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EMERGENZA CORONAVIRUS/ FUSINA. BALDIN (M5S): “CHE SUCCEDE AL PROGETTO DEL NUOVO INCENERITORE DI FUSINA, VISTA L’EMERGENZA PANDEMIA?”

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Ho presentato oggi una interrogazione alla Giunta regionale per conoscere quale è lo stato del progetto per il polo impiantistico di Fusina per la gestione dei rifiuti.
Il nuovo inceneritore – per il quale è in corso il Procedimento di VIA di competenza regionale volto all’emanazione del procedimento autorizzatorio – preoccupa la cittadinanza, i comitati e le associazioni ambientaliste per il suo impatto ambientale, e hanno chiesto la sospensione del procedimento per almeno un anno, vista la compressione dei propri diritti costituzionali di riunirsi e di manifestare a causa della pandemia in corso.
In tempi di limitazioni dovute al Coronavirus, inoltre, non sussiste più il carattere di urgenza invocato dai proponenti stante il vero e proprio crollo nella produzione dei rifiuti urbani e dei rifiuti speciali, dato che molte attività economiche, e in particolare quelle legate al settore turistico, hanno subito e subiranno nei mesi a venire rigorose limitazioni.
Come insegna la vicenda Coronavirus, la salute pubblica deve essere sempre messa al primo posto, auspico lo sia anche in questo caso.

Erika Baldin
Consigliera regionale del Veneto

8 aprile 2020

Ecco qui il testo completo dell’interrogazione

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AMBIENTE. BALDIN (M5S): FERMIAMO L’ITER DELL’INCENERITORE DI FUSINA. HO COINVOLTO IL MINISTERO PER LA VIA NAZIONALE

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«Anche in questi giorni, così delicati, la Regione sta portando avanti il nuovo progetto dell’inceneritore di Fusina. Chiedo la sospensione dell’iter in corso, perché i cittadini devono essere messi nelle condizioni di poter esprimere il proprio dissenso.». Così Erika Baldin, consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, sul paventato ampliamento e aggiornamento tecnologico del polo dei rifiuti di Fusina (Venezia).

«Sono preoccupata – prosegue la politica di Chioggia – perché mi sono giunte voci che parlano di una possibile autorizzazione in commissione VIA regionale attesa per il mese di maggio. Per questo ho già contattato il Ministero dell’Ambiente per mettere uno stop alla procedura. Infatti le dimensioni del progetto (che va oltre i 67 megawatt termici) richiedono un’autorizzazione della Commissione di Impatto Ambientale nazionale: non basta solo quella regionale se si superano i 50 megawatt».

«Il sovradimensionamento dell’impianto è una delle questioni principali. Inutile che i proponenti raccontino le solite favole. Con le nuove capacità previste (per la produzione di CSS (combustibile solido secondario) si passa dalle attuali 258.500 tonnellate/anno a 450.000 tonnellate/anno) l’impianto sarebbe mezzo vuoto se bruciasse solo le 160.000 tonnellate/anno del bacino veneziano, che ha un trend in costante calo. Quindi che faranno? L’ovvia risposta è che porteranno a bruciare qui, in piena laguna, in piena zona di interesse ambientale, i rifiuti di altre regioni».

«Sulla questione – conclude Baldin – ho già presentato una mozione in Regione, ma non mollo. I comitati, i cittadini, tutti i comuni contrari chiedono che non si abbassi la guardia: il nuovo impianto potrà trattare anche fanghi contaminati da PFOA e PFAS. Non possiamo permetterlo. Il futuro è con meno rifiuti prodotti, non con bestioni sotto casa che ne bruciano sempre di più».

Sull’inceneritore di Fusina Erika Baldin ha pubblicato un video in cui approfondisce anche altri argomenti.


L’immagine è tratta dal sito web de Il Gazzettino

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Da sempre in prima linea su legalità e tutela ambientale: chiediamo una Commissione d’inchiesta contro la criminalità organizzata

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Da sempre combattiamo per la legalità e per la tutela dell’ambiente; da anni siamo impegnati in particolare a combattere contro l’inquinamento – un esempio tra tutti, la lotta contro l’inquinamento da Pfas – e lo smaltimento illegale dei rifiuti.

Purtroppo, dopo aver letto sui nostri quotidiani, con risalto dei media nazionali, degli arresti per mafia nella nostra Regione e purtroppo dei continui ritrovamenti di centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti tossici speciali in giro per sul nostro territorio, ancora di più ribadiamo che vogliamo una regione trasparente dove la legalità regni sovrana e dove si contrasti l’illegalità in tutte le sue forme dalla criminalità organizzata ai crimini ambientali.

È per questo che nella giornata di oggi dove si ricordano le vittime della mafia chiediamo l’istituzione di una Commissione d’inchiesta contro criminalità organizzata, per tutelare i cittadini e il nostro territorio.

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Ambiente Miteni, sul caso Gen-X, ancora una volta poco trasparente

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Miteni si dimostra ancora una volta poco trasparente. Si apprende infatti che la Miteni sapeva anche della contaminazione da GenX dall’estate 2017, ma non comunicò alcunché fino a febbraio 2019, data in cui i NOE di Treviso portarono alla luce questa sua ennesima mancanza di comunicazione, multandola. Allo stesso modo, come Movimento 5 Stelle Veneto, ricordiamo che nella Commissione d’inchiesta regionale sui Pfas, la Miteni non ha mai consegnato la documentazione richiesta nonostante la loro promessa di consegnare tutto.

