close

Inquinamento

Comunicati stampaInfrastrutture e trasportiInquinamentoTerritorio

Si subiscono i contratti-capestro, ma non si rispettano i patti con i cittadini!

20_10

I 200 ettari di parchi urbani dell’accordo Moranzani sottoscritti con i cittadini rimangono un miraggio. Venti milioni di euro dell’accordo vengono stornati per opere portuali; oltre cinquanta milioni dalla legge speciale per Venezia sono utilizzati per compensare la mancata piena attivazione del project financing di Sifa (Mantovani/Veritas/Veneto Acque).

 

Leggiamo sulla stampa locale[1] di come, senza alcun preavviso e senza consultare tutte le parti interessate coinvolte, sia stato “congelato” (almeno!) fino al 2041 l’accordo di programma “Moranzani”, faticosamente costruito e concordato tra enti locali e cittadini sulla base di un modello partecipato strutturato in chiave Agenda 21 e quindi sottoscritto nel 2008.

 

L’accordo, partendo dall’esigenza di trovare una collocazione ai fanghi inquinati scavati nei canali industriali, aveva previsto diverse compensazioni per l’area locale (Marghera/Malcontenta/Fusina), consistenti in ben 200 ettari di parchi urbani, diverse opere di viabilità, lo spostamento di alcuni depositi petroliferi troppo vicini ai centri abitati (San Marco Petroli) e l’interramento degli elettrodotti di Terna. Le progettualità, con allegato un piano di investimenti di ben 800 milioni di euro ed un equilibrio finanziario garantito dagli introiti per i processamento dei fanghi, avevano anche accolto le indicazioni della cittadinanza che si era quindi espressa tramite un referendum per la convalida finale.

 

Ora, dopo ben otto anni passati senza che l’accordo fosse mai entrato in fase esecutiva, la Regione interviene con una serie di storni finanziari e di “atti aggiuntivi” all’accordo che di fatto lo bloccano, rimandando di quindici anni la sua (potenziale) attuazione. Nel frattempo, assistiamo allo spostamento di ben 56 milioni di euro dalla legge speciale di Venezia a vantaggio di una società mista pubblico/privata (Sifa: i soci sono Mantovani, Veritas, Veneto Acque)[2] ed allo storno di ingenti risorse (venti milioni di euro) verso attività che non hanno a che fare con gli obiettivi iniziali del piano (le banchine del nuovo terminal per container).

Il tutto, di fatto, rende potenzialmente inutili gli ingenti investimenti (sono stati spesi attualmente oltre 750 milioni) per la “messa in sicurezza” delle aree inquinate di Porto Marghera che dovrebbe impedire che la laguna continui a ricevere il dilavamento dei rifiuti tossici contenuti. Non essendo rimossi, i sedimenti inquinati presenti nei canali inquinati continueranno infatti ad essere erosi e poi dispersi in tutta la laguna di Venezia. I due interventi – 1) messa in sicurezza dei suoli inquinati tramite palancolatura e 2) asportazione dei fanghi inquinati dai canali – sono infatti complementari. Uno non ha senso senza l’altro.

 

Quali conclusioni trarre da tutto ciò?

 

La Giunta Regionale:

  1. non è in grado di far convergere le progettualità necessarie per il risanamento di Porto Marghera;
  2. di conseguenza ha perso gli obiettivi in chiave di rinascita e di riconversione industriale dell’area, con aspetti che vanno oltre i confini comunali per allargarsi a prospettive metropolitane e, per alcuni aspetti, regionali;
  3. preferisce perseguire obiettivi a breve termine legati alla portualità e di infrastrutturazione logistica;
  4. subisce i project financing “garantiti al 95%” maldestramente stipulati alcuni anni fa da una giunta non così dissimile da quella attuale in termini di maggioranza e stipulati con società che fanno capo comunque in parte alla Mantovani scaricando sui cittadini i costi di risoluzione dei contratti-capestro per decine e decine di milioni di euro;
  5. non rispetta alcuno degli impegni presi con la cittadinanza nell’ambito dell’accordo di programma del 2008 e connesso percorso di Agenda 21.

 

 

ERIKA BALDIN, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle

[1] Cfr. “Cancellati 200 ettari di parchi urbani”, di G. Favarato, su “La Nuova Venezia”, pag.27, http://m.nuovavenezia.gelocal.it/venezia/cronaca/2017/01/05/news/cancellati-200-ettari-di-parchi-urbani-1.14664790.

[2] Cfr. “Bonifiche e Moranzani al palo per coprire il ‘buco’ della Sifa”, di G. Favarato, su “La Nuova Venezia”, pag. 28, http://nuovavenezia.gelocal.it/venezia/cronaca/2016/12/20/news/bonifiche-e-moranzani-al-palo-per-coprire-il-buco-della-sifa-1.14601745.

read more
Comunicati stampaInquinamentoTerritorio

Smog e inventivi sull’utilizzo dell’elettrico

183028690-d215123f-95b7-4194-96ad-261cc752947d

Smog, Baldin (M5S) presenta una mozione per le auto elettriche: “Punti di ricarica presso i centri commerciali. Se i comuni non si adeguano, intervenga la Regione. I cittadini soffocano, bisogna incentivare l’abbandono del fossile”

Il Veneto continua a soffocare sotto una cappa di smog. La consigliera regionale del M5S Erika Baldin propone una mozione per sollecitare la Giunta su un tema importante, che viene trascurato ma che potrebbe dare un grande apporto alla lotta all’inquinamento.

Baldin spiega: “C’è già una legge (L’art. 17 “Semplificazione dell’attività edilizia e diritto ai punti di ricarica’’ della legge 7 agosto 2012) che obbliga i comuni ad installare punti di ricarica per vetture elettriche presso nuovi grandi edifici non abitativi, come i centri commerciali.

Parliamo di un 5% dei posti disponibili per le aree commerciali.

Ad oggi solo pochi si sono adeguati e in Veneto non abbiamo dato precisi”.

Cosa chiede la mozione. Baldin spiega: “Non ci si può non adeguare e far finta di niente mentre ogni giorno i casi di decessi per malattie legate allo smog aumentano. Con questa mozione chiedo alla Regione di effettuare un richiamo, definendo una data di scadenza, a tutti i Comuni che non abbiano recepito la normativa.

Voglio un punto sugli obiettivi raggiunti in merito e, se la situazione resterà in stallo, a prendere in considerazione la possibilità di attuare il potere sostitutivo di cui dispone la Regione, intervenendo noi stessi al posto dei sindaci dormienti. Dopodiché bisognerà fare un monitoraggio regionale sui veicoli elettrici ed un censimento delle installazioni di infrastrutture elettriche, che ne verifichi anche il funzionamento, per la ricarica dei veicoli e a rendicontarne i risultati al Consiglio regionale.

Parliamo di infrastrutture che non andrebbero a pesare sui bilanci pubblici. In questo modo si incentiveranno anche gli acquisti di auto elettriche e contribuiremo all’abbandono del fossile”.

read more
Comunicati stampaInquinamentoTerritorio

Inquinamento Venezia, M5S: “Misure di emergenza e interventi immediati per contenere le emissioni, ecco la nostra richiesta”

image (4)

Venezia, una delle cinque città più inquinate dell’anno continua a mantenere livelli di Pm10 oltre il limite, perfino al doppio. La città ha totalizzato 62 superamenti del limite giornaliero che secondo le direttive europee non dovrebbero superare i 35 nel corso di un intero anno.

Il sindaco Brugnaro ha però dichiarato di non voler prendere nuove misure per far fronte all’emergenza, nonostante la richiesta del territorio.

Manuel Brusco, membro della commissione ambiente per il M5S ricorda: “La regione ha dato pieni poteri ai sindaci per far fronte all’emergenza, ma se alcuni di loro, come Brugnaro, non intendono fare nulla è necessario che si intervenga. Mi auguro che anche dopo i prossimi venti e le prossime piogge i veneziani si ricorderanno di come li ha abbandonati il proprio sindaco nel momento dell’emergenza”.

La consigliera regionale della provincia di Venezia Erika Baldin, già in scontro con Brugnaro su altri temi interviene: “Medici e pediatri di famiglia veneziani nei giorni scorsi hanno scritto una lettera al Sindaco per denunciare un aumento costante delle malattie cardiorespiratorie dovuto proprio allo smog e alla mancanza di misure capaci di ridurre le fonti di emissioni e ridurre le concentrazioni di polveri sottili.

Un sindaco dovrebbe ascoltare e andare in soccorso ai suoi cittadini, non guardarli respirare polveri sottili nell’indifferenza.

Come M5S i miei colleghi in consiglio comunale hanno già avanzato delle proposte alle quali Brugnaro si è sempre dimostrato sordo.

Chiediamo come misura di emergenza il fermo temporaneo degli impianti più impattanti, ad esempio la centrale a carbone Palladio, ed un intervento immediato per contenere le emissioni del porto commerciale e passeggeri.

Poi, a medio termine un maggiore impegno per la rottamazione delle stufe tradizionali con impianti ad alta efficienza energetica.

Poi ci sono le proposte a lungo termine, da adottare per prevenire altri disastri come questo: azzerare i sussidi all’industria petrolifera; potenziare i fondi europei (Life, Cosme e Horizon 2020) per la tutela della biodiversità e degli ecosistemi. Azioni di cui vedremo gli effetti in futuro ma che devono essere intraprese ora”, conclude Baldin.

 

read more
Comunicati stampaInquinamentoTerritorio

Baldin emendamento rifiuti in mare

pulizia_spiagge

Nuove risorse per ripulire spiagge e litorali, a costo zero per la Regione: è questo l’obiettivo dell’emendamento alla legge regionale sulla gestione dei rifiuti presentato dalla consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Erika Baldin.

“Il provvedimento – spiega la consigliera – intende fornire uno strumento per concorrere alla soluzione del problema dei costi per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti sulle spiagge marittime, lacuali e sulle rive dei corsi d’acqua”.

L’emendamento prevede un contributo a cadenza fissa, a partire dal primo mese dopo l’entrata in vigore della legge regionale di bilancio.

“Ma anche la ripartizione del contributo in base a precisi criteri, come la quantità di rifiuti raccolti nell’anno precedente, la lunghezza del litorale, la presenza di foci nel territorio comunale e la portata relativa – sottolinea Baldin, che ha già presentato un progetto di legge sull’argomento – su questi criteri potrà intervenire la giunta regionale, che dovrà tenere conto delle istanze presentate dai Comuni”.

In questo modo i Comuni potranno inserire nella richiesta anche richieste derivanti da eccezionali eventi atmosferici.

“Questo progetto di legge – conclude la consigliera del Movimento 5 Stelle – non comporta alcuna spesa o oneri a carico del bilancio regionale, perché trova copertura nel fondo regionale costituito dal gettito del tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi. Si configura invece come “riflesso sul bilancio” perché determina, a parità di risorse, una nuova linea di spesa e quindi una maggior efficienza nell’uso delle risorse”.

 

read more
Comunicati stampaInquinamentoTerritorio

Baldin Sifa e il trattamento dei fanghi industriali di Porto Marghera

image (2)

Il contratto con Sifa per il trattamento di fanghi industriali di Porto Marghera è un caso esemplare dei tanti accordi della cosiddetta “finanza di progetto”. Cosiddetta poiché, nonostante la terminologia faccia intendere diversamente, in questi accordi, il rischio d’impresa rimane a totale carico del concessionario pubblico. In questo caso della Regione Veneto.

A puntare il dito contro la situazione di Sifa è la consigliera regionale M5S Erika Baldin: “Come è successo con Sifa, società al 47% di Mantovani, garantita da un contratto-capestro che prevedeva 25 anni di concessione dove gli oneri per volumi inferiori a quanto previsto dal piano economico sono per il 95% a carico del concessionario pubblico – accusa l’esponente del Movimento 5 Stelle – Ecco quindi la ricerca di un accordo, e la transazione di ben 56 milioni di euro di fondi pubblici, ricordiamo, a vantaggio di un’impresa privata”.

“Come mai i volumi di fanghi in ingresso sono inferiori alle aspettative? – chiede Baldin – In parte per il (prevedibile) calo dovuto alla progressiva riduzione delle attività industriali”.

Ma non è l’unica motivazione.

“È opportuno registrare il gravissimo ritardo nella messa in sicurezza delle aree inquinate di Porto Marghera, con relativo marginamento, che ricordiamo essere incompleto, soprattutto mancante nelle zone più “difficili”, dove sono presenti tubazioni o dove sono necessari interventi complessi – continua la consigliera – Con il risultato che, dopo aver speso quasi 800 milioni per un marginamento incompleto, con molti punti critici evidenziati nel Dossier Bonifiche Marghera pubblicato da Grillivenezia, ne sono necessari quasi altri 300 per il suo completamento, mentre nel frattempo l’area non conterminata scarica e dilava continuamente gli inquinanti in laguna”.

Non solo: Sarà solo con il successivo retromarginamento che il sistema sarà in grado di raccogliere gli scarichi ed indirizzarli al PIF (progetto integrato fusina) e quindi “nutrire” Sifa con i volumi programmati.

“E veniamo al PIF – prosegue Baldin – per il quale sono previsti nel Patto per Venezia 13 milioni di euro. Non vi sono però garanzie sufficienti (o perizie) per ritenere che tale importo sia sufficiente. In tal caso, sarà Sifa a dover trovare altre risorse. Che si aggiunge alla già difficile situazione finanziaria (debiti) e corrente (meno entrate del previsto). In questo caso il rischio è che Veritas, socia in Sifa, debba farsi carico di ulteriori costi per PIF e mancate entrate. Magari scaricando poi i costi in bolletta ai cittadini”.

Insomma, tra contratto capestro di Sifa, con potenziali esposizioni per oltre 300 milioni di euro e relativa sanatoria per oltre 50, PIF in chiaroscuro con potenziali ulteriori costi non indicati, messa in sicurezza inefficace costata finora quasi 800 milioni di euro, fondi da aggiungere per il completamento dichiarati ma non allocati nel Patto per Venezia per 250 milioni di euro, comunque in misura probabilmente insufficiente, dobbiamo registrare un bilancio fortemente negativo: “Problemi finanziari, trasferimenti di fondi pubblici a soggetti privati, progetti inattuati, importi enormi spesi per opere che in quanto incomplete non sono ancora funzionali – conclude la consigliera – Di chi è la responsabilità? Certo non solamente di Galan e di Chisso. Ma anche di chi condivideva le responsabilità politiche in quel periodo e di chi, dopo la loro rimozione, non ha saputo anticipare e prevenire i problemi. A partire dal Presidente Zaia (allora vicepresidente), e dagli assessori che hanno seguito. Qualche domanda ci sarebbe anche su chi ha avuto ed ha mantenuto le responsabilità tecniche di gestione di tali progettualità”.

read more
Comunicati stampaInquinamentoTerritorio

Smog record in Veneto, il M5S lancia una raffica di proposte in Regione. Alcune approvate, altre da discutere

sadas

I veneti sono soffocati da una cappa di smog che letteralmente uccide. Dopo dei picchi di polveri come quelli di questi giorni, la mortalità legata a malattie cardiovascolari aumenta per 3-4 giorni e quella per patologie respiratorie per 10 giorni.

Sminuire il problema o restare con le mani in mano significa essere dei killer. Due delle prime cinque città con l’aria più inquinata sono venete e sono Venezia e Padova. Oltre a loro, anche Vicenza ha sforato i livelli di polveri sottili nell’aria circa 50 volte dall’inizio dell’anno.

Treviso domenica ha registrato i dati più preoccupanti d’Italia, le concentrazioni hanno superato i 100 microgrammi/metro cubo in Veneto (a Treviso 104 microgrammi).

A Verona si gira con la mascherina, immersi in una nube tossica. Negli ultimi dieci giorni la soglia di polveri sottili è stata superata nove volte.

Nel frattempo 86 persone al giorno si ammalano di tumore nella nostra regione.

La Regione ha dato pieni poteri ai sindaci per far fronte all’emergenza, ma loro applicano solo le misure più semplici e allo stesso tempo inutili, come le targhe alterne.

Come M5S abbiamo presentato una serie di emendamenti, alcuni dei quali approvati e altri da discutere, per contrastare in modo serio questo problema che ci sta uccidendo.

Simone Scarabel, nel DEFR (documento economia e finanza regionale) ha presentato un emendamento, che è stato approvato, in cui si richiede che la pubblica amministrazione inizi a dare l’esempio pratico, usando forme di trasporto alternative come il car sharing e approcci al lavoro che riducano il traffico, come il telelavoro.

Oltre a questo emendamento, Scarabel ne ha presentato un altro, al collegato alla stabilità, sempre utile alla lotta allo smog. È un emendamento che incentiva l’utilizzo di veicoli elettrici attraverso l’esenzione del bollo auto per loro, mentre per i veicoli ibridi chiediamo di prolungare l’esenzione prevista per tre anni a cinque. Sarà discusso nei prossimi giorni.

