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DISCARICHE A CIELO APERTO, LA REGIONE ISTITUISCA LA FIGURA DEGLI ISPETTORI AMBIENTALI VOLONTARI

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Venezia, 18 gennaio 2023 – L’appello della sezione adriese di Legambiente, volto ad attivare anche in Veneto la figura degli ispettori ambientali volontari, viene raccolto da Erika Baldin. La capogruppo del MoVimento 5 Stelle al Consiglio regionale, infatti, intende presentare un’interrogazione a risposta immediata alla Giunta di palazzo Balbi, per chiedere appunto di istituire questo importante presidio di controllo e vigilanza, come già accade nelle altre Regioni: «La segnalazione del presidente Bolzon -spiega la consigliera- chiede che venga applicato il Testo Unico per l’ambiente, che obbliga i responsabili e i proprietari dei terreni alla rimozione, allo smaltimento e al ripristino delle aree adibite a discarica non autorizzata di rifiuti».

Nella fattispecie, sotto osservazione è via Ca’ Garzoni ad Adria, dove da tempo vengono depositati sacchi di scarto e addirittura un’automobile: «Il circolo adriese di Legambiente -ricorda Baldin- aveva già segnalato la questione al Comune. E nel territorio bassopolesano spesso sono intervenuti i Carabinieri forestali e la Polizia locale per sgominare analoghe situazioni dolose». Di qui il passaggio ufficiale dell’esponente del M5S verso la Giunta regionale: «Niente va lasciato intentato -conclude Erika Baldin- in nessuna parte del territorio, visto che sempre più spesso la piaga dell’abbandono dei rifiuti all’aperto prende possesso di campi, aziende dismesse, strade abitate. Oltre alla videosorveglianza occorre che anche in Veneto possano agire gli ispettori ambientali volontari, riconosciuti dalla Regione e dotati degli strumenti per intervenire là dove il decoro e la salubrità sono compromessi».

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NUOVO INCENERITORE DI ENI REWIND A PORTO MARGHERA, LA REGIONE COME INTENDE AGIRE?

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Venezia, 18 gennaio 2023 – Un’interrogazione a risposta immediata, per chiedere alla Giunta veneta come intenda agire nei confronti dell’ipotesi di un nuovo inceneritore per lo smaltimento di 190mila tonnellate annue di fanghi idrici da depurazione civile, progettato da ENI Rewind a Porto Marghera, è stata presentata dalla capogruppo del MoVimento 5 Stelle al Consiglio regionale, Erika Baldin. La stessa, nei giorni scorsi, era intervenuta assieme alla capogruppo veneziana Sara Visman per auspicare il coinvolgimento della popolazione residente, l’adozione di un nuovo piano di assetto del territorio e la diffusione dell’istruttoria con valutazione d’impatto ambientale.

«Anche senza entrare nel merito della fondatezza di quanto unilateralmente dichiarato dalla società presentatrice del progetto -osserva la consigliera- la struttura in questione (che nelle intenzioni sarebbe pronta per il 2026) avrà comunque un impatto pesante in termini di traffico di mezzi pesanti diretti alla struttura, e insisterà in un’area che da un lato è già pesantemente vessata da strutture antropiche particolarmente degradanti e, per altro verso, si troverà a ridosso della Laguna di Venezia, area naturalistica il cui pregio e importanza sono di livello planetario». Secondo Baldin, «vanno attentamente valutati i rischi per la popolazione, anche per via della presenza di altre strutture come l’inceneritore di Fusina, per il quale oltretutto è previsto un ampliamento».

Quindi, l’esponente del M5S trova «opportuno e necessario l’espletamento di un processo preventivo di partecipazione pubblica, che coinvolga tutti i portatori di interesse», e a tal fine interroga la Giunta regionale, che può rendersi parte attiva nella prevenzione dei possibili rischi per la salute e l’ambiente circostante «Pensando al futuro -conclude Erika Baldin- ciò che serve è un intervento (come ad esempio l’imposizione di un vincolo, giustificato dall’importanza naturalistica dell’area Moranzani) che blocchi sul nascere progetti come questi».