Il 14 novembre 2017, come M5S Veneto, tenemmo una conferenza stampa a palazzo Ferro Fini nella quale chiedemmo alla Regione di sanzionare la Miteni in quanto comunicò solo nel 2013 la contaminazione del sito nonostante lo sapesse già dal 2009. In seguito, il 25 luglio 2018 i NOE di Treviso emisero una multa proprio per questo motivo. Ora chiediamo che la Miteni collabori con gli enti e renda pubbliche tutte le sostanze utilizzate per i suoi processi per riuscire a capire quali e quante siano e poterle quindi ricercare e capirne gli effetti sulla salute dei lavoratori e dei cittadini contaminati e sull’ambiente.

Apprendiamo dalla stampa che il curatore fallimentare Domenico De Rosa non intende iscrivere nell’elenco delle passività della Miteni le sanzioni e le richieste di risarcimento. Dal nostro punto di vista tutti i risarcimenti chiesti dai vari enti e le multe elevate dal NOE devono rientrare nel compendio di quanto Miteni dovrà risarcire a chi è stato danneggiato. Sarebbe l’ennesimo schiaffo in faccia ai cittadini.

Notiamo in tutta questa vicenda l’ennesima scarsa attenzione di tutte le istituzioni, dal comune alla provincia alla Regione, i quali si sono lasciati scappare l’ennesimo tassello di questa eclatante vicenda di inquinamento. Ci congratuliamo con i NOE per questa ennesima multa e invitiamo la Procura a iniziare il processo per rendere giustizia al nostro territorio e ai cittadini.

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La mia proposta di legge contro la plastica in mare

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Ciao a tutti, ho presentato una Proposta di legge contro l’inquinamento della plastica in mare e nell’ambiente.

Come sapete da tempo mi occupo di questo tema e credo fermamente si debba intervenire a livello regionale senza aspettare ulteriormente, perché si tratta di un’emergenza su cui il mondo è già in clamoroso ritardo.

Bisogna partire da un presupposto: i principali responsabili dell’inquinamento sono i prodotti in plastica monouso come come posate, cotton fioc, piatti, cannucce, miscelatori per bevande e bastoncini per palloncini, che rappresentano il 70 per cento dei rifiuti marini.

È su questi che bisogna agire!

Entro il 2025 gli Stati membri dell’Unione europea dovranno ridurre del 25 per cento il consumo dei prodotti in plastica per i quali oggi non esistono alternative, parliamo di scatole monouso per hamburger e panini e i contenitori alimentari per frutta e verdura, dessert o gelati. Sempre entro il 2025 le bottiglie per bevande dovranno essere raccolte separatamente e riciclate al 90 per cento.

Sulla base di questa proposta che abbiamo già approvato in Europa, chiedo al Veneto di agire immediatamente per rispettare questo obiettivo e magari anticiparlo e fare anche di più.

La mia legge chiede di:

PREVENIRE l’utilizzo della plastica monouso collaborando con le Università e gli istituti di ricerca locali per trovare alternative.

RIDURRE da subito l’uso di prodotti di plastica monouso, anche con incentivi basati su sistemi di cauzione – rimborso, come abbiamo fatto ad Italia 5 Stelle.

SENSIBILIZZARE nelle scuole e nelle città con campagne informative.

RIDURRE la dispersione di plastica in mare, collaborando con pescatori e parti interessate.

RIDURRE la produzione e l’utilizzo di sacchetti di plastica e imballaggi, attraverso incentivi.

Per tutto questo la Regione dovrà spendere 900.000 euro in 2 anni. Soldi che abbiamo già trovato nella mia proposta di Legge.

Vi chiedo di iniziare da subito a fare la vostra parte condividendo questa mia proposta affinché venga votata e approvata dal Consiglio regionale, ed il Veneto possa dare l’esempio su questa battaglia che ci riguarda tutti.

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Il Consiglio regionale chiede tutti gli atti dell’autorità portuale e ogni relazione disponibile sulle analisi delle alternative per le Grandi Navi a Venezia

CROCIERE: COSTA RIPARTE DA ‘FASCINOSA’, NAVE TRANSITA LUNGO CANALE A VENEZIA

La Regione riconsideri il suo Sì al comitatone e tuteli davvero la Laguna. La mozione, presentata ancora nel novembre 2017, come è emerso nel dibattito in aula, è stata per alcuni aspetti superata dai provvedimenti governativi che sono seguiti a quella data che hanno modificato profondamente lo scenario. Per questo motivo ho accettato che venisse tolta dal dispositivo finale, in cui si impegna la Giunta, quella parte che aveva una sua logica al momento della stesura della mozione. Ciò non toglie che il Consiglio con un solo astenuto e ben 40 voti a favore abbia approvato la mia richiesta in cui si impegna la Giunta a rendere disponibili gli atti trasmessi dall’Autorità portuale sulle analisi delle alternative per la crocieristica di Venezia e le altre relazioni prese in esame nonché a tutti gli atti su cui si basò il documento finale del comitatone, al fine di assicurare la più ampia trasparenza e conoscibilità in merito alla scelta della Regione di votare favorevolmente quel documento.

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