nel frattempo il fondo per il servizio civile regionale è a quota zero. Così molti giovani rimarranno esclusi dal servizio civile e questo è un danno per tutta la collettività», commenta Baldin.

«La scorsa settimana ho presentato un’interrogazione per chiedere alla Giunta regionale cosa intenda fare in merito alla decisione del governo Meloni, che ha falcidiato i bandi del servizio civile universale. Il Veneto perderà circa 400 posti rispetto ai 1.353 assegnati lo scorso anno. Così si penalizzano i giovani e si mettono in difficoltà gli enti locali e le associazioni impegnate nel settore. Per questo Zaia dovrebbe battere i pugni a Roma e, nel frattempo, rifinanziare il servizio civile regionale che oggi vede completamente azzerati i propri fondi», conclude Baldin.

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UN ALTRO INFORTUNIO MORTALE A MESTRE, ORA BASTA! LA REGIONE ATTUI IL PIANO PER LA SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO

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Venezia, 5 aprile 2024 – «La Regione del Veneto è inadempiente rispetto agli impegni promossi (e sottoscritti) dalla Regione stessa. Nel 2018, con il Piano regionale per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, Zaia aveva promesso l’assunzione di 60 tecnici della prevenzione negli Spisal delle Ulss venete. Invece sono passati sei anni e le carenze d’organico restano gravissime». Lo afferma Erika Baldin, capogruppo del MoVimento 5 Stelle in consiglio regionale, esprimendo «cordoglio per l’ennesima tragedia sul lavoro, che ha visto coinvolto un operaio di 45 anni al teatro Momo a Mestre».

«Lo scorso dicembre, la maggioranza di Zaia ha bocciato il mio emendamento al Documento di Economia e Finanza Regionale che chiedeva il “rafforzamento dell’organico relativo agli ispettori SPISAL”: quel voto, nella seconda regione per morti sul lavoro, al termine di un anno che ha visto 101 infortuni mortali, è stato semplicemente vergognoso. Ormai siamo al negazionismo delle morti sul lavoro», osserva Baldin. «La realtà è che il Veneto è indietrissimo sul fronte della sicurezza nei luoghi di lavoro: lo scorso anno, le denunce di infortunio registrate dall’INAIL sono state 69.643 a livello regionale e le malattie professionali hanno raggiunto quota 4.633, con un aumento del 18% rispetto al 2022», aggiunge la consigliera regionale.

«Da uno studio dello Spisal di Padova è emerso che il 52% degli infortuni analizzati è riconducibile a una violazione delle norme sulla sicurezza. In altri termini, un infortunio su due, tra quelli gravi o addirittura mortali, poteva essere evitato. Aggiungiamo che un’azienda su tre risulta fuorilegge dal punto di vista delle norme sulla sicurezza e capiamo l’importanza della prevenzione e dell’apparato di controllo. Per questo ripeto che la Regione dovrebbe rispettare gli impegni del Patto per la sicurezza sul lavoro, firmato anche dai sindacati e dalle parti datoriali, e assumere i tecnici Spisal come promesso ormai sei anni fa», conclude Baldin.

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OGGI IN VISITA AL CARCERE FEMMINILE DI VENEZIA: IL CONSIGLIO APPROVI LA MIA MOZIONE PER LE DETENUTE MADRI

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Venezia, 3 aprile 2024 – «Se l’esperienza della detenzione è dura per tutti, lo è in particolare per le donne che vivono con maggiore intensità emotiva la separazione dai figli. Occorre garantire concretamente il diritto ai colloqui e alle visite dei familiari, specialmente dei figli». Così Erika Baldin, capogruppo del MoVimento 5 Stelle in Consiglio regionale, che oggi si è recata in visita alla Casa di reclusione femminile della Giudecca, a Venezia, secondo quanto previsto dall’articolo 67 dell’ordinamento penitenziario. «Quella della Giudecca è una tra le cinque case di reclusione femminili presenti in Italia e accoglie donne che provengono da tutta la Penisola: chiaramente questo comporta delle difficoltà per le visite familiari», sottolinea Baldin.

