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L’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ BOCCIA L’INCENERITORE ENI DI PORTO MARGHERA: ORA LA REGIONE BLOCCHI IL PROGETTO

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Venezia, 15 aprile 2024 – «Presenterò un’interrogazione alla Giunta regionale per chiedere quali azioni intenda intraprendere dopo il parere dell’Istituto Superiore di Sanità sul progetto dell’inceneritore per fanghi proposto da Eni Rewind a Malcontenta. Il documento dell’ISS contiene una serie di valutazioni preoccupanti sui possibili impatti per la salute pubblica, individua numerose criticità nella Valutazione di Impatto Sanitario (VIS) predisposta dal proponente, che secondo l’ISS “appare carente su numerosi aspetti rilevanti per la tutela della salute”, e suggerisce alla Regione di richiedere ulteriori approfondimenti». Così Erika Baldin, capogruppo del MoVimento 5 Stelle in Consiglio regionale, tra le prime a portare all’attenzione della Giunta regionale il progetto Eni Rewind di Porto Marghera con un’interrogazione presentata nel gennaio 2023.

«Avevo chiesto alla Regione di valutare attentamente i rischi per la popolazione e, in ultima istanza, di non autorizzare un progetto così impattante, che prevede l’incerimento di 190 mila tonnellate di fanghi di depurazione l’anno in un’area già pesantemente vessata sotto il profilo ambientale. Ora è l’ISS a scrivere nero su bianco, all’interno del parere, che “l’area di localizzazione dell’impianto presenta delle esistenti criticità in riferimento alla qualità ambientale, che non la rendono idonea a supportare ulteriori carichi inquinanti”, tanto che “si ritiene necessario garantire alle comunità locali che nuovi insediamenti non comportino un ulteriore peggioramento ambientale”: proprio ciò che chiedono fin dall’inizio i cittadini riunititi nel Coordinamento No Inceneritore Fusina, che si oppone al progetto di Eni a Malcontenta oltre che a quello di Veritas a Fusina», aggiunge Baldin.

«Ora la Regione non potrà ignorare il parere dell’ISS e, con la nuova interrogazione, chiedo che vengano svolti tutti gli approfondimenti suggeriti dall’istituto. In molti casi, si tratta di aspetti che erano già stati segnalati alla regione proprio dal comitato No Inceneritore: il parere dell’ISS è l’ennesima riconferma della qualità del lavoro di questi cittadini, che da anni si impegnano con serietà per la tutela della salute e dell’ambiente nel loro territorio», conclude Baldin.

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VALEGGIO SUL MINCIO, STOP ALLA NUOVA DISCARICA DI AMIANTO: HO PRESENTATO UN’INTERROGAZIONE ALLA GIUNTA REGIONALE

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Venezia, 20 marzo 2024 – «Chiedo alla Regione di finanziare uno studio di fattibilità concentrato all’area di Valeggio sul Mincio e Villafranca: occorre scongiurare ad ogni costo il rischio di una nuova discarica, che impatterebbe in una zona già minacciata da altri impianti. Non si possono ignorare le proteste dei cittadini, riuniti nel comitato antidiscarica Ca’ Balestra, e la mozione votata dal Consiglio provinciale di Verona che esorta la Regione a non autorizzare discariche senza un’adeguata pianificazione orientata alla massima attenzione per la tutela dell’ambiente e a un’equa distribuzione delle stesse sul territorio regionale». Così la capogruppo del MoVimento 5 Stelle in Consiglio regionale, Erika Baldin, che si rivolge alla Giunta regionale con un’interrogazione in merito al progetto di Progeco Ambiente S.p.a. per la nuova discarica di Ca’ Balestra a Valeggio sul Mincio, in provincia di Verona.

«La Regione non dovrebbe autorizzare l’ennesima discarica ma, piuttosto, impegnarsi a verificare la possibilità di avvalersi di nuove tecnologie per alterare l’amianto, rendendolo non pericoloso. Ricordo che, grazie ad un mio emendamento alla manovra di bilancio, il Documento di Economia e Finanza Regionale (DEFR) nella Missione 9 – “Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell’ambiente” fissa in modo esplicito l’obiettivo di ridurre lo smaltimento in discarica e il ricorso all’incenerimento in tutto il territorio regionale. Parallelamente, la Regione deve promuovere ogni intervento orientato a strategie di riciclo, compostaggio, riuso e riduzione per incrementare il riciclaggio di alta qualità: è quello che chiediamo anche in questo caso», dichiara Baldin. «La Regione deve garantire il coinvolgimento nell’iter avviato da Progeco Ambiente delle popolazioni interessate, oltre che delle rappresentanze istituzionali, dei comitati e delle associazioni di categoria. Occorre valutare tutte le possibili ricadute della nuova discarica, sia sotto l’aspetto ambientale e della salute pubblica, che dell’economia di un territorio a forte vocazione turistica», conclude la consigliera regionale.

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È ASSURDO CHE IN REGIONE VENETO NON SI PARLI DELL’EMERGENZA SMOG

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Venezia, 22 febbraio 2023 – «La Pianura Padana è tra le regioni più inquinate d’Europa: non serve guardare le immagini dell’Esa, l’Agenzia Spaziale Europea, per rendersene conto; basta camminare nelle nostre città e nella nostra campagna, dove in tutto il mese di gennaio si sono registrati continui sforamenti delle concentrazioni di polveri sottili (PM10 e PM2.5). Eppure, l’emergenza smog non sembra trovare spazio nell’agenda politica del Veneto». Così Erika Baldin, capogruppo del MoVimento 5 Stelle in Consiglio regionale, che due settimane fa ha depositato un’interrogazione regionale per chiedere alla Giunta guidata da Luca Zaia cosa stia aspettando a predisporre delle politiche strutturali di intervento programmato al fine di migliorare la qualità dell’aria, su indicazione e supporto di ARPAV.

«Ricordo che l’attuale Piano per la Qualità dell’Aria risale al 2016 e, dopo la condanna della Corte di Giustizia europea del 2020, la Regione ha approvato un pacchetto di misure straordinarie per la qualità dell’aria in coordinamento con le regioni del bacino padano. Ma di un nuovo Piano ancora non c’è traccia, nonostante la Giunta abbia dato mandato all’Arpav di predisporlo ancora nel 2021. Insomma, credo che i tempi siano maturi per una nuova discussione in Consiglio regionale», commenta Baldin.

«C’è un intero modello di sviluppo da rivedere. Zaia passerà alla storia come il presidente che ha realizzato una strada (la Pedemontana), indebitando il Veneto per quarant’anni, mentre ha accantonato il trasporto ferroviario mandando in soffitta il Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale (SFMR). Non è così che si migliora la qualità dell’aria: occorre ripensare la mobilità, disincentivando l’uso dell’automobile che resta al primo posto tra gli agenti inquinanti. Ed incentivando il trasporto pubblico e la mobilità sostenibile: possibile che, in una regione così densamente abitata, le piste ciclabili si interrompano ai confini comunali?», aggiunge la consigliera comunale.

«Pensiamo al trasporto pubblico gratuito per i giovani e gli studenti: non è un’utopia, in altre Regioni è già realtà. A misure di conciliazione dei tempi di vita e lavoro, come lo smart-working e il co-working. Allo stop del consumo di suolo, che ci vede al primo posto tra le regioni più cementificate. Allo sviluppo delle Comunità energetiche e allo stop alla realizzazione di nuovi inceneritori, come previsto dal Documento di Economia e Finanza Regionale grazie a un mio emendamento. Le proposte ci sono, basta discuterle: cosa aspetta Zaia ad affrontare l’emergenza smog?», conclude Baldin.

Erika Baldin (MoVimento 5 Stelle), consigliera regionale

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QUALITÀ DELL’ARIA, DIECI COMUNI VENETI IN ZONA ROSSA: URGONO INTERVENTI SERI RIGUARDO LA SOSTITUZIONE DELLE CALDAIE E DEL PARCO MEZZI. LA REGIONE COORDINA?

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Venezia, 8 febbraio 2024 – Qualità dell’aria, è allarme in Veneto. Ben dieci Comuni hanno oltrepassato i limiti dell’allarme rosso per densità di polveri sottili e PM10, riducendo giocoforza la circolazione alle vetture più obsolete. In tale contesto, l’ANCI chiede al governo misure specifiche, suggerendo tra esse la sostituzione delle caldaie e la riforestazione urbana: «Secondo me -commenta Erika Baldin, capogruppo del MoVimento 5 Stelle al Consiglio regionale- questi possibili provvedimenti, pur sacrosanti, sono limitativi se non si aggiunge anche una revisione del parco di mezzi pubblici. Serve un piano straordinario da parte delle amministrazioni, se non vogliamo fare una brutta fine».

Nei giorni scorsi, la consigliera ha depositato in materia un’interrogazione a risposta scritta, che chiede alla Giunta guidata da Luca Zaia se intenda predisporre politiche strutturali di intervento programmato al fine di migliorare la qualità dell’aria, su indicazione e supporto di ARPAV. «Inoltre   -precisa Baldin- il mio proposito è far impegnare le strutture sanitarie e di prevenzione in un’indagine epidemiologica in tema di malattie che derivano dalle emissioni di agenti inquinanti. Infine chiedo all’esecutivo regionale se intende coordinare l’attività dei Comuni, delle Province e della Città Metropolitana di Venezia sia in campo interdittivo ed emergenziale, sia per l’educazione ambientale e di promozione delle buone pratiche».

Intanto oltre ventimila cittadine e cittadini veneziani, e oltre 73mila veneti, hanno sottoscritto online l’azione collettiva promossa da un network che offre assistenza legale e copertura assicurativa alle professioni sanitarie, la quale intende far rispettare dagli enti locali la direttiva comunitaria 50/2008 che impone agli Stati membri specifici standard in materia di qualità dell’aria. «Serve proprio un cambio di abitudini per salvare il pianeta e il proprio territorio -afferma l’esponente del M5S- poiché non sono più sufficienti misure provvisorie o estemporanee. Del resto lo rileva l’ARPAV stessa, quindi una struttura regionale, quando nei suoi bollettini ufficiali vengono squadernati i dati della qualità dell’aria, sempre più mediocre e scadente in tutte le province, con eccezione di Belluno».

Dal canto suo Legambiente ha pubblicato un dossier dettagliato, che mostra come da anni i centri urbani di Padova e Venezia si collocano sempre, purtroppo, ai massimi livelli di sforamento: «Chi sostiene che se bloccassimo tutte le auto non cambierebbe niente -polemizza in chiusura Erika Baldin- non sa cosa dice. Occorre investire nei mezzi pubblici, anziché tagliarli, e ridurre fortemente l’utilizzo dell’automobile privata in città, che peraltro è fonte di stress per gli stessi conducenti. Eppure ci sono Comuni, come San Donà di Piave, che non programmano più le domeniche ecologiche, sostenendo siano inutili: il messaggio che lanciano è sbagliato, anche perché è non solo più salutare, ma anche più bello vivere la propria città a piedi, in bicicletta o adoperando i mezzi pubblici».

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MANCATO TRASFERIMENTO DEI SERBATOI DI SAN MARCO PETROLI DALL’ABITATO DI MALCONTENTA, LA MAGGIORANZA DI BRUGNARO È FOSSILE E NON DIFENDE L’INTERESSE PUBBLICO

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Venezia, 2 febbraio 2024 – Ventiquattro serbatoi di combustibile e idrocarburi, a 150 metri di distanza dalle abitazioni residenziali. Il Consiglio comunale di Venezia, con i voti della sola maggioranza di centrodestra, ha ratificato la delibera di variante urbanistica che legittima l’attuale ubicazione degli impianti di San Marco Petroli a Malcontenta: «Ancora una volta -commenta Erika Baldin, capogruppo del MoVimento 5 Stelle al Consiglio regionale- sono stati traditi gli accordi di programma del 2008 e del 2020, i quali ne prevedevano lo spostamento verso la zona adiacente alla DECAL di Porto Marghera».

C’è chi lo definisce uno dei depositi più pericolosi dell’area industriale contermine alla laguna, e non solo: «Eppure non si vede traccia delle opere di compensazione -osserva la consigliera- né del promesso parco urbano. A chi obietta questioni finanziarie, è facile ricordare come i fondi del PNRR erano a disposizione, anziché vederseli rifiutare per il “bosco dello sport”». Non sono sufficienti, secondo Baldin, le rassicurazioni della maggioranza consiliare veneziana: «L’impresa non è vincolata dal Comune a investire nella sicurezza, c’è stata troppa disinvoltura. E, come spesso succede, gli interessi privati ed economici battono quello pubblico alla salute e all’ambiente».

Da tempo, la coordinatrice metropolitana del M5S solleva le questioni legate all’abitato di Malcontenta, così pericolosamente vicino agli stabilimenti chimici: «Ho chiesto più volte ad ARPAV di rilevare la qualità delle acque di scolo irriguo che solcano il Vallone Moranzani, e che ricevono liquami di colore rosso. Così come ho sollecitato spesso l’Agenzia regionale per l’ambiente a monitorare l’aria nei pressi della scuola primaria Fratelli Bandiera, dove le rilevazioni del benzene hanno oltrepassato i limiti consentiti dalla legge. Non mi fermo certo qui -conclude Erika Baldin- ma noto amaramente che mentre l’Unione Europea chiede la transizione verde, la maggioranza politica nel Consiglio veneziano è ancora… fossile».

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INTERROGO LA GIUNTA REGIONALE PER CONOSCERE SE INTENDE PREDISPORRE POLITICHE STRUTTURALI ATTE A MIGLIORARE LA QUALITÀ DELL’ARIA ED EVITARE MALATTIE

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Venezia, 24 gennaio 2024 – Oltre ventimila cittadine e cittadini veneziani, e oltre 73mila veneti, hanno sottoscritto online l’azione collettiva promossa da un network che offre assistenza legale e copertura assicurativa alle professioni sanitarie, la quale intende far rispettare dagli enti locali la direttiva comunitaria 50/2008 che impone agli Stati membri specifici standard in materia di qualità dell’aria. Secondo questa società, ogni residente nei Comuni inquinati ha diritto a chiedere un risarcimento di 36mila euro per ogni anno vissuto sotto l’esposizione agli elementi nocivi.

Ora la questione approva anche alla Regione Veneto: la capogruppo consiliare del MoVimento 5 Stelle, Erika Baldin, ha infatti depositato un’interrogazione a risposta scritta, che chiede alla Giunta di palazzo Balbi se intenda predisporre politiche strutturali di intervento programmato, al fine di migliorare la qualità dell’aria su indicazione e supporto di ARPAV. Inoltre, il proposito della consigliera è far impegnare le strutture sanitarie e di prevenzione in un’indagine epidemiologica in tema di malattie che derivano dalle emissioni di agenti inquinanti.

«Infine -prosegue Baldin- chiedo alla giunta Zaia se intende coordinare l’attività interdittiva emergenziale dei Comuni, delle Province e della Città Metropolitana di Venezia per l’educazione ambientale e di promozione delle buone pratiche, con il proposito di far decrescere sensibilmente la portata delle emissioni atmosferiche». La coordinatrice del M5S fa riferimento anche alla pubblicazione periodica di Legambiente, ovvero Mal’Aria, che contiene un dossier dettagliato e che mostra come da anni i centri urbani di Padova e Venezia si collocano sempre, purtroppo, ai massimi livelli di sforamento dei limiti di Pm10 e polveri sottili.

«Siamo al punto -conclude Erika Baldin- che non sono più sufficienti le misure tampone, quali ad esempio le ordinanze restrittive del traffico veicolare per i mezzi più obsoleti, o le “domeniche ecologiche” dove ancora si praticano. È l’ARPAV stessa che lo dice, quindi una struttura regionale, quando nei suoi bollettini ufficiali vengono squadernati i dati della qualità dell’aria, sempre più mediocre e scadente in tutte le province, con eccezione di Belluno.

Il punto di non ritorno è vicino, ma purtroppo non mancano i segnali in direzione contraria. Mi riferisco alla permanenza, votata dalla Municipalità di centrodestra, dello stabilimento di San Marco Petroli a Malcontenta, a pochi metri dalle case e dalle scuole. Proprio là dove il benzene circola nell’aria e dove i comitati civici sono in prima linea nelle battaglie ambientaliste, che anch’io ho supportato attraverso numerosi atti istituzionali».

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NUOVI IMPIANTI A BIOMETANO, LA REGIONE DA QUALE PARTE STA? A VESCOVANA, CANARO, CAVARZERE LA CITTADINANZA E TUTTE LE AMMINISTRAZIONI COMUNALI SI OPPONGONO

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Venezia, 10 gennaio 2024 – Nuovi impianti di biometano in Veneto, la Regione da quale parte sta? Se lo chiede Erika Baldin, capogruppo del MoVimento 5 Stelle in Consiglio, che ha avanzato un’interrogazione a risposta immediata alla Giunta presieduta da Luca Zaia allo scopo di conoscere, appunto, come intenda muoversi in merito alla questione sempre più stringente.

L’iniziativa della consigliera è in scia alla manifestazione con 350 partecipanti, che lo scorso 30 dicembre il comitato ambientalista Lasciateci Respirare aveva organizzato a Vescovana nel Padovano, dove è in itinere l’avviamento di una nuova centrale di produzione energetica, la quale sfrutterebbe la lavorazione di scarti biologici.

«Dappertutto dove sia in programma questo genere di strutture -esordisce Baldin- la popolazione si mostra contraria, e così pure le amministrazioni comunali. È successo a Ca’ Venier di Cavarzere, dove ero già intervenuta attraverso la sottoscrizione di una precedente interrogazione. Sta succedendo a Canaro nel Polesine, e ora pure nella Bassa Padovana».

Baldin ammonisce: «La realizzazione di questo impianto recherebbe grave pregiudizio alle attività agricole circostanti e alla qualità dell’aria. Senza dimenticare che a meno di 20 km di distanza, a Sant’Apollinare nel Rodigino, è già collocata un’altra centrale di produzione di biogas».

La manifestazione di fine anno ha visto la partecipazione di centinaia di cittadine e cittadini, e ora la palla passa alla Regione: «Essa ha infatti la responsabilità del rilascio dell’autorizzazione unica -puntualizza l’esponente del M5S- e le spetta l’onere della valutazione d’impatto. È chiaro che non si tratterebbe di energia pulita, là dove sacrificherebbe centinaia di ettari coltivati, oltre a sconvolgere anche l’equilibrio della viabilità».

Intanto slitta di un mese il termine per la presentazione dei rilievi da parte del Comune di Vescovana, sostenuto dal comitato ambientalista: «Gli enti locali, ovvero i legittimi rappresentanti eletti dalla cittadinanza, hanno già detto di no in modo unanime, come avvenuto a Canaro. Faccio mie -conclude Erika Baldin- le parole degli agricoltori della zona: “Quest’opera non aiuta, non arricchisce, svaluta i terreni e li può rendere inadatti a sviluppi futuri. Quest’opera non ci appartiene”, e la Regione ne deve tenere conto».

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IL CONSIGLIO REGIONALE NEGA I FONDI AI COMUNI DELLA RIVIERA DEL BRENTA PER ESTIRPARE LE PIANTE INFESTANTI DAL NAVIGLIO

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Venezia, 18 dicembre 2023 – Per il secondo anno consecutivo, il Consiglio regionale ha bocciato a maggioranza l’emendamento al bilancio che Erika Baldin, capogruppo del MoVimento 5 Stelle, aveva depositato allo scopo di stanziare 500mila euro l’anno per l’estirpazione delle piante infestanti dai corsi d’acqua della Riviera del Brenta. «Un altro duro colpo per le amministrazioni locali -commenta la consigliera- che si trovano abbandonate a loro stesse nella lotta contro la Ludwigia hexapetala, la pianta comunemente nota come porracchia, la quale in estate fa diventare prati fioriti il letto del Naviglio».

A far fronte allo stanziamento, secondo Baldin, avrebbero sopperito le risorse allocate nella missione 9 “Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell’ambiente”, là dove vengono valorizzate le risorse idriche: «Eliminare in maniera definitiva le piante infestanti dal Brenta -spiega la coordinatrice metropolitana del M5S- lo renderebbe pienamente navigabile in tutti i mesi dell’anno, evitando che la fauna ittica muoia per mancanza di ossigeno e consentendo ai burchielli di far godere alle visitatrici e ai visitatori la bellezza delle ville che si affacciano lungo il fiume».

Nel 2022 la difficile opera di sradicamento della porracchia è stata onere dei soli Comuni, in particolare quello di Mira: «Ricordo anche -conclude Erika Baldin- sempre lo scorso anno il Genio civile aveva iniziato a reprimere il fenomeno da Oriago, Malcontenta e dalla conca di Moranzani, ma senza esiti sufficienti. Tanto che l’invasività della specie si è protratta poi anche nel territorio limitrofo di Campagna Lupia. Solo un intervento terminale e ripetuto nel tempo potrebbe far tornare il Naviglio del Brenta quello che era, a vantaggio di tutta la comunità. Lo hanno chiesto gli amministratori civici e la rete di imprese del settore, ma la destra in Regione non ci vuole inspiegabilmente sentire».

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IL PFAS NELLE ACQUE FLUVIALI CIRCOSTANTI CHIOGGIA STA DENTRO I VALORI DI NORMA. NON ABBASSARE LA GUARDIA, DOPO 3800 MORTI

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Venezia, 12 dicembre 2023 – Secondo la Regione del Veneto, i valori dell’inquinante PFAS nel territorio di Chioggia e nei suoi bacini idrici rientra nelle misure consentite dalla norma. Lo ha comunicato, nell’aula del Consiglio regionale, l’assessore all’Ambiente Gianpaolo Bottacin, in risposta a un’interrogazione avanzata il 22 marzo scorso dalla capogruppo del MoVimento 5 Stelle, Erika Baldin. L’atto ispettivo della consigliera chioggiotta faceva riferimento ad alcune notizie di stampa, secondo le quali alcuni dati diffusi nel Comune di Arco (Trento) erano in realtà stati acquisiti durante un campionamento effettuato da ARPAV nei pressi di Chioggia.

«Si è trattato di un errore materiale -spiega Baldin- che ARPAV ha prontamente comunicato alla corrispondente Agenzia trentina, correggendo il rapporto di prova inviato inizialmente. Quanto alla presenza di PFAS nelle acque circostanti Chioggia, la Regione ha smentito che essa sia significativamente superiore a quella di altri territori veneti, estranei alla zona più contaminata, ovvero il Vicentino, la Bassa Padovana e l’Alto Polesine. Pertanto non sono state adottate misure specifiche per quanto concerne i luoghi di rilevazione a Chioggia, ubicati a valle della confluenza tra il Brenta, il Bacchiglione e il Gorzone, oltre che nei pressi dell’idrovora di Ca’ Bianca e lungo il canale delle Trezze».

Il sito di ARPAV riporta infatti i rilievi eseguiti dal 2018 al mese di agosto 2023, inerenti a tutti i corpi idrici di pianura. Secondo l’esponente del M5S, «occorre comunque tenere alta l’attenzione, poiché anche dal processo in corso nei confronti dell’impresa Miteni è emerso negli scorsi giorni come siano state circa 3800 le vittime nei Comuni contaminati, in quarant’anni di attività aziendale. E anche dove gli effetti non sono mortali, non sfugge che i depositi del PFAS nei fondali sono pesanti e arrivano al mare, inquinando la fauna ittica e i terreni coltivati circostanti, che vengono irrigati con le acque di fiumi e canali. Non c’è quindi solo la prioritaria questione legata alla salute -conclude Erika Baldin- e alla potabilità dell’acqua, ma anche i pregiudizi arrecati alla pesca e all’agricoltura. Per questi motivi, nonostante la situazione sia monitorata e in costante aggiornamento, urge non abbassare la guardia delle competenti autorità regionali affinché il PFAS non raggiunga gli alimenti».

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IL GOVERNO AVVIA LE TRIVELLE IN ADRIATICO, MA IL CONSIGLIO REGIONALE UNANIME APPROVA IL MIO EMENDAMENTO PER OPPORSI: LA DESTRA SCELGA TRA BANDIERA POLITICA E TERRITORIO

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Venezia, 30 novembre 2023 – Tra Consiglio regionale e governo Meloni ora è braccio di ferro per le trivellazioni nell’alto Adriatico. L’assemblea di palazzo Ferro Fini ha infatti approvato all’unanimità un emendamento della capogruppo del MoVimento 5 Stelle, Erika Baldin, al Documento di Economia e Finanza Regionale, il quale impegna l’ente ad esprimere la propria contrarietà alle estrazioni di idrocarburi, anche a fronte di modifiche del quadro normativo.

«Modifiche puntualmente avvenute -spiega la consigliera- con la recentissima approvazione, da parte dell’esecutivo nazionale, del decreto legge Energia che contiene anche il via libera alle nuove concessioni per estrarre gas a sud del 45° parallelo, a nove miglia dalla costa polesana. Il DEFR già riportava la contrarietà della Regione alla ripresa delle trivellazioni, “ove siano acquisite evidenze scientifiche in ordine a ricadute ambientali pregiudizievoli per il territorio e l’ecosistema”. Bene, ora queste evidenze ci sono e c’è pure il decreto del governo che le snobba».

Baldin fa riferimento al parere espresso dal Comitato scientifico regionale, che aveva bocciato le estrazioni in quanto pericolose per la subsidenza nel Delta del Po, fino alla parte meridionale della laguna di Venezia: «I dati raccolti confermano quanto fossero fondate le reiterate proteste degli amministratori rodigini e i convegni organizzati dalle Diocesi. Con il voto unanime a favore del mio emendamento, per il quale ringrazio la compattezza del Consiglio -puntualizza l’esponente del M5S- ora è un’intera regione (compresa la maggioranza di centrodestra) a dire no alla sbagliata politica energetica fossile del governo Meloni. Non siamo più in una situazione ipotetica, ma ci sono rischi concreti: il duplice terremoto di ottobre è un elemento di ulteriore preoccupazione».

Adesso la palla passerà al Parlamento, che ha poco meno di 60 giorni di tempo per trasformare in legge il decreto Energia: «Se il governo Meloni tira diritto -conclude Erika Baldin- i parlamentari veneti non possono non tener conto del pronunciamento del Consiglio regionale. A Roma cosa sceglieranno, tra la bandiera politica e il proprio territorio? Staremo a vedere se anche il presidente Zaia terrà fede ai suoi propositi e si opporrà ufficialmente nelle sedi competenti, come aveva dichiarato lo scorso 31 ottobre nei media. Mi aspetto che dimostri la sua coerenza anche nei confronti di un governo dove la Lega partecipa in forze, così come ha fatto ieri il Consiglio regionale».

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