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Il Movimento 5 Stelle del Veneto presenta il ricorso al Tar contro la delibera regionale che recepisce i valori dei Pfas “Un disastro ambientale che ha intaccato l’intera catena alimentare”

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Il Movimento 5 Stelle del Veneto ha formalizzato questa mattina il ricorso al Tar del Veneto per impugnare la delibera regionale che recepisce i valori dei Pfas nelle acque della regione. Il disastro comprende 4 province e 400 mila residenti nell’area del Veneto centrale, dove lo sversamento delle sostanze perfluoroalchiliche ha ormai inquinato le falde e le acque di superficie, intaccando anche tutti gli anelli della catena alimentare.

 

“Per impugnare la delibera – sottolinea l’avvocato Giorgio Destro, autore del ricorso – ci siamo basati sui limiti studiati dalla comunità scientifica mondiale, dato che i limiti decisi in Italia e recepiti dalla Regione sono intollerabili. Questo ricorso è fondato su valutazioni che la comunità scientifica mondiale ha già recepito”. Il limite previsto dalla normativa italiana è di 500 nanogrammi per litro, “ma negli Stati Uniti – avverte il legale – ci sono state condanne molto importanti per molto meno”.

 

“La situazione nel Veneto è paragonabile ad altre nel mondo – gli fa eco il collega Edoardo Bortolotto, che segue la parte penale della vicenda – il caso più eclatante ha visto l’azienda Dupont responsabile negli Stati Uniti di un inquinamento che ha colpito 70 mila persone, qui parliamo invece di centinaia di migliaia di abitanti del Veneto”. La battaglia legale contro i Pfas è iniziata con un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, ma pochi giorni fa la Regione ha chiesto ai legali di spostare anche quel ricorso straordinario al Tar del Veneto. “Dobbiamo capire che è necessario partire da un punto fisso – dice Bortolotto – smettere di inquinare e iniziare la bonifica”.

 

“Sono state interessate la falda acquifera e le acque superficiali – spiega quindi Marina Lecis, consulente dei legali che ha prodotto due perizie a supporto del ricorso al Tar – stiamo parlando di un vero e proprio disastro ambientale che interessa le province di Vicenza, Verona, Padova e Rovigo fino a sfociare nella laguna veneta”. Secondo le analisi l’inquinamento in questione persiste nell’ambiente nella durata equivalente a quattro generazioni umane e la collettività non può utilizzare i pozzi di acqua potabile profondi fino a 70 metri. “L’inquinamento parte dall’area delle concerie vicentine – continua Lecis – e la sorgente è stata identificata dagli studi ufficiali dell’Arpav nella ditta Miteni di Trissino, che già negli anni Settanta aveva prodotto un primo e pesante inquinamento ambientale. Poi le sostanze tossiche entrano nella catena alimentare, tanto in quella vegetale quanto in quella animale”.

 

Al “blitz” veneziano ha partecipato anche Maria Chiara Rodighiero, dell’associazione Medicina democratica: “Da 40 anni ci occupiamo dell’ambiente e sappiamo i danni che ha fatto la chimica nel Veneto – ribadisce – ma questa volta dobbiamo ringraziare il Movimento 5 Stelle per l’impegno nella guerra a questa nuova forma di inquinamento”.

 

“Sarego è stato uno dei primi Comuni interessati dal fenomeno, poi l’analisi si è allargata anche ad altri Comuni. Abbiamo avuto i valori più alti nei pozzi utilizzati dal gestore delle acque e anche in quelli privati, quindi siamo stati costretti a intervenire in maniera repentina su questa materia – spiega Roberto Castiglion, sindaco di Sarego – abbiamo chiuso 61 pozzi privati su 84 utilizzati dalla popolazione, la popolazione è fortemente preoccupata. Ci siamo rivolti al Ministero dell’Ambiente, perché confermi lo stato di disastro ambientale e perché si attivi per rimuovere le cause del problema, ma abbiamo notato una forte inerzia da parte del Governo su questo problema”. Al progetto ha collaborato in maniera attiva anche la consigliera comunale di Montecchio Maggiore Sonia Perenzoni, presente oggi a Venezia nella delegazione che ha presentato il ricorso.

