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BOCCIATO L’INCENERITORE DI FANGHI CHE ENI VOLEVA REALIZZARE A FUSINA: UNA VITTORIA DI COMITATI AMBIENTALISTI E COMUNI. ORA È TEMPO DI TRANSIZIONE ECOLOGICA

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Venezia, 25 giugno 2025 – La capogruppo del MoVimento 5 Stelle al Consiglio regionale, Erika Baldin, esprime «soddisfazione» per la bocciatura dell’inceneritore di fanghi che ENI Rewind avrebbe voluto realizzare nella zona industriale di Fusina.

«Il parere negativo espresso in sede di Commissione per la valutazione d’impatto ambientale, e quindi il diniego da parte della conferenza di servizi convocata per oggi -commenta la consigliera- rendono ragione alla battaglia delle popolazioni coinvolte, dei comitati ambientalisti e dei Consigli comunali del territorio, da sempre contrari».

La stessa Baldin aveva più volte sollecitato la Giunta regionale del Veneto a dichiarare la propria opposizione al progetto di riciclaggio, che a regime avrebbe bruciato 190mila tonnellate di fanghi annui, provenienti da tutto il Veneto.

«Ora, a maggior titolo – rivendica l’esponente del M5S – si riapre la grande questione ambientale e occupazionale della chimica a Marghera. La transizione ecologica, i fondi del PNRR ottenuti dal governo Conte II e l’istituzione della Zona Logistica Semplificata non possono più aspettare, per consentire a chi vi lavora di non subire riflessi in termini di malattie professionali, e a chi abita l’area di non rischiare alcunché per la propria salute», conclude Erika Baldin. 

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DirittiSanità

DOMANI VISITERÒ L’EX ISTITUTO ELIOTERAPICO A MEZZASELVA DI ROANA, PRESIDIO SANITARIO ORA DISMESSO, CHE PUÒ ESSERE RIUTILIZZATO PER CHI ABITA IN MONTAGNA

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Venezia, 17 giugno 2025 – Mercoledì 18 giugno, alle ore 10.30, la capogruppo del MoVimento 5 Stelle al Consiglio regionale del Veneto, Erika Baldin, assieme a Monica Gios, già assessora comunale ad Asiago, saranno in visita all’ex istituto elioterapico di Mezzaselva di Roana, con lo scopo di far luce attorno al cospicuo patrimonio immobiliare inutilizzato dalle ULSS venete, e auspicarne il riutilizzo in chiave sanitaria.

Le due esponenti politiche raccolgono così l’appello lanciato lo scorso aprile dal Gruppo degli aventi diritto riguardo i domìni collettivi di Roana e Mezzaselva, rivolto alle istituzioni venete nonché al direttore generale dell’ULSS 7 Pedemontana e alla Reggenza dei Sette Comuni. Da quasi vent’anni infatti è in corso la battaglia per riattivare l’istituto -di fabbricazione poco meno che centenaria- a vantaggio della prossimità sanitaria nei territori montani.

La vendita, o peggio la svendita dello stabile sarebbe esiziale, considerato che l’edificio risulta in ottimo stato e restaurato nelle scorse decadi. Ciò che serve ora, soprattutto, sono i progetti per la sua gestione, che possono interessare l’impianto di servizi socio-sanitari: per esempio, negli ambiti dello spettro autistico, dei disturbi alimentari, della ludopatia e altre dipendenze, con vincolo d’uso.

Lo spopolamento delle montagne venete parte proprio dalle violate esigenze di servizi, spazi, presìdi territoriali in ogni contesto del welfare state, dalla sanità alla scuola, dai trasporti all’assistenza. Un piano inclinato favorito da chi regge ininterrottamente la Regione da trent’anni, al quale porre rimedio attraverso una radicale inversione di rotta, a solo vantaggio della cittadinanza. 

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