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PERPLESSITÀ PER L’INCENERITORE DI ENI A MARGHERA, POSSIBILI RISCHI PER SALUTE E AMBIENTE. SERVONO UN NUOVO PAT E LA CONSULTAZIONE DELLA CITTADINANZA

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Venezia, 12 gennaio 2023 – L’inceneritore che ENI Rewind vorrebbe costruire a Porto Marghera incontra la forte perplessità del MoVimento 5 Stelle, con la capogruppo in Consiglio regionale Erika Baldin e la consigliera comunale veneziana Sara Visman.
L’impianto, che prevede un investimento di 140 milioni con la volontà di essere attivato prima del 2026, sarebbe destinato a bruciare 190mila tonnellate annue di fanghi da depurazione civile conferiti dai gestori idrici di tutto il Veneto, esclusa la valle del Chiampo (dove la presenza di cromo esavalente impone un trattamento a parte). A seguito di un’analisi del fabbisogno, la società petrolifera intende così compensare la chiusura degli stabilimenti chimici legati al cracking, e sta procedendo in questi mesi a chiedere alla Regione del Veneto le dovute autorizzazioni, che comprendono la valutazione d’impatto ambientale oltre alle opportune concessioni, pareri e licenze.

Ma il MoVimento non ci sta: «Ancora una volta siamo stati messi di fronte al fatto compiuto -sbotta la capogruppo Sara Visman- e senza che il Comune sia stato esplicito. Non solo manca qualsiasi coinvolgimento della popolazione residente, ma questo impianto si radica in un PAT ormai superato, dopo i tantissimi anni occorsi per approvarlo. Il piano infatti è obsoleto sia per i numeri che presenta, sia per l’assetto del territorio dove sono venute mutando le aree edificabili. Prima di tutto, quindi, servirebbe una diversa programmazione e quindi rivedere il PAT secondo le nuove esigenze; poi ogni insediamento impattante dovrebbe essere spiegato e valutato assieme alla cittadinanza».

Visman cita il caso del Vallone Moranzani, pensato come parco, da dove però alcune attività non vengono spostate: «L’area di Porto Marghera dove dovrebbe insistere l’inceneritore è snaturata -ribadisce l’esponente del M5S- e questo perché continuano a essere presentati progetti di ogni tipo in nome della sostenibilità, al fin di ottenere sovvenzioni statali, europee e regionali. Ma senza fare i conti con l’oste, ovvero con chi nei luoghi vive e lavora. La sostenibilità non è un nome di facciata da spendere, ma il presupposto della tranquillità per la salute delle persone. Anche se il vapore ricavato produrrà nuova energia elettrica».

Oggi quei fanghi vengono inviati per la metà in discarica, il resto bruciati fuori regione o all’estero: la consigliera veneziana non demonizza l’impianto in sé, quanto il modo di procedere. «Leggendo le parti tecniche, si evince che saranno prodotte tonnellate di cenere. La quale dovrà essere smaltita, e dovremmo sapere come e dove. I percorsi sono stati intrapresi al rovescio, dal momento che prima viene “imposto” un nuovo impianto, poi vengono avvertite le cittadine e i cittadini. La trasparenza a Venezia e in terraferma non è mai quella richiesta, per via di una comunicazione a compartimenti stagni, che tace il fatto di un ritorno al passato rispetto alle indicazioni date per Porto Marghera». Sara Visman si associa all’istanza di convocare ENI Rewind in una seduta ad hoc della competente commissione comunale.

Da palazzo Ferro Fini, la consigliera regionale Erika Baldin osserva che la Giunta veneta ha autorizzato, fin qui, ogni passaggio: «Non bastava il raddoppio dell’inceneritore di Ecoprogetto a Fusina, per il quale ho presentato due interrogazioni tese a ottenere i biomonitoraggi nella zona, riguardo le emissioni nocive. Ora incombe questa nuova struttura, dalla potenza di 16 Megawatt termici, senza alcuna certezza in termini di sostenibilità ambientale, economica e sociale, che rispetti i princìpi dell’economia circolare.

Chiedo pertanto -conclude la capogruppo del M5S- che la Regione diffonda in maniera capillare l’istruttoria e l’esito della valutazione d’impatto ambientale, magari promuovendo anche momenti di consultazione pubblica, al fine di conoscere preventivamente i possibili rischi per la salute e l’ambiente circostante. Pensando al futuro, ciò che serve è un intervento (come ad esempio l’imposizione di un vincolo, giustificato dall’importanza naturalistica dell’area Moranzani) che blocchi sul nascere progetti come questi. E a tal proposito la Regione può e deve intervenire».

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BENZENE CANCEROGENO NELL’AREA DI MALCONTENTA, LA REGIONE ASSICURI VIGILANZA E PREVENZIONE

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Venezia, 10 gennaio 2023 – «Non è pensabile andare a scuola, o aprire le finestre di casa, e rischiare malattie pericolose perché l’aria è inquinata». La capogruppo del MoVimento 5 Stelle al Consiglio regionale, Erika Baldin, ha presentato un’interrogazione a risposta immediata alla Giunta di palazzo Balbi per chiedere quali azioni intenda compiere al fine di assicurare la salute alla popolazione di Malcontenta, dove le analisi hanno confermato la presenza di benzene nell’aria ben oltre la soglia consentita: «L’impianto di rilevazione -osserva la consigliera- è stato collocato nel giardino della scuola primaria in via Moranzani, e solo in sei giorni di dicembre i valori tossici erano entro la norma. In due giorni, addirittura, ci sono stati ben oltre quaranta sforamenti».

I dati sono stati resi noti dal locale comitato per la tutela della salute e dell’ambiente, e inviati attraverso un esposto al Comune, alla Prefettura e all’ARPAV: «Il benzene -prosegue Baldin- è una sostanza riconosciuta come cancerogena dall’Agenzia internazionale per la Ricerca sul Cancro, ed espone la popolazione alla popolazione alla possibilità di leucemie e neoplasie del midollo osseo. È probabile che la fonte dei miasmi maleodoranti siano le industrie di Porto Marghera, dal momento che le concentrazioni maggiori vengono avvertite quando il vento spira da nordest, soprattutto al mattino e a tarda sera».

L’esponente del M5S nota che il pericolo maggiore è per le bambine e i bambini che frequentano l’istituto: «I materiali chimici, infatti, si depositano mentre gli organi non sono ancora completamente formati. Per questo i danni emergono già in età adolescenziale, anche con patologie del sistema endocrino e respiratorio». Erika Baldin chiede quindi l’adozione di indagini specifiche e di misure congrue a fronteggiare la questione: «Secondo il comitato, finora la vigilanza è stata inadeguata e la prevenzione insufficiente. Non voglio pensare cosa accadrà a Malcontenta qualora dovesse entrare in funzione l’ampliamento dell’inceneritore di Fusina».

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FOSSALTA DI PIAVE, CAPANNONE TRASFORMATO IN DISCARICA: LA REGIONE E IL GOVERNO SOSTENGANO IL COMUNE

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Venezia, 20 dicembre 2022 – «Un capannone pieno di rifiuti costituisce un grave pericolo per l’ambiente, oltre che un costo economico per la collettività. Non è possibile che il Comune di Fossalta venga lasciato solo di fronte a questa triste eredità emersa grazie a un’inchiesta della Direzione antimafia». Così la consigliera regionale Erika Baldin, capogruppo del Movimento 5 Stelle a Palazzo Ferro Fini, che nella giornata di oggi ha presentato un’interrogazione in Regione chiamando in causa la Giunta Zaia in merito alla vicenda del capannone “imbottito” di immondizia a Fossalta di Piave (VE).

«In Veneto ci sono 11 mila capannoni dismessi e in molti di questi capita di scoprire delle vere e proprie discariche abusive, piene di rifiuti che vengono smaltiti illegalmente da gruppi criminali. Non siamo di fronte, quindi, a un caso isolato. Il problema è sempre lo stesso: chi si occupa dello smaltimento dei rifiuti, una volta scoperti? È evidente che l’ente locale non può essere lasciato solo di fronte a costi che possono essere molto ingenti», osserva Baldin, che nella sua interrogazione scrive che: «serve un intervento coordinato della Regione e del governo per determinare procedure in grado di risolvere velocemente, anche sotto il piano finanziario, situazioni analoghe evitando situazioni come quella di Fossalta di Piave».

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NUOVI RISCHI AGGIUNTIVI DALL’AMPLIAMENTO DELL’INCENERITORE DI FUSINA, LA REGIONE RISPONDA E PROCEDA AI BIOMONITORAGGI

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Ambiente. Baldin (M5S): «Nuovi rischi aggiuntivi dall’ampliamento dell’inceneritore di Fusina, la Regione risponda e proceda ai biomonitoraggi»