 

“La Regione ha delle responsabilità, non ha vigilato come doveva e se n’è lavata le mani – avvertono i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle Jacopo Berti, Patrizia Bartelle, Erika Baldin, Manuel Brusco e Simone Scarbel – comunque non chiediamo l’abbassamento o il ritocco dei livelli. I Pfas nell’acqua non ci devono essere, punto e basta”.

 

“Un anno fa ho fatto un esposto alla Procura perché i colpevoli devono pagare ed essere consegnati alla giustizia – attacca Berti – la nostra battaglia continua e questa ne è la prova, abbiamo la responsabilità consegnare alle generazioni future un’acqua pulita, un ambiente sano e un futuro sicuro. Inoltre chi ha attentato alla salute di 400 mila venti deve essere messo di fronte alle sue responsabilità e questo non dovrà accadere mai più”.

 

“Qualcuno potrebbe chiederci cosa abbiamo fatto noi per questa situazione – dice il parlamentare Enrico Cappelletti  – noi rivendichiamo la paternità della legge nazionale sugli ecoreati, che ha introdotto nel nostro ordinamento il reato di disastro ambientale. Io stesso ho presentato quattro interrogazioni sul problema dei Pfas, ma non sono mai pervenute risposte e nel frattempo la situazione sta peggiorando. L’unica risposta è l’innalzamento dei livelli di soglia delle sostanze inquinanti, ma non sono sorpreso perché la Lega nord non ha votato la legge sugli ecoreati a Roma”. A Venezia è giunto per formalizzare il ricorso anche il deputato padovano Marco Brugnerotto. “Stiamo parlando di una politica industriale vecchia di mezzo secolo – conclude il parlamentare Gianni Girotto – quando invece si potrebbe convertire l’industria creando centinaia di migliaia di posti di lavoro. Dove è il green act promesso da Renzi?”.

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Relazione della commissione parlamentare d’inchiesta su Bonifica Venezia – Porto Marghera, M5S annuncia interrogazione e richiesta di accesso agli atti: “Confermati i nostri sospetti. La Regione ha gravi responsabilità, sui controlli. Continuiamo a scavare”

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La relazione sullo stato di avanzamento dei lavori di bonifica nel Sito di interesse nazionale (Sin) di Venezia-Porto Marghera da parte della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti punta il dito contro il Consorzio Venezia Nuova, incaricato della messa in sicurezza della gran parte delle sponde lagunari: “Nessuna verifica sul sistema di assegnazione dei subappalti e sui relativi corrispettivi”. Sotto accusa anche il sistema dei collaudi parziali: “Spreco di risorse”.

La consigliera regionale di Venezia del M5S Erika Baldin commenta la relazione: “E’ la gravissima conferma di quanto già emerso in commissione e dei sospetti che denunciavamo da tempo. I collaudi effettuati sui singoli manufatti realizzati, e non sull’opera nel suo complesso rappresentano solo un grande sperpero di denaro pubblico, in quanto inutili”.

Il capogruppo Berti ricorda il legame con il Mose: “Oltre che per il fatto che siano coinvolte le stese società, come il Consorzio Venezia Nuova, anche per i metodi di collaudo la bonifica di Porto Marghera è imparentata con il Mose, l’opera che ha visto la più grande tangente della storia d’Italia, per la quale Galan non sta pagando molto, visto che è ancora deputato e non sta in carcere. Quella di oggi è una nuova pagina della mala politica veneta.

Ricordiamo che per questo fallimento, quegli incarichi per i collaudi, oggetto della relazione, costituivano nientemeno che una sorta di premio per dirigenti ministeriali, alti funzionari regionali, assessori e capi di gabinetto”.

I 5 Stelle puntano il dito contro il Consorzio Venezia Nuova, incaricato della messa in sicurezza della gran parte delle sponde lagunari, e contro il sistema regionale dei controlli: “Uno dei dati più vergognosi è che a fronte di un importo di lavori eseguiti pari a 586.989.935 euro i compensi complessivamente liquidati, sinora, ai collaudatori ammontano a 1.519.352,19 euro, a fronte di un fatturato dell’importo di 1.544.352,39 euro. Si tratta di compensi che variano, per ciascun intervento di collaudo, da circa 3 mila euro a circa 100 mila euro, con una serie di passaggi intermedi di diverse decine di migliaia di euro.