«Alla distanza, si aggiungono i problemi specifici di Venezia: per arrivare al carcere è necessario un viaggio in vaporetto che, tra andata e ritorno, costa 19 euro a persona. Un papà con due figli si troverà a spendere sessanta euro, soltanto di vaporetto, per accompagnare i bambini dalla madre: spese che a Roma o Milano non ci sono. Per questo auspico un interessamento da parte del Comune e della Regione. A tal proposito, chiederò che venga calendarizzata la mozione che ho depositato l’8 marzo per impegnare la Regione ad attivarsi per migliorare la situazione delle detenute madri e delle detenute minorenni», aggiunge Baldin. «La specificità veneziana impatta anche sulla situazione del personale: le agenti di polizia penitenziaria raggiungono quasi la quota prevista (105 su 135), ma per molte delle neo assunte la Giudecca costituisce un impiego di passaggio. Il personale amministrativo è sotto organico (12 effettivi sui 20 previsti), mentre le educatrici sono cinque», prosegue la consigliera regionale.

«La Casa di reclusione femminile di Giudecca ha sede in un antico monastero, con strutture in parte fatiscenti che proprio in questo periodo sono oggetto di vari interventi di restauro anche in vista dell’allestimento del padiglione della Biennale d’Arte. Gli spazi comuni e di lavoro non mancano: le ottanta detenute, ospitate in camerate da quattro/cinque fino a otto letti, possono trovare impiego nella lavanderia, nell’orto, nel laboratorio cosmetico e nella sartoria, oltre che in cucina e nei servizi di pulizia», conclude Baldin, che durante la visita in carcere ha incontrato Vania Carlot della cooperativa sociale “Rio Terà dei Pensieri”, responsabile del laboratorio e dell’orto, e Adriano Toniolo della cooperativa sociale “Il Cerchio”, responsabile della sartoria e della lavanderia industriale.

Erika Baldin (MoVimento 5 Stelle), consigliera regionale

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SUICIDI IN AUMENTO NELLE CARCERI VENETE, CHE SONO PIÙ SOVRAFFOLLATE DELLA MEDIA NAZIONALE

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Venezia, 21 marzo 2024 – «Quando qualcuno muore in carcere è facile voltarsi dall’altra parte, ma non si può rimanere indifferenti di fronte all’aumento dei suicidi nelle strutture penitenziarie venete. Nel 2023 sono stati otto, contro i due dell’anno precedente: tre a Verona, tre a Venezia, uno a Treviso e uno a Vicenza. Numeri che fanno gelare il sangue nelle vene e sui quali è opportuno un supplemento di analisi». Così Erika Baldin, capogruppo in Consiglio regionale del MoVimento 5 Stelle del Veneto, a margine della seduta odierna della commissione Sanità e Sociale, nel corso della quale è stata illustrata la relazione del Garante regionale dei diritti della persona riferita al 2023. «Ringrazio il Garante e la sua struttura per il prezioso lavoro svolto, che getta luce sulla situazione drammatica delle carceri venete», sottolinea Baldin.

«Le carceri venete rischiano di scoppiare: nel 2023 il sovraffollamento ha raggiunto il 134%, un dato superiore alla media nazionale, pari al 118%. Ne ho avuto diretta conferma recentemente, al carcere minorile di Treviso, dove ho potuto toccare con mano i primi effetti del decreto Caivano che aumenterà ancor di più il numero di minorenni reclusi», ricorda la consigliera regionale, che il 13 marzo scorso si è recata in visita all’Istituto Penitenziario Minorile (IPM) e al Centro di Prima Accoglienza (CPA) di Treviso, secondo quanto previsto dall’articolo 67 della legge sull’ordinamento penitenziario.

«Dalla relazione del Garante emerge una forte necessità di miglioramento degli spazi comuni e della sicurezza sociosanitaria dei detenuti. Questa valutazione è condivisa da tutti i soggetti coinvolti nell’esecuzione penale: dal sindacato della polizia penitenziaria, agli avvocati aderenti all’Unione delle Camere Penali che proprio ieri si sono astenuti dalle udienze per richiamare l’attenzione sulle gravissime condizioni di sovraffollamento delle carceri italiane. In Veneto, le uniche due carceri non sovraffollate sono il femminile di Venezia e la casa circondariale di Padova», aggiunge Baldin. «Il 36% delle segnalazioni ricevute dal Garante regionale riguarda la materia sanitaria: qui la competenza è regionale, tramite le Ulss del territorio. Occorre fare di più», conclude Baldin.