La capogruppo del MoVimento 5 Stelle al Consiglio regionale, Erika Baldin, ha presentato un’interrogazione a risposta immediata -rivolta alla Giunta di Palazzo Balbi- per conoscere quali azioni intenda intraprendere riguardo l’ampliamento dell’inceneritore di Fusina, riemerso nei giorni scorsi dagli organi di stampa assieme ad ulteriori criticità nei consumi di acqua e metano da parte dell’impianto, tra le preoccupazioni dei comitati ambientalisti. «Già lo scorso 29 luglio – ricorda la consigliera – avevo depositato un’interrogazione in materia, tutt’ora priva di riscontro. Viene da pensare di aver agito dove il dente duole, se fanno di tutto per non rispondermi». Il riferimento è al parere dell’Istituto Superiore della Sanità, che nel gennaio scorso aveva demolito lo studio di Eco Progetto, relativo alle ricadute delle emissioni nocive: «Le linee guida – spiega l’esponente del M5S – prescrivono la necessità di un monitoraggio ambientale, a cui può seguire (in base agli esiti) l’attivazione del biomonitoraggio. Eppure, sostiene il rapporto, il modello utilizzato da Veritas e accettato dalla Regione sarebbe datato e inattendibile, a causa del ricorso a parametri di valutazione troppo alti rispetto a quelli, più severi, dettati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità». Se l’allarme lanciato dalle associazioni contrarie all’inceneritore fosse fondato, conclude Erika Baldin, «il rischio per la salute della cittadinanza non sarebbe accettabile, e richiederebbe un intervento proprio da parte della Regione, chiamata ad effettuare tutti i controlli possibili secondo le migliori tecnologie attualmente esistenti».

Erika Baldin (MoVimento 5 Stelle), consigliera regionale

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INCENERITORE DI FUSINA (VE) E CONSUMO IDRICO, SERVE CHIAREZZA. PERCHÉ CONSUMARE ACQUA PER IMPIANTI CHE LA STESSA UE GIUDICA OBSOLETI?

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Rifiuti. Baldin (M5S): «Inceneritore di Fusina (VE) e consumo idrico, serve chiarezza: interrogo la Regione. E basta attese per i bio-monitoraggi»

Venezia, 29 luglio 2022 – «Gli inceneritori consumerebbero molta acqua, più di quanto si pensi, e la pagherebbero molto poco. L’impianto di Fusina nel 2022 avrebbe consumato 259.727 metri cubi d’acqua derivati dal Naviglio del Brenta e altri 30.789 pescati dall’acquedotto. Secondo il comitato No Inceneritore Fusina, queste cifre (contenute nella Relazione Tecnica redatta da Ecoprogetto in riferimento alla gestione per l’anno 2021) sarebbero pari all’intero consumo dichiarato in sede di Via per l’intero Polo tecnologico, comprensivo di 3 linee di incenerimento, alla massima capacità produttiva. Peccato che nel 2021 fosse attivo solo il primo forno e le linee del CSS abbiano lavorato al 62% della capacità. A pieno regime, quindi, quanta acqua consumerà l’impianto?». Così la capogruppo in Regione del MoVimento 5 Stelle, Erika Baldin, che nella giornata di oggi ha depositato un’interrogazione a risposta immediata per chiedere alla Giunta regionale di intervenire per valutare opportunamente l’impatto del consumo idrico dell’inceneritore di Fusina. 

«In tempo di crisi energetica e caro bollette, il fatto che Ecoprogetto possa aver pagato alla Regione circa 8 centesimi di euro ogni 1000 litri d’acqua – come rivelato dal Comitato No Inceneritore – lascia a dir poco perplessi. Alle famiglie veneziane, nello stesso periodo, l’acqua costava molto di più: tra 1,1 e 1,4 euro al metro cubo», sottolinea Baldin. «L’acqua è un bene primario», osserva la consigliera regionale, «non deve essere sprecata e la siccità di quest’anno ci costringe a scelte coraggiose e radicali. Ritengo sbagliato che si continui a consumare una risorsa pubblica così preziosa per far funzionare impianti giudicati obsoleti a livello europeo, come gli inceneritori. Siamo di fronte a un circolo vizioso: gli inceneritori consumano l’acqua, contribuendo ad aggravare gli effetti della siccità, salvo poi subire quegli stessi effetti visto che – come sta accadendo a Padova – senza acqua quegli impianti non possono funzionare. A quel punto, il rifiuto torna in discarica: lo scenario peggiore. È necessario un intervento a livello regionale e su questo attendo risposte da parte della Giunta».

«Ancora in attesa di risposta, del resto, è la mia interrogazione dello scorso ottobre, in merito ai bio-monitoraggi promessi dalla Regione da effettuarsi tra la popolazione interessata. Si tratta di due indagini per verificare la presenza di possibili inquinanti nelle unghie dei bambini e nel latte materno, per valutare l’impatto dell’impianto di Fusina secondo il principio di precauzione. Il Consiglio regionale nel dicembre 2020 ha approvato un mio ordine del giorno che impegnava la Giunta a effettuare i bio-monitoraggi, è passato più di un anno e mezzo ma ancora i cittadini non hanno ottenuto risposte. Cosa sta aspettando la Regione?», chiede Baldin, incalzando la Giunta a rispondere all’interrogazione a risposta immediata n. 206 del 26 ottobre 2021, “Inceneritore di Fusina: Quali interventi della Regione ai fini dei Bio-Monitoraggi?”.

Erika Baldin (MoVimento 5 Stelle), consigliera regionale

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STOP INCENERITORI (E ADDIO DISCARICHE), APPROVATI I MIEI EMENDAMENTI AL BILANCIO REGIONALE

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Rifiuti. Baldin (M5S): «Stop inceneritori (e addio discariche), l’impegno del Veneto per lo sviluppo sostenibile»

Venezia, 1 dicembre 2021 – «Ieri il Consiglio regionale ha votato un chiaro impegno per il progressivo abbandono dello smaltimento in discarica e la riduzione al minimo degli inceneritori, tramite strategie di riciclo, compostaggio, riuso e riduzione. Questi principi sono entrati a pieno titolo nella programmazione regionale grazie a un pacchetto di emendamenti che ho presentato alla manovra di Bilancio». Così la consigliera regionale Erika Baldin, del MoVimento 5 Stelle, che parla di «un segnale positivo, che dovrà concretizzarsi con azioni coerenti agli indirizzi del Piano Ue per l’economia circolare. Ringrazio l’assessore Bottacin per l’impegno e auspico che lo ascolti anzitutto il suo partito, la Lega non sempre attenta ai temi ambientali».

Baldin commenta l’ok “condizionato” alla nuova linea dell’inceneritore di Padova, espresso dal Comitato tecnico regionale in sede di Via: «bene lo stop ai Pfas, la riduzione della potenza e lo studio epidemiologico ambientale: le richieste dei cittadini sono state in parte accolte, ma non basta».

«L’obiettivo – spiega infatti Baldin – è quello di superare questi sistemi di smaltimento dei rifiuti, ormai obsoleti». E la consigliera regionale M5S torna a chiedere con forza i bio-monitoraggi sulla popolazione delle aree interessate dai progetti degli inceneritori di Padova e di Fusina: «a prevederli è un mio ordine del giorno, approvato dal Consiglio regionale ancora un anno fa. Anche i Comuni di Venezia e Mira si sono espressi in tal senso e Padova farà uno studio a spese del proponente».

«Resta prioritaria l’approvazione del nuovo Piano regionale dei rifiuti, che potrà dare sostanza agli impegni votati ieri dal Consiglio regionale: aumentare il riciclo di alta qualità, abbandonare lo smaltimento in discarica e ridurre al minimo l’utilizzo degli inceneritori», conclude Baldin.

Erika Baldin (M5S), consigliera regionale

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INCENERITORE E BIO-MONITORAGGI A VENEZIA, COSA ASPETTA LA REGIONE?

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Ambiente. Baldin (M5S): «Inceneritore di Fusina, la Regione mantenga l’impegno sui bio-monitoraggi: presentata interrogazione»

Venezia, 26 ottobre 2021 – «Sia chiaro a tutti che quella dei bio-monitoraggi nell’area metropolitana di Venezia non è una semplice ipotesi e nemmeno soltanto una richiesta dei comitati, ma un preciso impegno votato e approvato dal Consiglio regionale del Veneto. Per questo, saputo che la Regione non sembra per ora essersi mossa in tal senso, ho depositato un’interrogazione: i cittadini meritano risposte chiare. Il bio accumulo nell’area va assolutamente indagato».

Così la consigliera regionale Erika Baldin, del MoVimento 5 Stelle, che interviene in merito a quanto emerso dal recente incontro tra i rappresentanti dei Comitati No Inceneritore Fusina, ISDE Associazione Medici per l’Ambiente e rappresentanti della Direzione Prevenzione della Regione del Veneto e della ULSS 3 Serenissima. Nella giornata di oggi, la consigliera Baldin ha presentato un’interrogazione a risposta immediata dal titolo “Inceneritore di Fusina, quali interventi della Regione ai fini dei bio-monitoraggi?”, chiedendo alla Regione “come e quando intenda promuovere in tutte le sedi competenti gli opportuni monitoraggi sulla popolazione dell’area metropolitana di Venezia”.