Lo Stato fino ad ora ha sostenuto la spesa complessiva di 781,6 milioni di euro, con la realizzazione di circa il 94 per cento delle opere previste. E mancano ancora ben 250 milioni di euro circa. Quanto ancora dobbiamo pagare noi cittadini a causa dell’incapacità e degli sprechi che la politica non è in grado di fermare?

Questa è una grave responsabilità del sistema regionale dei controlli, che non risulta aver svolto il suo compito”.

l M5S annunciano azioni politiche e sul territorio.

Berti: “Stiamo chiedendo un accesso agli atti e abbiamo preparato un’interrogazione. Quello che è emerso dalla commissione è grave e bisogna continuare a scavare.”

Baldin: “Insieme al Meetup Grillivenezia stiamo organizzando una serie di eventi chiamati “Toxic Venice” per informare la cittadinanza di questo scandalo. L’unico modo per porre fine a tutto questo è mandare a casa questa classe dirigente, e un segnale forte possiamo darlo a partire dalle prossime elezioni amministrative”.

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Movimento 5 Stelle sullo spreco del referendum sulle trivelle

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In merito alle decisione del Cdm di indire il referendum sulle trivelle il 17 aprile, senza accorparlo con le amministrative, i consiglieri regionali Erika Baldin, Jacopo Berti, Manuel Brusco e Simone Scarabel attaccano il governo.

“Avevamo chiesto di indire un election day per unire il referendum contro le trivellazioni alle elezioni amministrative – spiegano i 5 stelle -. In questo modo si sarebbero risparmiati 360 milioni di euro, oltre al disagio recato agli elettori. Siamo indignati per questo spreco che come sempre saranno i cittadini a pagare.

E’ la solita incoerenza del Pd che nel 2011 definiva il non accorpare le elezioni come un atto “molto grave””:

Brusco, membro della commissione ambiente parla della strategia del governo: “Lo fanno per impedire di far raggiungere il quorum al referendum. Un governo cinico ed egoista che per vincere le sue battaglie gioca sporco. Figuratevi se ci arrendiamo ora. Lotteremo ancora più forte per portare la gente alle urne. In Veneto la campagna sarà partecipata anche dalla maggioranza di governo. A Roma fischieranno molte orecchie.”

I 5 stelle concludono: “Un Presidente della Repubblica responsabile respingerebbe questa proposta del Cdm. Sarebbe un segnale democratico e in linea coi bisogni di questo tempo.”

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Alta velocità. Brusco (M5S): opera inutile, priorità invece ai 160 mila pendolari veneti

Il cantiere Tav apre i cancelli ai sindaci della Valle di Susa

(Arv) Venezia 4 feb. 2016 –    “Così come viene proposta è per noi un’opera inutile”. Lo dichiara in una nota il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Manuel Brusco, commentando la notizia che il Ministero dell’ambiente ha pubblicato l’avvio della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, presentata dal consorzio Iricav 2, per il progetto alta velocità Verona/Padova: l’istanza riguarda il primo lotto funzionale fra Verona e il bivio di Vicenza.

“È indispensabile, in questa fase, procedere ad un uno studio attento della relazione non tecnica – spiega il consigliere pentastellato – per quanto ci riguarda comunque nutriamo già seri dubbi sui livelli vibrazionali, sulla rumorosità meccanica del cantiere, sull’impatto rispetto alle infrastrutture esistenti, sull’impatto elettromagnetico, sull’emissione di particolato e inquinanti vari, sulla produzione di rifiuti da parte del cantiere e sull’impatto che questo avrà nei confronti delle cave”.

Particolare attenzione, secondo il Movimento 5 Stelle, dovrà essere dedicata all’analisi dei costi- benefici, che nella lettura degli esponenti regionali del Movimento appaiono sproporzionati rispetto alle risorse economiche che dovranno essere destinate.

“Confermiamo – sottolinea Brusco – la nostra posizione sull’inutilità di questa opera così come viene proposta. La realizzazione di tratte ferroviarie ad alta velocità ha costi molto elevati nel caso in cui si realizzino tratti destinati a convogli la cui velocità vada da 200 a 300 chilometri orari”.

La tratta fra Milano e Venezia – 230 chilometri in tutto – ha non meno di 4 fermate AV: Brescia, Verona, Vicenza e Padova. “E non ha quindi senso pratico ed economico alcuno – avverte il consigliere – nemmeno il tempo di arrivare a velocità di regime che bisogna in pochi secondi azionare il freno per la fermata successiva. Con le emergenze i sociali presenti nel nostro Paese non si può non interrogarsi sullo spreco di denaro pubblico con le grandi opere che finiscono per costare sempre almeno due/tre volte più di altri Paesi europei”.

