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Esito dell’indagine della Corte dei conti sulla pedemontana veneta

Il M5S da molti anni si batte per avere trasparenza nella realizzazione dell’opera pubblica più importante in Veneto dopo il Mose, la superstrada a pagamento Pedemontana Veneta. Un’opera fortemente voluta da Zaia ma anche da politici come Galan e Chisso, agli arresti per tangenti, realizzata da un Commissario straordinario indagato per turbativa d’asta (coadiuvato da un alto funzionario rinviato a giudizio nel processo Mose), e con un direttore dei lavori anch’esso agli arresti per reati specifici.

Ci siamo ripetutamente scontrati con la volontà di Zaia e del commissario straordinario di mantenere sotto chiave i documenti più importanti concernenti quest’opera. Non sono state sufficienti due interrogazioni parlamentari per riuscire ad imporre un minimo di trasparenza.

Abbiamo dunque depositato alla Corte dei Conti ed all’Autorità Nazionale Anticorruzione le nostre preoccupazioni. E non possiamo che esprimere dunque il nostro compiacimento per la recente deliberazione della Corte dei Conti che, nella sostanza, recepisce la relazione del consigliere Mezzera, e fa dunque proprie molte delle nostre stesse preoccupazioni.

La Corte critica duramente il ricorso al commissario straordinario. Secondo la Corte i controlli della regione sono carenti e la stessa sostenibilità finanziaria dell’opera è incerta, viste le improbabili previsioni sui flussi di traffico ed il conseguente grave rischio di ulteriori esborsi pubblici (esattamente come accade nella Brebemi di Maroni).

Il costo di realizzazione della Pedemontana è arrivato a superare i 3 miliardi di euro ed è destinato a salire ulteriormente. Buona parte della viabilità di raccordo non è infatti inclusa nei costi. La convenzione che, ripeto, non è mai stata resa pubblica forse proprio per evitare imbarazzi, presenta condizioni di sproporzionata convenienza per i privati e pure il rischio di mercato é sbilanciato a sfavore della Regione.

Il finanziamento dei privati non è ancora stato garantito, con la conseguenza che l’avanzamento dei lavori è stato possibile grazie quasi esclusivamente al finanziamento pubblico. Ma nella finanza di progetto, i capitali non dovevano metterli i privati?

Insomma per Zaia è una bocciatura su tutta la linea. Come peraltro per il PD che quest’opera ha sempre sostenuto senza esitazione alcuna. Come da tradizione infatti, quando ci sono grandissimi affari, non ci sono più differenze tra destra e sinistra.

I membri del M5S il Sen. Enrico Cappelletti e i consiglieri regionali Manuel Brusco e Simone Scarabel

erika baldin: