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Il Consiglio regionale chiede tutti gli atti dell’autorità portuale e ogni relazione disponibile sulle analisi delle alternative per le Grandi Navi a Venezia

CROCIERE: COSTA RIPARTE DA ‘FASCINOSA’, NAVE TRANSITA LUNGO CANALE A VENEZIA

La Regione riconsideri il suo Sì al comitatone e tuteli davvero la Laguna. La mozione, presentata ancora nel novembre 2017, come è emerso nel dibattito in aula, è stata per alcuni aspetti superata dai provvedimenti governativi che sono seguiti a quella data che hanno modificato profondamente lo scenario. Per questo motivo ho accettato che venisse tolta dal dispositivo finale, in cui si impegna la Giunta, quella parte che aveva una sua logica al momento della stesura della mozione. Ciò non toglie che il Consiglio con un solo astenuto e ben 40 voti a favore abbia approvato la mia richiesta in cui si impegna la Giunta a rendere disponibili gli atti trasmessi dall’Autorità portuale sulle analisi delle alternative per la crocieristica di Venezia e le altre relazioni prese in esame nonché a tutti gli atti su cui si basò il documento finale del comitatone, al fine di assicurare la più ampia trasparenza e conoscibilità in merito alla scelta della Regione di votare favorevolmente quel documento.

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Degrado a Forte Poerio di Mira, chiediamo fondi per il restauro del Forte

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Come potete vedere dalle immagini, il parco di Forte Poerio di Mira, seppur molto amato dalla cittadinanza, è lasciato all’abbandono, complice un contenzioso che coinvolge l’amministrazione comunale alla cooperativa Primavera che ne curava la gestione.

Davanti ad un’emergenza come questa il Comune dovrebbe agire in proprio senza indire bandi a lungo termine per le pulizie.

L’area non è sorvegliata e si sta perdendo il positivo lavoro portato avanti negli anni dalla giunta a Cinque Stelle guidata da Alvise Maniero. Penso ad esempio al progetto degli orti sociali. Non posso leggere che il Forte e la zona verde che lo circondano siano passati nel dimenticatoio dopo le tante avance della campagna elettorale.

Voglio coinvolgere tutte le istituzioni che possono erogare fondi per il restauro del Forte, quale eredità secolare: dalla Regione alla UE, al Fondo per l’Ambiente Italiano, tutti facciano la propria parte per mantenere vitale un bene di tal valore storico e umano.

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Incendio Marghera, ho interrogato la giunta veneta: vogliamo i dati dell’Arpav

Foto dei lettori di VeneziaToday

La consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Erika Baldin ha formalizzato oggi un’interrogazione nei confronti della giunta regionale per fare chiarezza sull’incendio scoppiato mercoledì nell’impianto Ecoricicli di Fusina.
“Fin da subito sono arrivate, anche al mio recapito telefonico, decine e decine di segnalazioni telefoniche di cittadini preoccupati – spiega Baldin – e in tanti, vedendo la nube nera, sono tornati a casa e si sono chiusi nelle loro abitazioni”.
“In ospedale Civile a Venezia – continua la consigliera – pare che dirigenti medici siano passati stanza per stanza per far chiudere le finestre, mentre scuole e asili hanno fatto rientrare in classe i bambini che stavano prendendo aria”.
Alcuni negozi hanno chiuso le serrande e qualcuno dei Comuni limitrofi hanno preso provvedimenti: il Comune di Mira ha avvisato i direttori dei plessi scolastici e consigliato la popolazione di tenere chiuse le finestre.

“L’Arpav è intervenuta tempestivamente sul posto, effettuando tutti i controlli e le misurazioni del caso – spiega Baldin – l’agenzia ambientale regionale ha attivato infatti il sistema integrato per il monitoraggio ambientale e la gestione delle emergenze per la vicinanza del deposito di carburanti della Decal, che a sua volta ha attivato la procedura di emergenza. Nelle ore successive all’incidente Veritas e Comune hanno precisato che non sussistono pericoli per la popolazione”.
“Lo spettro del disastro ambientale – avverte però la consigliera del Movimento 5 Stelle – è sempre presente quando ci sono situazioni simili, a maggior ragione in un’area di grande pregio ambientale e culturale come quella di Venezia e della sua laguna. Quindi è meglio vederci chiaro”.
La consigliera ha quindi interrogato la giunta regionale per sapere quali siano i dati definitivi delle rilevazioni effettuate da Arpav, con le tipologie, i valori o almeno le stime delle sostanze inquinanti sprigionate nella nube. L’esponente del Movimento 5 Stelle chiede inoltre al governo veneto se ritenga l’accaduto una fatalità imprevedibile o se – e in che modo – i sistemi di sicurezza possono essere migliorati, a maggior ragione per un impianto inaugurato solo sei mesi fa.

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Container radioattivi a Marghera: Pretendiamo chiarezza e vogliamo sapere se questi controlli sono a campione

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Dopo l’allarme radioattività a Porto Marghera, durato tre ore al Molo A durante le operazioni di scarico di una nave con 26 container di bauxite, la consigliera regionale del M5S Erika Baldin, da tempo interessata alle attività e alle problematiche del sito, chiede chiarezza.
“Questo non è che l’ennesimo episodio che inquieta i cittadini veneziani – tuona Baldin – inquinamento, rischio chimico, ed ora persino la radioattività. A Marghera stiamo vedendo veramente di tutto”.
“Pretendiamo che venga fatta chiarezza su questa vicenda – dice la consigliera – chiediamo di sapere cosa è successo di preciso, quali sono i valori di radioattività registrata e vogliamo avere rassicurazioni sull’assenza di ogni contaminazione nell’area”.
“Stante la grande quantità di container che transitano a Porto Marghera – conclude Baldin – chiediamo anche di sapere se questo tipo di controlli sono di tipo sistematico o a campione”

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Inquinamento luminoso, ho depositato una proposta di legge regionale: “Importanti ricadute economiche”

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La consigliera regionale del Movimento Cinque Stelle Erika Baldin ha depositato una Proposta di Legge regionale che ha come oggetto l’illuminazione e l’inquinamento luminoso, prendendo le mosse dalla constatazione della realtà dei fatti, ovvero l’applicazione non capillare della Legge regionale n. 17 del 2009.
“A quasi 8 anni dall’entrata in vigore della succitata normativa – commenta la consigliera Pentastellata – ho ravvisato infatti la necessità di apporre dei correttivi per quanto riguarda la diffusione della conoscenza del tema, vista l’urgenza di intervenire su un aspetto che condiziona la nostra qualità di vita”.

“Molti ignorano il fatto che una condizione ottimale della luminosità – spiega Baldin – determina non solo un risparmio economico per le casse pubbliche, ma favorisce anche un ambiente più rispettoso dei ritmi biologici dell’uomo e della natura stessa”.

“Con questa Proposta di Legge  – sottolinea la consigliera regionale – intendo rafforzare la formazione degli operatori del settore, in particolare degli uffici tecnici comunali, i quali sono i primi responsabili della stesura dei Piani dell’illuminazione per il contenimento dell’inquinamento luminoso”.

“Inoltre – continua la consigliera M5S – ho voluto favorire e sostenere lo sviluppo delle nuove tecnologie per l’efficientamento energetico ed il risparmio, con i connessi benefici in termini ambientali ed economici, con una particolare attenzione ai sistemi intelligenti per avvicinare le città venete al modello delle ‘Smart Cities’ europee”.

“Stante la crescente esigenza di valorizzare il territorio – osserva Baldin – ho ritenuto di favorire l’osservazione e la didattica astronomica nei parchi naturali e nelle aree naturali protette”.

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Si subiscono i contratti-capestro, ma non si rispettano i patti con i cittadini!

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I 200 ettari di parchi urbani dell’accordo Moranzani sottoscritti con i cittadini rimangono un miraggio. Venti milioni di euro dell’accordo vengono stornati per opere portuali; oltre cinquanta milioni dalla legge speciale per Venezia sono utilizzati per compensare la mancata piena attivazione del project financing di Sifa (Mantovani/Veritas/Veneto Acque).

 

Leggiamo sulla stampa locale[1] di come, senza alcun preavviso e senza consultare tutte le parti interessate coinvolte, sia stato “congelato” (almeno!) fino al 2041 l’accordo di programma “Moranzani”, faticosamente costruito e concordato tra enti locali e cittadini sulla base di un modello partecipato strutturato in chiave Agenda 21 e quindi sottoscritto nel 2008.

 

L’accordo, partendo dall’esigenza di trovare una collocazione ai fanghi inquinati scavati nei canali industriali, aveva previsto diverse compensazioni per l’area locale (Marghera/Malcontenta/Fusina), consistenti in ben 200 ettari di parchi urbani, diverse opere di viabilità, lo spostamento di alcuni depositi petroliferi troppo vicini ai centri abitati (San Marco Petroli) e l’interramento degli elettrodotti di Terna. Le progettualità, con allegato un piano di investimenti di ben 800 milioni di euro ed un equilibrio finanziario garantito dagli introiti per i processamento dei fanghi, avevano anche accolto le indicazioni della cittadinanza che si era quindi espressa tramite un referendum per la convalida finale.

 

Ora, dopo ben otto anni passati senza che l’accordo fosse mai entrato in fase esecutiva, la Regione interviene con una serie di storni finanziari e di “atti aggiuntivi” all’accordo che di fatto lo bloccano, rimandando di quindici anni la sua (potenziale) attuazione. Nel frattempo, assistiamo allo spostamento di ben 56 milioni di euro dalla legge speciale di Venezia a vantaggio di una società mista pubblico/privata (Sifa: i soci sono Mantovani, Veritas, Veneto Acque)[2] ed allo storno di ingenti risorse (venti milioni di euro) verso attività che non hanno a che fare con gli obiettivi iniziali del piano (le banchine del nuovo terminal per container).

Il tutto, di fatto, rende potenzialmente inutili gli ingenti investimenti (sono stati spesi attualmente oltre 750 milioni) per la “messa in sicurezza” delle aree inquinate di Porto Marghera che dovrebbe impedire che la laguna continui a ricevere il dilavamento dei rifiuti tossici contenuti. Non essendo rimossi, i sedimenti inquinati presenti nei canali inquinati continueranno infatti ad essere erosi e poi dispersi in tutta la laguna di Venezia. I due interventi – 1) messa in sicurezza dei suoli inquinati tramite palancolatura e 2) asportazione dei fanghi inquinati dai canali – sono infatti complementari. Uno non ha senso senza l’altro.

 

Quali conclusioni trarre da tutto ciò?

 

La Giunta Regionale:

  1. non è in grado di far convergere le progettualità necessarie per il risanamento di Porto Marghera;
  2. di conseguenza ha perso gli obiettivi in chiave di rinascita e di riconversione industriale dell’area, con aspetti che vanno oltre i confini comunali per allargarsi a prospettive metropolitane e, per alcuni aspetti, regionali;
  3. preferisce perseguire obiettivi a breve termine legati alla portualità e di infrastrutturazione logistica;
  4. subisce i project financing “garantiti al 95%” maldestramente stipulati alcuni anni fa da una giunta non così dissimile da quella attuale in termini di maggioranza e stipulati con società che fanno capo comunque in parte alla Mantovani scaricando sui cittadini i costi di risoluzione dei contratti-capestro per decine e decine di milioni di euro;
  5. non rispetta alcuno degli impegni presi con la cittadinanza nell’ambito dell’accordo di programma del 2008 e connesso percorso di Agenda 21.

 

 

ERIKA BALDIN, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle

[1] Cfr. “Cancellati 200 ettari di parchi urbani”, di G. Favarato, su “La Nuova Venezia”, pag.27, http://m.nuovavenezia.gelocal.it/venezia/cronaca/2017/01/05/news/cancellati-200-ettari-di-parchi-urbani-1.14664790.

[2] Cfr. “Bonifiche e Moranzani al palo per coprire il ‘buco’ della Sifa”, di G. Favarato, su “La Nuova Venezia”, pag. 28, http://nuovavenezia.gelocal.it/venezia/cronaca/2016/12/20/news/bonifiche-e-moranzani-al-palo-per-coprire-il-buco-della-sifa-1.14601745.

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Smog e inventivi sull’utilizzo dell’elettrico

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Smog, Baldin (M5S) presenta una mozione per le auto elettriche: “Punti di ricarica presso i centri commerciali. Se i comuni non si adeguano, intervenga la Regione. I cittadini soffocano, bisogna incentivare l’abbandono del fossile”

Il Veneto continua a soffocare sotto una cappa di smog. La consigliera regionale del M5S Erika Baldin propone una mozione per sollecitare la Giunta su un tema importante, che viene trascurato ma che potrebbe dare un grande apporto alla lotta all’inquinamento.

Baldin spiega: “C’è già una legge (L’art. 17 “Semplificazione dell’attività edilizia e diritto ai punti di ricarica’’ della legge 7 agosto 2012) che obbliga i comuni ad installare punti di ricarica per vetture elettriche presso nuovi grandi edifici non abitativi, come i centri commerciali.

Parliamo di un 5% dei posti disponibili per le aree commerciali.

Ad oggi solo pochi si sono adeguati e in Veneto non abbiamo dato precisi”.

Cosa chiede la mozione. Baldin spiega: “Non ci si può non adeguare e far finta di niente mentre ogni giorno i casi di decessi per malattie legate allo smog aumentano. Con questa mozione chiedo alla Regione di effettuare un richiamo, definendo una data di scadenza, a tutti i Comuni che non abbiano recepito la normativa.

Voglio un punto sugli obiettivi raggiunti in merito e, se la situazione resterà in stallo, a prendere in considerazione la possibilità di attuare il potere sostitutivo di cui dispone la Regione, intervenendo noi stessi al posto dei sindaci dormienti. Dopodiché bisognerà fare un monitoraggio regionale sui veicoli elettrici ed un censimento delle installazioni di infrastrutture elettriche, che ne verifichi anche il funzionamento, per la ricarica dei veicoli e a rendicontarne i risultati al Consiglio regionale.

Parliamo di infrastrutture che non andrebbero a pesare sui bilanci pubblici. In questo modo si incentiveranno anche gli acquisti di auto elettriche e contribuiremo all’abbandono del fossile”.

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Inquinamento Venezia, M5S: “Misure di emergenza e interventi immediati per contenere le emissioni, ecco la nostra richiesta”

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Venezia, una delle cinque città più inquinate dell’anno continua a mantenere livelli di Pm10 oltre il limite, perfino al doppio. La città ha totalizzato 62 superamenti del limite giornaliero che secondo le direttive europee non dovrebbero superare i 35 nel corso di un intero anno.

Il sindaco Brugnaro ha però dichiarato di non voler prendere nuove misure per far fronte all’emergenza, nonostante la richiesta del territorio.

Manuel Brusco, membro della commissione ambiente per il M5S ricorda: “La regione ha dato pieni poteri ai sindaci per far fronte all’emergenza, ma se alcuni di loro, come Brugnaro, non intendono fare nulla è necessario che si intervenga. Mi auguro che anche dopo i prossimi venti e le prossime piogge i veneziani si ricorderanno di come li ha abbandonati il proprio sindaco nel momento dell’emergenza”.

La consigliera regionale della provincia di Venezia Erika Baldin, già in scontro con Brugnaro su altri temi interviene: “Medici e pediatri di famiglia veneziani nei giorni scorsi hanno scritto una lettera al Sindaco per denunciare un aumento costante delle malattie cardiorespiratorie dovuto proprio allo smog e alla mancanza di misure capaci di ridurre le fonti di emissioni e ridurre le concentrazioni di polveri sottili.

Un sindaco dovrebbe ascoltare e andare in soccorso ai suoi cittadini, non guardarli respirare polveri sottili nell’indifferenza.

Come M5S i miei colleghi in consiglio comunale hanno già avanzato delle proposte alle quali Brugnaro si è sempre dimostrato sordo.

Chiediamo come misura di emergenza il fermo temporaneo degli impianti più impattanti, ad esempio la centrale a carbone Palladio, ed un intervento immediato per contenere le emissioni del porto commerciale e passeggeri.

Poi, a medio termine un maggiore impegno per la rottamazione delle stufe tradizionali con impianti ad alta efficienza energetica.

Poi ci sono le proposte a lungo termine, da adottare per prevenire altri disastri come questo: azzerare i sussidi all’industria petrolifera; potenziare i fondi europei (Life, Cosme e Horizon 2020) per la tutela della biodiversità e degli ecosistemi. Azioni di cui vedremo gli effetti in futuro ma che devono essere intraprese ora”, conclude Baldin.

 

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Baldin emendamento rifiuti in mare

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Nuove risorse per ripulire spiagge e litorali, a costo zero per la Regione: è questo l’obiettivo dell’emendamento alla legge regionale sulla gestione dei rifiuti presentato dalla consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Erika Baldin.

“Il provvedimento – spiega la consigliera – intende fornire uno strumento per concorrere alla soluzione del problema dei costi per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti sulle spiagge marittime, lacuali e sulle rive dei corsi d’acqua”.

L’emendamento prevede un contributo a cadenza fissa, a partire dal primo mese dopo l’entrata in vigore della legge regionale di bilancio.

“Ma anche la ripartizione del contributo in base a precisi criteri, come la quantità di rifiuti raccolti nell’anno precedente, la lunghezza del litorale, la presenza di foci nel territorio comunale e la portata relativa – sottolinea Baldin, che ha già presentato un progetto di legge sull’argomento – su questi criteri potrà intervenire la giunta regionale, che dovrà tenere conto delle istanze presentate dai Comuni”.