“Le priorità sono i servizi ferroviari regionali, mettendo al centro l’utente. – conclude Brusco – Serve una diretta inversione delle priorità infrastrutturali per i 160mila pendolari veneti, sapendo che è più importante la elettrificazione di tutta la linea, il raddoppio dei binari e l’intervento sui nodi urbani critici della rete”.

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L’Europa alza i limiti delle emissioni delle auto, Brusco (M5S): “Ci appelleremo alla Corte di giustizia europea”

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A seguito del voto di ieri al Parlamento Europeo di Strasburgo sulle emissioni delle auto, l’esponente in commissione ambiente del M5S in Regione Veneto Manuel Brusco commenta: “Ecco in che modo gli esponenti veneti dei partiti tutelano la nostra regione dallo smog. E’ vergognoso. Lega, Pd e Forza Italia coi veneti Elisabetta Gardini, Remo Sernagiotto, Mara Bizzotto e Lorenzo Fontana hanno votato in Europarlamento per raddoppiare le emissioni consentite dalle automobili”.

“Il voto di ieri – spiega Brusco – capovolge quello della Commissione Ambiente con cui in dicembre si era posto il veto al documento che consentiva di raddoppiare i limiti di emissione delle autovetture fino al 2020. All’indomani dello scandalo Volkswagen, la Commissione aveva avanzato una proposta al comitato tecnico sui metodi di misurazione ed i limiti di emissione delle autovetture (CTVM). Il fine era quello di rivedere le procedure di omologazione ed il controllo delle emissioni in condizioni reali mediante rilevatori portatili, a partire dal 2017. Dagli inizi del 2000, infatti, diverse ricerche avevano mostrato che, quando le misurazioni delle emissioni venivano fatte su strada e non in laboratorio, la maggior parte delle vetture diesel in circolazione emettevano molti più ossidi di azoto di quanto previsto.”

Brusco annuncia le azioni del M5S coordinate con Bruxelles contro questo voto: “Faremo ricorso in tutte le sedi istituzionali possibili, a partire da domani, quando presenteremo una lettera al Mediatore Europeo per denunciare gli illeciti della Commissione Europea. Ci appelleremo al diritto comunitario rivolgendoci alla Corte di Giustizia Europea e a tutta quella parte di Europa che ancora non si è fatta seppellire dagli interessi della grande industria e della finanza”.

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Ambiente. Brusco (M5S): “Non si dia la colpa al meteo per la qualità dell’aria in Veneto e in Italia: ci sono precise responsabilità dell’uomo”

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(Arv) Venezia 2 feb. 2016 –       Si è tenuto oggi a Roma il tavolo sulla qualità dell’aria convocato al Ministero, dove hanno preso parte Comuni e Regioni e il Ministro Luca Galletti. Manuel Brusco, membro della commissione Ambiente per il M5S in Veneto è scettico circa quanto emerso dal vertice: “Non comprendo i toni trionfali del ministro Galletti. Non conosco ancora l’opinione della giunta veneta, ma la nostra è negativa nei confronti di argomentazioni e soluzioni che considero una presa in giro ai cittadini.” Il ministro Galletti dice che “la qualità delle polveri sottili è molto migliorata in Italia. Non so se la situazione attuale sia colpa dei cambiamenti climatici. Registro solo negli ultimi anni sconvolgimenti climatici che ci fanno riflettere”. “Dare la colpa alla pioggia – continua Brusco – per le inadempienze statali su una variazione del clima, che può verificarsi sottoforma di scarsa precipitazione non rende onore al ministro. E se anche dovesse piovere, quell’acqua non deve pulirgli la coscienza. Il problema rimane e come dice la Commissione europea è causa dell’immobilità politica nei confronti delle energie rinnovabili e di tutela dell’ambiente, specialmente in Italia e in Veneto. Non bisogna nascondere le responsabilità umane in tutto questo e si deve affrontare il problema. 35 milioni per la mobilità sostenibile non mi sembrano una grande somma. Si sta giocando con la salute dei cittadini, non è questa la voce in cui risparmiare”.

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