Il consigliere Manuel Brusco ne ha pronti due. Uno volto a stanziare risorse per fare il monitoraggio delle centraline fisse e mobili e un altro per dare risorse economiche ai sindaci per attuare le azioni che limitino le emissioni, come contributi per la sostituzione di vecchie caldaie.

Erika Baldin anche ha presentato un emendamento al Bilancio di previsione che prevede l’incremento delle rilevazioni dei livelli di Pm10 e del numero di centraline di monitoraggio. Chiede inoltre di dare supporto ad Arpav per ricerche epidemiologiche relative agli effetti dell’aria inquinata.

“Il M5S –dicono i consiglieri – considera prioritaria la lotta allo smog attraverso il passaggio all’energia pulita e alla mobilità sostenibile. Questi sono semplici emendamenti che ci auguriamo la maggioranza approvi, ma continueremo a lavorare sul tema per ottenere altri risultati, fino alla risoluzione definitiva del problema”.

read more
Comunicati stampaInquinamentoTerritorio

Sifa, in arrivo una mazzata per le casse pubbliche, Berti: “Strumento del project continua a tornare a galla, a pagare sono sempre i veneti”

Sifa-deficit1

Arriva un’altra mazzata per le casse pubbliche e ancora una volta sono i project del governo veneto a far finire nelle tasche dei privati i soldi dei veneti.

In caso di fallimento delle trattative in corso sulla Sifa, la compartecipata che si occupa del depuratore di Fusina, il concessionario potrebbe infatti pretendere dalla Regione 136 milioni di euro per le opere realizzate, 51 milioni di euro per la cessazione del lucro, altri 18 per il contributo del conto gestione della “linea acque” per il triennio sino al 2015 e penali varie che porterebbero il conto a una cifra astronomica.

“Ci risiamo – tuona il capogruppo del Movimento 5 Stelle in consiglio regionale, Jacopo Berti – è la stessa storia della Pedemontana e dell’Ospedale di Mestre. I project vanno in malora e il pubblico deve coprire i buchi dei privati. Lo strumento del project, che noi combattiamo da sempre e che vogliamo eliminare dalla consuetudine politica di questa regione, continua a tornare a galla portando denaro nelle tasche dei soliti noti”.

In Sifa, nella fattispecie, il 47 per cento è del gruppo Mantovani, il 30 per cento di Veritas e l’8,6 per cento di Veneto Acque Spa, ovvero la Regione. E non è tutto: la parte più spaventosa dell’intera vicenda è racchiusa nell’articolo 19 della concessione.

“L’accordo di compartecipazione fra pubblico e privato per la gestione dell’impianto di Fusina sembra essere stato scritto apposta per favorire il privato – è la durissima accusa di Berti – l’articolo 19 della concessione prevede che la Regione garantisca il differenziale fra gli incassi e le previsioni dei volumi di attività necessari a garantire il rispetto del piano economico finanziario. Ovvero se le cose vanno bene ci guadagna il privato, se vanno male – come è capitato anche alla Sifa – ci rimette il pubblico. La Regione dovrebbe pagare solo la propria parte, invece siamo sempre qui che tiriamo fuori una vagonata di soldi a causa degli errori del passato”.

“I nomi sono sempre quelli, torniamo ancora una volta a parlare di Mantovani dopo il Mose – continua Berti – torniamo a parlare di decine, forse centinaia di milioni di soldi dei veneti che andranno buttati via per coprire gli errori della Regione. Questo non è più accettabile. E non possiamo più tollerare che tutto questo fiume di fango, a partire dalla Pedemontana e dalle banche popolari, ancora una volta sia passato sotto il naso di Zaia senza che lui se ne sia accorto”.

Erika Baldin, consigliera regionale della provincia di Venezia, dichiara quindi: “È da anni che seguiamo Porto Marghera e gli scandali sembrano non finire mai. Questa è la prova che c’è una volontà politica di continuare in questo senso, sperperando soldi pubblici per opere fatte male. Dare una cambiale in bianco a una società senza agganciarla a interventi concreti come i marginamenti non sta in piedi”.