Erika Baldin (MoVimento 5 Stelle), consigliera regionale

 

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APPROVATO ALL’UNANIMITÀ UN MIO ORDINE DEL GIORNO, PIÙ RISORSE PER LE TELECAMERE DI VIDEOSORVEGLIANZA NEI SITI SENSIBILI: BUS, STAZIONI, AMBULATORI MEDICI, SINDACATI

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Venezia, 12 marzo 2024 – Sedi sindacali, associazioni che promuovono la memoria, stazioni ferroviarie. Ma anche presìdi medici in specie notturni e, ultimamente, pure i mezzi di trasporto: sono solo alcuni dei siti cosiddetti “sensibili” che in epoca più o meno recente sono stati assaltati da malviventi e sbandati, e che potranno d’ora in poi essere controllati grazie a maggiori risorse da destinare ai circuiti di telecamere. È l’esito di un ordine del giorno, approvato all’unanimità, che la capogruppo del MoVimento 5 Stelle al Consiglio regionale, Erika Baldin, ha presentato all’attenzione dell’aula. «La massima assemblea veneta -spiega soddisfatta la consigliera- ha deliberato di invitare la giunta Zaia ad attivarsi per incrementare, verso il 2025, le risorse del programma denominato “Sistema integrato di sicurezza urbana”, al fine di realizzare un maggior numero di progetti di videosorveglianza».

L’ordine del giorno Baldin è stato infatti associato al disegno di legge regionale numero 236, che aveva l’obiettivo di modificare la LR 9/2002 in tema di promozione della legalità e della sicurezza, e che è stato puntualmente approvato nella seduta di martedì: esso disciplina i contributi erogati dalla Regione a favore degli enti locali, privilegiando le azioni di prevenzione. In particolare, la Regione concorre al finanziamento di progetti integrati, presentati in forma singola o associata, volti a risanare aree ad alto tasso di criminalità attraverso vigilanza di quartiere, adeguamento tecnologico delle polizie locali, sostegno delle fasce più deboli e a rischio dell’incolumità personale, recupero delle aree dismesse e potenzialmente pericolose, interventi contro l’usura, la diffusione delle droghe e l’alcoolismo. Lo scopo voluto dall’esponente del M5S è accendere un faro soprattutto verso quegli spazi ad uso pubblico che loro malgrado sono finiti nelle cronache per via dell’azione violenta di alcuni facinorosi, a partire dall’assalto alle sedi della CGIL e dell’ANPI.  

«Ma penso ai casi di aggressione negli ambulatori, in specie dove lavorano dottoresse e infermiere -conclude Erika Baldin- e purtroppo anche agli autobus, come avvenuto gli ultimi giorni nell’area metropolitana di Venezia. La sensazione di insicurezza è crescente in questa Regione, e non risparmia alcuna fascia d’età. Per questo ho inteso rimarcare la questione dei siti sensibili: la prevenzione dei reati libera risorse per il miglior pattugliamento e supervisione del territorio. Ed evita l’incancrenirsi di zone esasperate, sottratte al potere dello Stato, come ad esempio le strade che circondano la stazione di Mestre e di Marghera. A proposito della quale, ricordo che la maggioranza di centrodestra aveva respinto un mio emendamento alla Legge di Stabilità 2023 che chiedeva di erogare un milione per finanziare progetti di inclusione sociale e culturale, nonché di sensibilizzazione agli effetti delle tossicodipendenze, in modo da affiancare alla repressione dei fenomeni criminosi anche la rigenerazione urbana e la cura dal punto di vista sociale».