«La richiesta di biomonitoraggi, in particolare su unghie dei bambini e latte materno, è stata avanzata non solo da medici, comitati e genitori, ma anche dalle istituzioni: dai Consigli comunali di Mira e Venezia, e dal Consiglio Regionale con un ordine del giorno, da me promosso e approvato a maggioranza oltre dieci mesi fa, in occasione dell’esame della manovra di bilancio regionale», ricorda Baldin. “Inceneritore di Fusina, adottare il principio di precauzione: stop alla realizzazione del progetto, si effettui il bio-monitoraggio”, questo il titolo dell’ordine del giorno a prima firma Baldin approvato dal Consiglio regionale il 17 dicembre dello scorso anno.

«Nell’incontro coi comitati, Ulss e Regione si sono giustificate dicendo di non poter effettuare una prestazione extra Lea. La decisione spetterebbe all’Istituto Superiore di Sanità e ai Ministeri della Salute e della Transizione Ecologica? Bene, che la Regione si faccia parte attiva per perorare la causa degli abitanti. Inoltre è vero che lo Stato finanzia i Lea, ma nulla vieta alla Regione di finanziare ulteriore attività. In ogni caso, l’importante è il risultato: i bio-monitoraggi vanno fatti, al più presto, altrimenti non si capisce che senso ha che il Consiglio regionale approvi indirizzi che poi non vengono perseguiti. Ricordo che è passato un anno dall’approvazione del mio ordine del giorno. Il tempo passa senza che nulla accada e questo è particolarmente grave, dato che si tratta della salute della popolazione», conclude Baldin.

Erika Baldin (M5S), consigliera regionale

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AUTORIZZAZIONE SCADUTA: STOP AL DEPOSITO GPL DI MARGHERA

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Deposito Gpl Marghera. Baldin, Visman (M5S): «L’autorizzazione governativa è decaduta, per ora nessun nuovo impianto»

Venezia, 15 giugno 2021 – «La notizia, contenuta nella risposta della Giunta regionale alla mia interrogazione del 28 aprile scorso, è assolutamente positiva e arriva direttamente dal ministero: scopriamo infatti che in data 21 maggio 2021, a seguito di specifica richiesta regionale del 14 maggio (due settimane dopo il deposito della mia interrogazione in Consiglio regionale), il ministero dello Sviluppo economico ha confermato che “considerato che la Società non ha dato alcuna comunicazione circa l’effettuazione dei lavori e non ha richiesto, come prescriveva l’articolo 5 del decreto, il collaudo delle nuove opere, l’autorizzazione di cui al decreto interministeriale è da considerarsi a tutti gli effetti decaduta”. L’autorizzazione risaliva al 2015 e prevedeva che gli interventi autorizzati fossero ultimati, a pena appunto di decadenza, entro due anni».

La consigliera regionale Erika Baldin, del MoVimento 5 Stelle, commenta così la risposta fornita dalla Giunta nel corso della seduta odierna del Consiglio regionale: «In parole povere, la notizia è che per ora non risulta agli atti alcuna richiesta per la realizzazione di un deposito Gpl a Marghera, né da parte di Eni né da parte di altri soggetti. Come MoVimento 5 Stelle siamo soddisfatti, ma continueremo a vigilare affinché non ricapiti più come a Chioggia dove la cittadinanza per molto tempo è rimasta all’oscuro del progetto del deposito Gpl che siamo riusciti a bloccare solo dopo una lunga e dura lotta».

«Bene che sia scaduta l’autorizzazione di  costruire un deposito di Gpl in laguna, visto il contesto tanto delicato quanto complesso. Mi auguro che non vengano rilasciate in futuro nuove autorizzazioni che prevedano depositi di questo genere», commenta la consigliera comunale di Venezia, Sara Visman, del MoVimento 5 Stelle, che per il futuro auspica la riconversione ecologica di Porto Marghera, pensando ad esempio alla partita dell’idrogeno.

Erika Baldin (MoVimento 5 Stelle), consigliera regionale
Sara Visman (MoVimento 5 Stelle), consigliera comunale di Venezia

(Foto da “La Nuova Venezia”)

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