In questo modo i Comuni potranno inserire nella richiesta anche richieste derivanti da eccezionali eventi atmosferici.

“Questo progetto di legge – conclude la consigliera del Movimento 5 Stelle – non comporta alcuna spesa o oneri a carico del bilancio regionale, perché trova copertura nel fondo regionale costituito dal gettito del tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi. Si configura invece come “riflesso sul bilancio” perché determina, a parità di risorse, una nuova linea di spesa e quindi una maggior efficienza nell’uso delle risorse”.

 

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Baldin Sifa e il trattamento dei fanghi industriali di Porto Marghera

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Il contratto con Sifa per il trattamento di fanghi industriali di Porto Marghera è un caso esemplare dei tanti accordi della cosiddetta “finanza di progetto”. Cosiddetta poiché, nonostante la terminologia faccia intendere diversamente, in questi accordi, il rischio d’impresa rimane a totale carico del concessionario pubblico. In questo caso della Regione Veneto.

A puntare il dito contro la situazione di Sifa è la consigliera regionale M5S Erika Baldin: “Come è successo con Sifa, società al 47% di Mantovani, garantita da un contratto-capestro che prevedeva 25 anni di concessione dove gli oneri per volumi inferiori a quanto previsto dal piano economico sono per il 95% a carico del concessionario pubblico – accusa l’esponente del Movimento 5 Stelle – Ecco quindi la ricerca di un accordo, e la transazione di ben 56 milioni di euro di fondi pubblici, ricordiamo, a vantaggio di un’impresa privata”.

“Come mai i volumi di fanghi in ingresso sono inferiori alle aspettative? – chiede Baldin – In parte per il (prevedibile) calo dovuto alla progressiva riduzione delle attività industriali”.

Ma non è l’unica motivazione.

“È opportuno registrare il gravissimo ritardo nella messa in sicurezza delle aree inquinate di Porto Marghera, con relativo marginamento, che ricordiamo essere incompleto, soprattutto mancante nelle zone più “difficili”, dove sono presenti tubazioni o dove sono necessari interventi complessi – continua la consigliera – Con il risultato che, dopo aver speso quasi 800 milioni per un marginamento incompleto, con molti punti critici evidenziati nel Dossier Bonifiche Marghera pubblicato da Grillivenezia, ne sono necessari quasi altri 300 per il suo completamento, mentre nel frattempo l’area non conterminata scarica e dilava continuamente gli inquinanti in laguna”.

Non solo: Sarà solo con il successivo retromarginamento che il sistema sarà in grado di raccogliere gli scarichi ed indirizzarli al PIF (progetto integrato fusina) e quindi “nutrire” Sifa con i volumi programmati.

“E veniamo al PIF – prosegue Baldin – per il quale sono previsti nel Patto per Venezia 13 milioni di euro. Non vi sono però garanzie sufficienti (o perizie) per ritenere che tale importo sia sufficiente. In tal caso, sarà Sifa a dover trovare altre risorse. Che si aggiunge alla già difficile situazione finanziaria (debiti) e corrente (meno entrate del previsto). In questo caso il rischio è che Veritas, socia in Sifa, debba farsi carico di ulteriori costi per PIF e mancate entrate. Magari scaricando poi i costi in bolletta ai cittadini”.

Insomma, tra contratto capestro di Sifa, con potenziali esposizioni per oltre 300 milioni di euro e relativa sanatoria per oltre 50, PIF in chiaroscuro con potenziali ulteriori costi non indicati, messa in sicurezza inefficace costata finora quasi 800 milioni di euro, fondi da aggiungere per il completamento dichiarati ma non allocati nel Patto per Venezia per 250 milioni di euro, comunque in misura probabilmente insufficiente, dobbiamo registrare un bilancio fortemente negativo: “Problemi finanziari, trasferimenti di fondi pubblici a soggetti privati, progetti inattuati, importi enormi spesi per opere che in quanto incomplete non sono ancora funzionali – conclude la consigliera – Di chi è la responsabilità? Certo non solamente di Galan e di Chisso. Ma anche di chi condivideva le responsabilità politiche in quel periodo e di chi, dopo la loro rimozione, non ha saputo anticipare e prevenire i problemi. A partire dal Presidente Zaia (allora vicepresidente), e dagli assessori che hanno seguito. Qualche domanda ci sarebbe anche su chi ha avuto ed ha mantenuto le responsabilità tecniche di gestione di tali progettualità”.

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