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BASTA MORTI SUL LAVORO, OGGI IN PIAZZA CON I SINDACATI. LA REGIONE SI COSTITUISCA PARTE CIVILE NEI PROCESSI PER INFORTUNIO

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Venezia, 21 febbraio 2024 – «Oggi sarò in piazza assieme ai sindacati Cgil e Uil, alle 16.30 a Mestre, per la giornata di mobilitazione in occasione dello sciopero nazionale degli edili e dei metalmeccanici convocato a seguito della strage di Firenze». Così Erika Baldin, capogruppo del MoVimento 5 Stelle, che ribadisce: «oggi piangiamo cinque morti e tre feriti, vittime di un sistema malato. È ora di dire basta ad appalti e subappalti, lavoro precario e contratti pirata. Servono più controlli, più assunzioni nei servizi Spisal regionali e più risorse per la sicurezza sul lavoro».

La settimana scorsa, prima del crollo a Firenze, Baldin ha depositato un’interrogazione assieme alla consigliera regionale Cristina Guarda, capogruppo di Europa Verde. «Abbiamo chiesto alla Giunta regionale di costituirsi come parte civile in tutti i processi per omicidio colposo aggravato da violazione delle norme in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro. Con 101 infortuni mortali nel 2023 il Veneto è la seconda regione in Italia per numero di morti sul lavoro, superata solo dalla Lombardia. Sappiamo, dagli studi effettuati dagli Spisal, che la metà degli infortuni è riconducibile a una violazione delle norme sulla sicurezza: detta in altri termini, un infortunio su due, tra quelli gravi o addirittura mortali, poteva essere evitato», spiega Baldin.

«Quando esce un controllo, un’azienda su tre risulta fuorilegge: chiediamo quindi alla Regione di sostenere con maggiori risorse il sistema degli Spisal e, soprattutto, di assumere i 60 tecnici della prevenzione previsti dal Patto regionale per la sicurezza sul lavoro del 2018. Sono trascorsi sei anni, la scia di sangue nei luoghi di lavoro non si è interrotta e le carenze d’organico negli Spisal restano gravissime. Come si può fare sicurezza e prevenzione se manca il personale?», conclude Baldin.

Erika Baldin (MoVimento 5 Stelle), consigliera regionale

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APPROVATA LA MIA RISOLUZIONE PER ATTIVARE LA GIUNTA A SPINGERE CON IL GOVERNO AL FINE DI TROVARE SOLUZIONI AL SOVRAFFOLLAMENTO NELLE CARCERI E ALLA CARENZA DI PERSONALE

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Venezia, 24 gennaio 2024 – La situazione nelle carceri venete è stata al centro della seduta settimanale del Consiglio regionale, con tre risoluzioni e una mozione, equamente divise tra maggioranza e opposizione.
Soddisfatta la capogruppo del MoVimento 5 Stelle, Erika Baldin, per l’approvazione del suo testo (numero 88) che intende attivare la Giunta di palazzo Balbi al fine di trovare soluzioni concrete ai tanti problemi che attanagliano le case di reclusione: sovraffollamento, suicidi, sommosse, carenza di personale, condizione delle madri detenute.

«Mi fa piacere -commenta a caldo la consigliera- che il Consiglio, con l’eccezione di Fratelli d’Italia, abbia convenuto di auspicare l’impegno dell’esecutivo regionale con il governo, per garantire risultati duraturi nel risolvere le criticità in parola. Il sovraffollamento delle carceri venete si attesta in media al 128%, con picchi che raggiungono il 156% e il 157% nelle case circondariali di Treviso e Verona, del 144% nella casa di reclusione di Padova. 

E non bastano le rassicurazioni del sottosegretario Ostellari, di recente in visita al penitenziario veronese di Montorio, quanto alle necessarie assunzioni di personale in maniera almeno sufficiente a ripristinare per intero le piante organiche carenti. In media, dove dovrebbero esserci al massimo dieci detenuti se ne trovano almeno tredici, con picchi di 16, gestiti da un numero sempre inferiore di guardie carcerarie. A mancare, inoltre, sono soprattutto educatrici ed educatori, dal momento che ogni professionista gestisce una media di circa 70 persone detenute».