 

read more
Comunicati stampaInquinamentoTerritorio

Quattordici anni fa l’incidente alla Dow Chemical

pic

Baldin (M5S): “Da allora cambiato poco, impianti inquinanti e pericolosi ancora a Marghera”

 

Sono passati 14 anni dal giorno in cui Marghera bruciò: alle 19.40 del 28 novembre 2002 sono esplosi, uno dopo l’altro, due serbatoi di peci clorurate della Dow Chemical, innescando un incendio che ha liberato una nube tossica.

“Maschere anti-gas, scene apocalittiche, quattro operai feriti. Il tutto a causa del Petrolchimico voluto in casa nostra – spiega la consigliera regionale M5S Erika Baldin – Cosa è cambiato da allora? Poco e niente. Questi impianti inquinanti e pericolosi sono ancora lì, deturpano l’ambiente e mettono a rischio la nostra salute”.

“Dobbiamo ricordare quel giorno – sottolinea Baldin – per tenere sveglie le nostre coscienze e continuare a lottare per bonificare la zona e abbandonare il fossile”.

read more
Comunicati stampaInquinamentoTerritorio

Inquinamento, M5S: “Ogni anno la stessa storia, la Regione intervenga”

auto-traffico

Come ogni anno l’arrivo dell’inverno coincide in Veneto con un picco quasi ininterrotto nelle concentrazioni di polveri sottili e sostanze inquinanti. I consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle chiamano in causa la Regione, spiegando quali mosse il governo veneto dovrebbe intraprendere per limitare l’emergenza.

“Ogni volta la stessa storia – tuona la consigliera regionale M5S Erika Baldin – si comincia a preoccuparsi dell’allarme quando si è nel mezzo della bufera, quando si può solo ricorrere alle misure di emergenza. Sono fenomeni arcinoti e che si ripetono con frequenza. Perché allora non iniziare a combattere l’inquinamento ora e per tutto l’anno con provvedimenti intelligenti e non quando i buoi sono ormai scappati?”

Nei giorni scorsi la consigliera ha formalizzato un’interrogazione, nella quale si chiede alla giunta regionale quale sia la situazione delle colonnine di ricarica per mezzi elettrici in Veneto. Nel mirino dell’esponente del M5S ci sono inoltre una serie di provvedimenti, legati appunto alla mobilità green, a un uso maggiore di energie derivanti da fonti rinnovabili e allo stop agli impianti inquinanti.

“Siamo al terzo anno di emergenza – dice quindi il consigliere regionale Manuel Brusco – speriamo di non dover tornare ancora una volta in aula con la mascherina per far capire al consiglio regionale che non si può più andare avanti così”.

“Ci auguriamo che stavolta la Regione, che ha votata il suo primo Piano aria qualche mese fa, diventi più responsabile e decida finalmente di coordinare le azioni sul territorio – continua Brusco – questo intervento potrebbe evitare un mosaico di azioni dei vari Comuni, che a volte contrastano fra di loro. Peccato che sul Piano aria manchino i provvedimenti attuativi da parte della giunta, quindi tutto quel lavoro rischia di restare lettera morta”.

 

read more
Comunicati stampaInquinamentoTerritorio

Baldin inquinamento a Venezia

inquinamento-venezia

Mobilità elettrica, stop a impianti inquinanti e via libera a progetti in grado di trasformare Venezia in un modello mondiale a basso impatto ambientale. La ricetta arriva dalla consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Erika Baldin, che mette sul piatto una serie di proposte per ridurre l’inquinamento nell’area del capoluogo.

Venezia, infatti, è agli ultimi posti della classifica per la qualità dell’aria in Italia.

I due filoni su cui è necessario puntare, secondo l’esponente del Movimento 5 Stelle, sono una mobilità sostenibile e un’energia “green”.

“Bisogna rivedere i piani di mobilità della città e dell’intera regione – spiega Baldin – mettendo in discussione in modo serio e ponderato i mezzi che inquinano di più e spingendo la mobilità elettrica”.

“D’altro canto è indispensabile puntare sull’energia verde – continua la consigliera regionale – e quindi predisporre bandi destinati a progetti che possano trasformare la città in un modello a basso impatto ambientale”.

“Inoltre – sottolinea Baldin – è ormai indispensabile rivedere gli impianti inquianti come le vecchie centrali, gli inceneritori e pure la presenza di fonti di inquinamento come le grandi navi. Venezia può e deve cambiare rotta”.

read more
1 2 3 4
Page 1 of 4