L’impegno di Baldin in materia non è certo nuovo, anche se acuito dalle drammatiche notizie delle ultime settimane, con la serie di suicidi (ultimo, il 27enne chioggiotto Stefano Voltolina al Due Palazzi di Padova) e le continue proteste delle detenute e dei detenuti, che chiedono migliori condizioni di agibilità dentro le celle: «Avevo presentato questa risoluzione nell’aprile 2023, ad un anno di distanza dalle rivolte nell’istituto penitenziale minorile di Treviso, che venne appunto chiuso per quindici mesi. Allora chiedevo la sua riapertura, avvenuta solo a luglio dello scorso anno». Durante la discussione sono stati affrontati anche i temi della sanità dietro le sbarre, di competenza regionale: l’assessora alle Politiche Sociali, Manuela Lanzarin, ha confermato gli investimenti nel settore e l’apertura di una nuova struttura a Rovigo.  

L’esponente del M5S ricorda anche la sua visita nel carcere veneziano di Santa Maria Maggiore: «Sono luoghi dove ci si rende conto come il sistema di esecuzione penale italiano sia volto alla riabilitazione e risocializzazione, principio fondamentale soprattutto quando si parla di minori o neomaggiorenni. La vicinanza alle famiglie e agli affetti è essenziale, e se viene a mancare è più facile che siano giovani coloro che non trovano più speranza tra quelle mura, per abbandono. Ringrazio ancora le volontarie e i volontari che si prendono cura di questi casi».

Erika Baldin insiste affinché vengano prese in considerazione misure alternative, depenalizzazioni dei reati a minor impatto sociale e accordi con i Paesi di provenienza: «Il rispetto delle garanzie delle persone carcerate è sancito dall’articolo 27 della Costituzione, e proprio in Veneto non mancano istituti all’avanguardia per il riavvicinamento al lavoro, condizione indispensabile al ritorno alla vita civile dopo aver scontato la pena».

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SICUREZZA STRADALE, DOPO GLI INCIDENTI DI MESTRE LA REGIONE RIPRISTINI LA CONSULTA MAI CONVOCATA NÉ RESA OPERATIVA FINORA

Rampa Cavalcavia di Mestre, nell’incidente della notte fra il 13 e il 14 gennaio 2024

Venezia, 16 gennaio 2024 – Ripristinare la Consulta regionale per la sicurezza stradale, mai convocata né resa operativa. Lo chiede la capogruppo del MoVimento 5 Stelle nel Consiglio veneto, Erika Baldin, in risposta alla Giunta di palazzo Balbi, che vanta erogazioni per oltre 105 milioni di euro in materia dal 2016 ad oggi. L’occasione è stata data da un’interpellanza della stessa consigliera, all’indomani della tragedia del cavalcavia di Mestre lo scorso 3 ottobre, che chiedeva all’esecutivo regionale di attivare tutti gli interventi necessari (a prescindere dalla competenza relativa al singolo tratto) per assicurare l’urgente e pieno raggiungimento dell’obiettivo sicurezza, in specie nei luoghi ricadenti in area regionale e gravati da condizioni di analoga vetustà. L’ente, già dal 2020, aveva stanziato 35 milioni aggiuntivi per la manutenzione di ponti e viadotti di propria spettanza, a favore di Veneto Strade.

Baldin sostiene che «non siamo nelle condizioni di dire se i fondi stanziati dalla Giunta siano pochi o tanti, sta di fatto che rimangono coni d’ombra e zone da sistemare assolutamente, appunto con urgenza». Il riferimento ultimo è alla mancata tragedia di domenica notte, quando alle ore 4.30 un’auto ha sfondato il guard rail soprastante la stazione ferroviaria di Mestre: «Solo per miracolo non c’è scappato il morto ancora una volta -osserva la coordinatrice metropolitana del M5S- e così ogni giorno, dalla strada Romea che ha il record dei lutti alle arterie regionali e provinciali». Secondo Erika Baldin, implementare ulteriori risorse e monitorare la sicurezza in tempo reale sono condizioni necessarie ma non sufficienti: «Ben vengano i bandi diramati dalla Regione per le strade di altri enti pubblici e i sostegni ai Comuni, ma urge la convocazione della Consulta per la sicurezza stradale, creata per legge ma mai convocata né tantomeno resa operativa».

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